Rai 2010, più appalti e meno notizie

Ore decisive alla Rai. Ai piani alti di viale Mazzini prende forma il servizio pubblico dei prossimi anni. La settimana prossima tutti i nodi principali verranno al pettine, sia quelli che si vedono come i palinsesti e le star in video, sia quelli che si vedono di meno come il piano industriale, l’organizzazione interna o gli esuberi.

Il direttore generale Mauro Masi ha quasi ultimato i dettagli del piano industriale 2010-2012 approvato all’unanimità dal cda il 20 maggio scorso. Un progetto ambizioso che mira al pareggio di bilancio entro due anni (la perdita nel 2008 è stata di 37 milioni).

Proprio in queste comincia la trattativa su un taglio del personale di quasi mille persone. Si parla di 750 dipendenti e 150 giornalisti. L’incontro con i confederali originariamente previsto per ieri all’ultimo minuto è stato rinviato a lunedì mattina, mentre la prima illustrazione del riordino all’Usigrai (giornalisti) non ha offerto molta chiarezza. Lunedì pomeriggio è già stata convocata un’assemblea dei 1.700 giornalisti a Saxa Rubra.

Di sicuro ci sarà una riorganizzazione di tutto il settore dei Tg e delle News. Il piano prevede incentivi all’uscita che sono quasi una decimazione. Beppe Giulietti di Articolo 21 fiuta l’aria: «A prescindere da destra e sinistra, attraverso i prepensionamenti si vogliono liberare in un colpo solo di tutta la vecchia guardia, quella che per storia e cultura è comunque ostile e indigeribile al partito Rai-set». Un’operazione che Masi del resto ha rivendicato come una lotta al «partito dei conservatori».

Il piano rivede tutta la struttura aziendale: dalla radiofonia a una nuova «Rai per l’estero» che accorperà Rai International e Rai Corporation.

La mano più pesante si vede sull’informazione. Masi ieri non l’ha confermato ai sindacati ma chi ha visto il piano assicura che oltre al taglio di alcuni uffici di corrispondenza c’è anche quello a tutte le edizioni «intermedie» (pomeridiane o notturne) di Tg1, Tg2 e Tg3 nel nome della ristrutturazione di Rainews24.

Secondo le linee guida, il canale di informazione diretto da Corradino Mineo diventerà una testata «allnews» che assorbirà le redazioni di Televideo e Rai International in modo da unificare tutta l’informazione h24. Diventerà un’agenzia di informazione di tutti i Tg «per i servizi e le immagini dal mondo». Un po’ come Raisport e la Tgregionale che nel loro settore forniscono servizi e video anche alle altre testate.

Per i difensori del piano, questo è «un rafforzamento di Rainews24». Che «in prospettiva potrà anche sdoppiarsi in un due canali allnews, uno per l’Italia e uno per l’estero». Per i critici invece le reali intenzioni della Rai le ha rivelate il viceministro Paolo Romani quando ha detto che «Rainews fa danni». Il timore è che si ridimensioni ulteriormente il canale (già penalizzato nelle dotazioni tecniche e di recente perfino oscurato in molte zone col passaggio al digitale) riducendolo a un service interno esattamente come ha fatto Mediaset con le redazioni di Tg4 e Studio aperto.

Non a caso ieri di fronte alla sede di viale Mazzini oltre 250 persone hanno manifestato a difesa di Rainews, i cui giornalisti oggi sono in sciopero. Oltre al sostegno dei cdr di tutte le testate, sono arrivate in redazione 5mila email di solidarietà e un appello firmato, tra gli altri, da Andrea Camilleri, Stefano Rodotà e Citto Maselli. «Se per danni Romani intende raccontare la realtà può stare certo che continueremo a farlo», spiegano i redattori.

Le voci su un’imminente epurazione di Mineo si infittiscono ma il direttore alza le braccia: «Purtroppo si è arrivati alle manifestazioni ma c’è molta esasperazione sull’incertezza che stiamo vivendo. Un direttore si può sempre sostituire ma non è bello far circolare voci di successori sicuri, sicurissimi, anzi probabili. Spero solo ci sia un cambio che ci permetta di competere con SkyTg24».

La Rai sconta una contraddizione feroce. I ricavi (sotto i 3 miliardi) sono tornati ai livelli del 2004. Ma da allora ad oggi, spulciando i vari bilanci, si nota che è cresciuta enormemente la produzione esterna: nel 2008 l’acquisto di «beni e servizi esterni» ha assorbito 1,8 miliardi (+9% in un anno). Nel 2004 erano 1,2 miliardi.

In pochi anni insomma seicento milioni in più sono passati ai privati. Un travaso avvenuto mentre sono rimasti costanti sia i ricavi pubblicitari (più o meno 1 miliardo) che il numero di dipendenti (circa 13mila a fronte dei 5mila di Mediaset).

«I mille rivoli delle raccomandazioni e delle spese clientelari sono il prezzo che la Rai paga alla politica», attacca il segretario generale Slc-Cgil Emilio Miceli. Che chiede al presidente Paolo Garimberti di avviare finalmente un’indagine che «metta sotto la lente d’ingrandimento tutto il sistema dei costi esterni Rai».

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