Jaron Lanier: un attacco contro il Web 2.0
Altro che premio Nobel per la pace a internet. Dell’ultima ondata di «scettici della rete» fanno parte, significativamente, teorici e visionari della prima era digitale. A distanza di due o tre decenni, gli sviluppi di internet sono lontani dal sogno originario?
Jaron Lanier, oggi cinquantenne, lunghi dreadlock che continuano a pendergli dalla testa, divenne famoso negli anni Ottanta per avere inventato un termine, «realtà virtuale», che avrebbe avuto molto successo e che viene usato tuttora.
«Supponiamo che a quel tempo, negli anni Ottanta, qualcuno avesse detto: tra un quarto di secolo, quando la rivoluzione digitale avrà fatto enormi progressi e i chip dei computer saranno milioni di volte più veloci, tutto quello che l’umanità riuscirà a fare sarà scrivere una nuova enciclopedia e una nuova versione di Unix», ha scritto di recente riferendosi a Wikipedia e Linux. «Sarebbe suonato patetico».
Nel suo libro «You are not a gadget», uscito da poco nelle librerie degli Stati Uniti per Knopf Publishing (pp. 224, dollari 24.95) e accolto – come del resto era prevedibile – con molte polemiche, Lanier si è scagliato senza mezzi termini contro le dinamiche del web 2.0. Secondo lo studioso (che alterna le sue analisi della Rete con la composizione di brani musicali e la realizzazione di progetti di arti visive), la produzione costante di contenuti da parte di blogger e autori non pagati serve solamente a rendere ricco chi si limita ad aggregare quei contenuti, trasformandoli in dati spersonalizzati: in primo luogo Google.
La presunta democrazia diventa perdita di dignità e autorevolezza del lavoro dei singoli; l’ossessione per l’anonimato è un relitto della paranoia degli anni Sessanta. E quanto all’illusione di acquisire un’identità sul web, Lanier non è stato meno categorico: «Hai bisogno di essere qualcuno prima di condividere te stesso».
(da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 18 giugno 2010)