Editoria di fine Secolo

Flavia Perina fuma un Ms dopo l’altra e non si ferma mai. Beve un caffè al volo, spiega come stanno le cose, sfoglia le agenzie, si arrabbia perché non c’è campo al telefonino. Con una mano prepara il giornale di domani e con l’altra saluta tutti con la stessa genuina gentilezza. Alle sue spalle, dietro una scrivania disordinatissima a due passi dalla redazione, alcune copertine del Secolo appese al muro e una prima pagina del manifesto un po’ ingiallita: «Somari si nasce». Quasi una profezia sull’Italia del bunga bunga.

Roma, Via della Scrofa, storica sede del Msi e di An. Due porte più in là c’è il Secolo d’Italia. Per queste stanze un po’ buie ma vive sono passati tutti: Fini, Gasparri, Urso, Storace, Bocchino, Landolfi… Una generazione che con Berlusconi è diventata «classe dirigente», presidenti, onorevoli, ministri. Qualcuno vuole continuare ad esserlo anche dopo e oltre Berlusconi. Se si vuole capire qualcosa della destra «post-An» ma anche «in qualche modo della post-destra» – spiegava Perina un anno fa, dopo la rottura del Pdl -, è soprattutto qui che bisogna guardare.

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L’Ansa lo sa: Clooney schifato da Berlusconi

Il sottosegretario Santanchè ha smentito di aver mai incontrato George Clooney ad Arcore. Ma l’Ansa del 6 febbraio del 2010 raccontava la vicenda con tutti i particolari. L’attore americano andò nella villa di Berlusconi per chiedergli fondi per il Darfur. Quando vide che la casa era piena di belle ragazze, e anche di un certo tipo, fece di tutto per andare via. La circostanza era stata già riferita da Lina Sotis, giornalista del Corriere della sera (omettendo però il nome della star…) e si riferiva a un periodo (imprecisato) precedente al febbraio 2010. “Ruby” è stata arrestata il 27 maggio e ha riferito eventi accaduti pochi mesi prima, tra l’inizio di febbraio e marzo.

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Il Pdl vuole chiudere perfino il Secolo d’Italia

Morire per un paio di stanze di casa Scajola. I colonnelli della ex An decidono di chiudere il Secolo d’Italia. Dopo tre giorni di riunione tesissima lontano dai riflettori, il Comitato dei garanti della Fondazione An (controllato dai berluscones) ha deciso di non concedere al quotidiano un’anticipazione modesta per il primo partito italiano: 700mila euro necessari per chiudere il bilancio.

Oggi la testata «finiana» esce con una prima pagina oscurata e un titolo che ricorda un po’ quelli del manifesto: «Ci vogliono cancellare», con tanto di appello «ai colleghi, ai dirigenti e ai militanti del Pdl più sensibili al tema della libertà di stampa perché sostengano il giornale, la sua indipendenza e la sua dignità».

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Lettera aperta a Magistratura democratica

«Magistratura Democratica è stata per tutti noi un punto di riferimento, fin dagli anni in cui la giustizia era “di classe” e una delle risposte erano le “contro inaugurazioni” dell’anno giudiziario. Quella di MD è una storia non di pura testimonianza ma di protagonismo».

Inizia così una lettera aperta che sarà pubblicata domani sul manifesto, giorno di apertura del XVIII congresso di Md a Napoli.

Tra i firmatari: Stefano Anastasia, Franco Corleone, Giuseppe Di Lello, Ida Dominijanni, Luigi Ferrajoli, Patrizio Gonnella, Luigi Manconi, Sandro Margara, Mauro Palma, Giuliano Pisapia, Tamar Pitch, Rossana Rossanda, Eligio Resta, Grazia Zuffa.

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Università, cancellate in finanziaria le borse di studio

Lacrime e sangue all’interno della finanziaria. L’unione degli universitari denuncia tagli che colpiscono il fondo per le borse di studio, il fondo per gli interventi per alloggi e residenze universitarie e il fondo di potenziamento dell’attività sportiva universitaria.

Il fondo per le borse di studio scende dai 246 milioni del 2009 a 25, 7 milioni di euro per gli anni 2011 e 2012 e addirittura a 12,9 milioni per il 2013, anno in cui il taglio sarà di 234 milioni rispetto al 2009.

Rimangono confermati i tagli al fondo per gli interventi per alloggi e residenze universitarie che dai 109 milioni del 2009 passa a 18,66 milioni nel 2011.
 
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Quanto più puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.


Costantino Kavafis


Editoria, il governo discute e i giornali chiudono

Prove di dialogo fallite. Gli incontri del sottosegretario all’editoria Paolo Bonaiuti con editori, sindacati e associazioni dell’informazione finisce in un giro di opinioni che assomiglia davvero pericolosamente a un giro a vuoto. Entro tre mesi 40 giornali, a cominciare dal manifesto, saranno chiusi.

La parola letale che sigla la morte di testate storiche e realmente diffuse si chiama «fine del diritto soggettivo». «Senza il ripristino di questo principio tutte le chiacchiere e le ipotesi di riforma non servono a nulla», spiegano da Mediacoop. Per l’associazione che rappresenta centinaia di giornali e settimanali di ogni orientamento politico e culturale la road map sarebbe chiara: 1) il governo torna al diritto soggettivo ai contributi; 2) si ragiona sulla quantità di risorse disponibili e la loro distribuzione; 3) il parlamento vara una riforma definitiva e certa del settore in linea con le esigenze di bilancio. Un orientamento e una richiesta condivisa peraltro anche dalla Fieg, l’associazione degli editori.

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Editoria, entro febbraio chiuderanno 40 giornali

Qualcuno ha già chiuso, altri hanno difficoltà a chiudere i bilanci. Al Dipartimento Editoria della presidenza del consiglio l’allarme è massimo. Gli uffici guidati da Elisa Grande temono che la situazione dei giornali sfugga completamente di mano: secondo stime informali, entro febbraio rischiano di chiudere almeno 40 testate. E sicuramente tra queste c’è anche il manifesto.

Pare essere uscito dal letargo anche il sottosegretario all’editoria Paolo Bonaiuti, che ieri ha incontrato negli uffici di via Po i rappresentanti degli editori di quotidiani (Fieg e File) e della stampa periodica (Uspi). «Vogliamo dare un colpo d’acceleratore per risolvere la crisi del settore», promette Bonaiuti. Che stamattina farà un secondo round di incontri con Fnsi, Mediacoop, Aie (libri), edicolanti, fotoreporter e quant’altro.

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Mediacoop: «Senza risorse l’editoria muore»

«Il sottosegretario Bonaiuti parla di tutto ma non di risorse. E strano, perché alla camera proprio in questi giorni si sta discutendo la manovra finanziaria». Lelio Grassucci, presidente onorario di Mediacoop, incontrerà oggi il responsabile dell’editoria negli uffici di via Po.

«I direttori di tutti i quotidiani interessati, incluso il manifesto, hanno scritto nei giorni scorsi ai presidenti Fini e Schifani ricordando loro un dato incontestabile – spiega Grassucci – le risorse previste dal governo non sono né sufficienti né certe. Non sono sufficienti, perché dei 194,03 milioni previsti nel fondo editoria in finanziaria solo 60/70 vanno poi effettivamente a coprire i contributi diretti alla stampa. Ne servirebbero dunque almeno altri 100, come hanno proposto in queste ore con emendamenti alla finanziaria deputati di vario orientamento. Ma non sono nemmeno certe perché senza diritto soggettivo i rimborsi varierebbero a seconda delle disponibilità del governo e dunque ogni volta sarà difficile chiudere i bilanci e impossibile programmare la gestione delle imprese e il ricorso al credito

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