Flavia Perina fuma un Ms dopo l’altra e non si ferma mai. Beve un caffè al volo, spiega come stanno le cose, sfoglia le agenzie, si arrabbia perché non c’è campo al telefonino. Con una mano prepara il giornale di domani e con l’altra saluta tutti con la stessa genuina gentilezza. Alle sue spalle, dietro una scrivania disordinatissima a due passi dalla redazione, alcune copertine del Secolo appese al muro e una prima pagina del manifesto un po’ ingiallita: «Somari si nasce». Quasi una profezia sull’Italia del bunga bunga.
Roma, Via della Scrofa, storica sede del Msi e di An. Due porte più in là c’è il Secolo d’Italia. Per queste stanze un po’ buie ma vive sono passati tutti: Fini, Gasparri, Urso, Storace, Bocchino, Landolfi… Una generazione che con Berlusconi è diventata «classe dirigente», presidenti, onorevoli, ministri. Qualcuno vuole continuare ad esserlo anche dopo e oltre Berlusconi. Se si vuole capire qualcosa della destra «post-An» ma anche «in qualche modo della post-destra» – spiegava Perina un anno fa, dopo la rottura del Pdl -, è soprattutto qui che bisogna guardare.








