Vendola: vera rifondazione con le primarie

Il leader di Sel non sale sul predellino del “nuovo Pd” e risponde all’ex dalemiano Latorre: “Il nuovo centrosinistra costruiamolo insieme. Ma con le primarie”. Nichi Vendola è a Roma per firmare due intese con il governo decisive per la Puglia: quella a lungo attesa per il piano di rientro dal buco sanitario e quella che mira ad attenuare l’emergenza per i rifiuti campani. Inevitabile però parlare della «babele» scoppiata nel Pd e che lo tira in ballo direttamente.

Il senatore Latorre sul Corriere della sera ti invita a diventare «socio fondatore» di un nuovo Pd. Che fai, ricominci con una «rifondazione»?

Innanzitutto apprezzo di Latorre il garbo e il rispetto verso gli interlocutori. E’ una clausola di stile che per me ha un significato politico. Nelle sue parole c’è la proposta di un’interlocuzione vera. Che parte dall’ammissione molto significativa di quella che io chiamo «l’incerta natura» del Pd. Latorre pone un problema e lo fa con coraggio. Personalmente mi piacerebbe molto diventare socio fondatore di un nuovo centrosinistra, in cui tutte le forze siano in grado di ristrutturarsi e di innovarsi profondamente anche dal punto di vista culturale.

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Sergio Boccadutri tesoriere in fuga: da Prc a Sel

Si è svolta domenica a Roma l’Assemblea nazionale di Sinistra ecologia libertà. Il «parlamentino» di 250 membri presieduto da Maria Luisa Boccia (votato il mese scorso al congresso di Firenze) ha eletto gli organismi nazionali. Prima la presidenza nazionale ( indirizzo politico) di 64 componenti, che ha come presidente Fabio Mussi. Poi il coordinamento nazionale (una sorta di segreteria) formato da 4 donne e 4 uomini: Monica Cerutti (consigliere regionale Piemonte), Chiara Cremonesi (consigliere regionale Lombardia), Grazia Francescato, Loredana De Petris, Claudio Fava, Gennaro Migliore, Nicola Fratoianni (assessore Puglia) e Massimiliano Smeriglio (assessore provincia Roma). Sono state inoltre affidati alcuni incarichi di lavoro nazionali: all’organizzazione Ciccio Ferrara, al settore enti locali Paolo Cento, al welfare Betty Leone, università e ricerca Umberto Guidoni.

Il nuovo tesoriere è Sergio Boccadutri, che fino a poche settimane fa era tesoriere di Rifondazione. La commissione nazionale di garanzia ha infine provveduto ad eleggere la propria presidenza, che è formata da Antonio Pizzinato, Beatrice Giavazzi e Paola Balducci.

Eli, la vera donna che fa tremare Berlusconi

“Eli” è la vera donna che fa tremare Berlusconi. Non è la compagna di Fini ma Elizabeth Dibble, attuale Vice Assistente del Segretario per gli Affari Europei e Euroasiatici del Dipartimento di Stato Usa a Washington. Fino a un mese fa Dibble era di fatto la numero 2 dell’ambasciata americana a Roma. E i dispacci riguardanti il nostro premier sarebbero stati firmati da lei. Berlusconi – da Tripoli – dice che «non bisogna guardare alle dichiarazioni dei funzionari di terzo o quarto grado che poi, alla fine, riportano quello che leggono sui giornali di sinistra, per esempio». Non sappiamo se Dibble mandi a Foggy Bottom gli articoli di Repubblica o del manifesto. In ogni caso non è una novellina degli affari internazionali. Anzi.

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A proposito di Wikileaks

“Tutte le azioni politiche e diplomatiche incompatibili con l’essere pubbliche sono ingiuste”.

Immanuel Kant, per la pace perpetua, 1795

Wikileaks, Silvio e il lato “oscuro” della diplomazia

Wikileaks manda in rete il «lato oscuro» della diplomazia. Berlusconi purga gli «infami» e va in Libia.

Chissà se Silvio Berlusconi la vedrà come la «smoking gun» nella sua personale teoria del complotto contro l’Italia. Fatto sta che salvo sorprese il sito Wikileaks divulgherà i documenti riservati delle ambasciate Usa di mezzo mondo proprio stanotte, alla vigilia del prossimo tour diplomatico del nostro presidente del consiglio. Domani mattina, infatti, il Cavaliere volerà da Gheddafi a Tripoli per il terzo summit Ue-Africa. Prima tappa di un viaggio che lo porterà prima ad Astana, in Kazakhstan, e poi a Soci per un vertice con i russi Putin e Medvedev. Inutile ricordare che le frequentazioni internazionali del premier non piacciono Oltreoceano. E che gli affari italiani nel campo dell’energia con la Jamahiriya e i paesi post-sovietici hanno pestato i piedi ad altri paesi europei e alle multinazionali del petrolio.

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1977, la storia di Benedetto “Benny” Petrone

Il 28 novembre 1977 Benedetto Petrone, giovane operaio comunista, veniva assassinato a Bari da un fascista. Una storia attuale: «Benny» lottava infatti contro l’espulsione dei ceti popolari dalla «città vecchia».

di Nico Lorusso

La «Bari, città tranquilla» fu scossa la sera del 28 novembre 1977 dalla lama dei fascisti usciti dalla sede del Movimento sociale. Quel coltello colpì Benedetto Petrone nella piazza della Prefettura, a due passi da questura e municipio, non in un angolo buio ma nel centro ideale del capoluogo. Proprio nel punto in cui «le due città», quella dei professionisti, dei commercianti e dei benestanti, tra i quali il Msi trovava linfa vitale, si divideva da quella degli studenti, degli operai, degli abitanti della zona più antica che già era a rischio di speculazioni e di svuotamento e che votava a sinistra. Ma Benedetto era soprattutto un ragazzo di 18 anni, comunista (era iscritto alla Fgci) che doveva lavorare pur volendo proseguire gli studi. «Benedetto lottava contro quell’ipotesi di espulsione degli abitanti di Bari vecchia – spiega Arturo Cucciolla, che insieme a Porzia, sorella di Benedetto, è l’anima del comitato civico ’28 novembre’ – verso i quartieri periferici. Cosa che poi è puntualmente avvenuta. Oggi il comitato chiede alla cittadinanza di scendere ancora una volta in piazza, in maniera unitaria, per ricordare quei giorni e diamo appuntamento davanti alla lapide alle 10.30 del 28».

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Si sta con gli studenti: prendere o lasciare

di Marco Bascetta

Due mondi paralleli. Quello delle schermaglie parlamentari, dell’estenuante pingpong degli emendamenti, dei piccoli e dei grandi ricatti, dei conigli finanziari che appaiono e scompaiono vorticosamente nel cilindro di Tremonti, degli schieramenti che si misurano e si scrutano guardando alla geografia immaginaria degli equilibri futuri. E quello delle università occupate, degli studenti e dei precari in corteo in numerose città italiane, di una compagine eterogenea e numerosa di soggetti sociali colpiti dalla crisi e dalle ricette che pretendono di curarla. Sempre meno rassegnati a subirne la violenza, sempre meno inclini a cibarsi di promesse.

Non è più tempo di cullarsi nel separatismo benintenzionato degli altri mondi possibili, di testimoniare su scala ridotta le possibili virtù dei rapporti sociali liberati. L’assedio dell’altro ieri a palazzo Madama chiarisce, almeno sul piano simbolico, che per due mondi paralleli non c’è più spazio, che le forme della democrazia vengono quotidianamente svuotate dal procedere della crisi e da un conflitto di interessi che non è quello che oppone Berlusconi e il suo impero ai doveri del buon governo, ma i profitti ai salari, la rendita finanziaria all’indigenza del precariato, la proiezione verso il futuro alla conservazione dei privilegi, il bene comune all’appropriazione privata, la libertà del sapere al suo asservimento. L’irriformabile riforma Gelmini e l’opposizione tenace che la osteggia mettono egregiamente in scena tutto questo.

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Gelmini avverte i finiani: «Smettetela o ritiro il ddl»

La protesta degli studenti e dei ricercatori «va ascoltata, non criminalizzata». Alla fine anche i finiani – dopo Ferrero, Bersani, Di Pietro e Vendola – salgono sul tetto. Flavia Perina. Fabio Granata e Benedetto Della Vedova rimarcano la differenza politica tra Fli e il resto della maggioranza rispetto alla cultura e alle proteste delle università: «Fare politica significa ascoltare. Comprendiamo le ragioni della protesta e ci stiamo confrontando con i precari sulle prospettive di miglioramento del testo del ddl», spiega Granata.

La camera ormai è una plaza de toros. Con Pdl e Lega che corrono corrono ma vengono infilzati appena possibile. Ieri la maggioranza è stata battuta un’altra volta (la quarta su questo ddl e la 61ma in due anni) su un emendamento minore proprio di Granata. La confusione era tale che perfino i ministri Gelmini e Alfano in uno scrutinio hanno votato per errore con le opposizioni.

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Black shark, il siluro di Tremonti

di Manlio Dinucci

Chi ha detto che le fabbriche sono in crisi e che il governo non fa niente? La Wass di Livorno va a gonfie vele: negli ultimi tre anni ha assunto cento persone, tutte altamente specializzate, portando il totale a 500, più 1000-1200 nell’indotto. La Wass (Whitehead Alenia Sistemi Subacquei del Gruppo Finmeccanica) ha stabilimenti anche a Genova e Pozzuoli e unità di lavoro a La Spezia e Taranto. I suoi prodotti sono molto richiesti anche all’estero: l’azienda ha clienti in 38 paesi.

Il fiore all’occhiello della Wass è il Black Shark (Squalo Nero): un sofisticato siluro pesante di ultima generazione. La crisi non ha colpito la Wass – spiega la nota di bilancio – perché «operando con enti governativi non abbiamo risentito della congiuntura negativa».

In altre parole, perché il governo italiano, come quelli di altri paesi, mentre taglia le spese in tutti i settori civili, continua ad aumentare la spesa militare, acquistando (col denaro pubblico) nuovi armamenti e creando nuove infrastrutture militari. La Commissione difesa della Camera ha appena approvato, dopo quella del Senato, l’acquisizione del nuovo siluro pesante per sommergibili U-212A. Si tratta di una evoluzione dello Squalo Nero, prodotta dalla Wass a un costo stimato di 87,5 milioni di euro (che, come di solito avviene, alla fine risulterà maggiore).

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Bersani stretto tra primarie e porcellum modificato

Accordo possibile sulla riforma elettorale? Vendola: «O governo stabile o si vota». Dopo l’ennesimo tira e molla tra finiani e governo sulla riforma dell’università, Roberto Giachetti (Pd) ci scherza su: «Facciamo così, riconvochiamo la camera direttamente il 15 dicembre». In effetti uscire dallo stallo pauroso in cui sono precipitati parlamento e governo è una missione impossibile quasi per chiunque.

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