Oggi e domani all’Ergife nasce la formazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta. Sulla centralità del lavoro non c’è problema. Su quella del governo invece sì. Fioccano i distinguo sulle alleanze col Pd e l’unità con Sel. Braccio di ferro sul nome del coordinatore unico.
La Federazione della sinistra riparte oggi dall’hotel Ergife di Roma. La sede scelta da Rifondazione, Pdci e alcune associazioni per questo primo congresso fondativo è un luogo a suo modo storico per la sinistra italiana. Fu proprio all’Ergife, infatti, che il Prc di Bertinotti approvò nell’ottobre del 1998 la sfiducia al primo governo Prodi. Fu qui che si consumò la rottura con Armando Cossutta e l’addio alla diarchia segretario-presidente che fino ad allora aveva governato il Prc. Nacque da qui la scissione che portò poco dopo ai Comunisti italiani e che dura ancora oggi. «Svolta o rottura», era l’assunto bertinottiano dell’epoca. Fausto Bertinotti stavolta non ci sarà. Ma quello slogan così lontano risuona anche oggi nella frammentata sinistra italiana e anche nella Federazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta che oggi e domani proverà a prendere il largo.
«Ci unisce la centralità del lavoro», dice convinta Rosa Rinaldi, bertinottiana rimasta nel Prc dopo la scissione di Vendola oggi in segreteria. «La straordinaria manifestazione della Fiom del 16 ottobre impone e rafforza l’esigenza di unità a sinistra – spiega Rinaldi – come diceva Landini c’è un vuoto politico che va colmato e dobbiamo iniziare a farlo». La proposta è un soggetto politico ibrido, che non è un nuovo partito né una semplice sigla elettorale. Né la pura e semplice unità dei comunisti come vorrebbero alcuni dei contraenti del patto fondativo né la «costituente della sinistra» come volevano i «bertinottiani» rimasti con Ferrero dopo Chianciano.
La platea congressuale rispecchia esplicitamente le posizioni ai blocchi di partenza. I 600 delegati sono stati scelti direttamente dai quattro soggetti promotori secondo quote prestabilite: 36% Prc, 30% Pdci, 12% ciascuno per le associazioni di Salvi e Patta. I restanti 60 delegati (il 10%) rappresentano i non iscritti ai partiti ma solo alla federazione. Una composizione calata dall’alto che sul Web e sul territorio non ha placato le polemiche. Tanto che tre congressi regionali (Veneto, Umbria e Sardegna) non si sono nemmeno potuti tenere.
Due i documenti politici al voto. Quello ultramaggioritario descrive il «socialismo del XXI secolo» e si propone il superamento del capitalismo e del patriarcato. Lo strumento principale è l’unità della «sinistra politica e sociale» e il radicamento della Fds nei luoghi di lavoro. Il secondo – firmato dalla componente trotzkista di Claudio Bellotti – esclude la partecipazione al governo e propone la costruzione di un polo autonomo della sinistra di classe. Bellotti vede il «rischio di un’edizione peggiorata dell’Arcobaleno» e una vita «a rimorchio di Sel» o «subalterna al centrosinistra».
«L’Italia che non si piega» è il motto del congresso, che sarà introdotto dall’attore Andrea Rivera. Come “osservatrici” Sel manderà Elettra Deiana e Loredana De Petris. Mentre la delegazione del Pd sarà composta da Maurizio Migliavacca, Vincenzo Vita, Nico Stumpo e Rosa Calipari. Tra gli ospiti Cgil il segretario della Fiom Maurizio Landini e il responsabile organizzazione Enrico Panini. Più Nicola Nicolosi (segretario confederale e coordinatore nazionale dell’area Lavoro e società) che è un delegato. Presenti in forze i sindacati di base (Usb), l’Unione inquilini, l’associazione Puntorosso. Ci saranno anche Giovanni Impastato (fratello di Peppino), Luigi Cancrini, Vittorio Agnoletto, il costituzionalista Gianni Ferrara, Lidia Menapace (direttrice della rivista di Rifondazione Su la testa) e Dino Greco (direttore di Liberazione). Assenti o quasi gli ospiti stranieri, complice l’imminente congresso della Sinistra europea a Parigi di dicembre e, probabilmente, anche le difficili prospettive della Fds. Lothar Bisky della tedesca Linke – che aveva partecipato alle iniziative «anticapitaliste» prima delle europee – è andato a ottobre al congresso di Sel a Firenze.
Sul tavolo incombe l’attualità. A cominciare dalle alleanze e dall’unità a sinistra. Paolo Ferrero (vedi a fianco) ha proposto non da oggi a Nichi Vendola liste unitarie a sinistra almeno per le prossime elezioni amministrative e un lavoro comune su contenuti e programma. Mentre Oliviero Diliberto in un’intervista ad Affaritaliani va oltre e chiede direttamente al Pd di entrare in coalizione in vista della rottura del centrodestra. Evidentemente la crisi di governo scavalca gli intenti. Perché nel documento che si voterà al congresso c’è scritto che la Federazione è «una forza autonoma e indipendente dal centro-sinistra, dotata di un programma per l’uscita a sinistra dalla crisi capitalistica».
Come andrà si capirà meglio – viste le elezioni e anche le difficoltà di comunicazione e le differenze politiche nella Federazione – dalla scelta del coordinatore o del portavoce. Finora era valso il principio della rotazione. Aveva iniziato Ferrero, oggi è Cesare Salvi (che svolgerà stamattina la relazione introduttiva) e da domani dovrebbe toccare a Oliviero Diliberto. Alla vigilia un nome condiviso ancora non c’era. Il Pdci chiede il rispetto degli impegni. Mentre gli altri fondatori non escludono un nome «non di partito» che marchi una differenza col passato. Sul tavolo le soluzioni più diverse. Dal prolungamento di Salvi all’elezione doppia di un uomo e una donna all’arrivo di una personalità «esterna».
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