Primarie Bologna, Frascaroli fatta in casa

Cinquanta persone stipate tra salotto e cucina a discutere di bilancio comunale all’ora dell’aperitivo. Altre dieci ascoltano dal pianerottolo, perchè non c’è più spazio e chiedono più volte a quelli dentro di alzare la voce: «Quaggiù non si sente niente!». Amelia Frascaroli, la padrona di casa, è seduta in un angolo, prende appunti e alza la mano per fare domande.

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Il porcellum del Pd: due preferenze e niente premio

Il clima ormai precipita verso le urne. Il Cavaliere da tempo sogna il voto anticipato per il 27 e 28 marzo, anniversario del suo trionfo del 1994.

Mentre il governo di transizione scricchiola pericolosamente, Massimo D’Alema rilancia il «piano B» dei democratici sulla riforma elettorale. Se il tempo dovesse stringere, dice il presidente del Copasir, si potrebbe avere «una larghissima maggioranza» per «una leggina molto limitata» che modifichi il porcellum introducendo «il voto di preferenza doppio, un uomo e una donna, e una soglia ragguardevole per il premio di maggioranza».

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Il Pdl perde pezzi e il premier torna ai gazebo

La crisi di governo è alle porte. Scajola e 66 parlamentari firmano un documento contro i triumviri Bondi, La Russa e Verdini. Il Pdl frana ovunque anche sul territorio. E Mara Carfagna vola da Miccichè.
In mezzo a questo marasma il Cavaliere disegna il nuovo simbolo e raccoglie le firme in piazza per la sua sopravvivenza.
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La guerra dei simboli prima del ritorno alle urne

Lo si può girare come si vuole ma il problema di Berlusconi non è più Fini ma il Pdl stesso. La sua implosione. La mancanza di un timone di governo stabile, tanto plurale da assorbire la continua guerra per bande di un «partito-non partito», tanto unitario da indicare una rotta chiara anche nella tempesta.
Con un leader e basta si può vincere ma non governare.

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Federazione della sinistra, un’unità a lungo attesa

Sì di Prc e Pdci all’«alleanza democratica» di Bersani. Liste con Vendola «dove si può»«Il Pd si decida, noi siamo pronti». La Federazione della sinistra lancia un segnale a Bersani e un appello al candidato Nichi. Salvi: noi però non andremo al governo. E Diliberto: «Per vincere le elezioni serve un patto di legislatura». Oggi la sua nomina a portavoce di turno.

Per qualcuno sono passati quasi 2 anni di troppo, per altri 12. Il primo congresso della Federazione della sinistra che termina oggi a Roma può essere letto in tanti modi. Da un lato sancisce sicuramente la fine della scissione tra Prc e Pdci del 1998, dall’altro partorisce una federazione macchinosa e un po’ burocratica che ha già affrontato due prove elettorali non esaltanti (3,4% alle europee 2009 e 2,8% in media alle amministrative 2010).
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Franco Russo, la rifondazione mancata

di Franco Russo

Che fine ha fatto il progetto della rifondazione comunista? Negli anni ci sono state scissioni, distacchi di singole persone dovute a scelte drammatiche sul governo Dini e su quello di D’Alema fino alle esperienze dei governi Prodi. Sembrerebbe che la questione del governo sia stata la causa delle fratture di questa sinistra. Ancora oggi, è su questo tema che si palesano divergenze, insieme a quello di come, e se, riunificare la sinistra radicale, avendo SeL scelto con nettezza la via della riproposizione del centrosinistra.

Utile per comprendere il retroterra dell’attuale situazione di questa parte della sinistra è il volume di Salvatore Cannavò – Rifondazione mancata (Edizioni Alegre, 2009). Ripercorre la vicenda specificamente di Rc, ne analizza i passaggi, dalla sua nascita a ridosso del Congresso di Rimini del 1991 – nacque il Pds e contemporaneamente il Movimento per la Rifondazione comunista – fino alle esperienze del secondo governo Prodi nel 2006, poi della lista Arcobaleno (2008, la sinistra fuori dal Parlamento), e del congresso di Chianciano con l’ultima e più pesante scissione.

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Landini (Fiom) suona la sveglia a Pd e sinistra

«Il tempo della solidarietà agli operai è alle spalle, ora serve un impegno diretto». E’ un appello a 360 gradi quello che Maurizio Landini lancia dal congresso della Federazione della sinistra. Il segretario generale della Fiom parte raccontando dei 750 interinali dell’Ilva di Taranto, che in questi giorni stanno accampati su un ponte sull’Appia contro il licenziamento dal gruppo Riva. E’ al Pd e non solo alle diverse forze della sinistra che si rivolge il segretario Fiom. Perché la manifestazione del 16 ottobre per la prima volta ha prodotto un programma sindacale largamente condiviso che però è anche direttamente politico: contratto nazionale, precarietà del lavoro, democrazia sindacale, legalità.

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Federazione della sinistra un po’ a zig zag

Oggi e domani all’Ergife nasce la formazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta. Sulla centralità del lavoro non c’è problema. Su quella del governo invece sì. Fioccano i distinguo sulle alleanze col Pd e l’unità con Sel. Braccio di ferro sul nome del coordinatore unico.

La Federazione della sinistra riparte oggi dall’hotel Ergife di Roma. La sede scelta da Rifondazione, Pdci e alcune associazioni per questo primo congresso fondativo è un luogo a suo modo storico per la sinistra italiana. Fu proprio all’Ergife, infatti, che il Prc di Bertinotti approvò nell’ottobre del 1998 la sfiducia al primo governo Prodi. Fu qui che si consumò la rottura con Armando Cossutta e l’addio alla diarchia segretario-presidente che fino ad allora aveva governato il Prc. Nacque da qui la scissione che portò poco dopo ai Comunisti italiani e che dura ancora oggi. «Svolta o rottura», era l’assunto bertinottiano dell’epoca. Fausto Bertinotti stavolta non ci sarà. Ma quello slogan così lontano risuona anche oggi nella frammentata sinistra italiana e anche nella Federazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta che oggi e domani proverà a prendere il largo.

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Berlusconi e le idi di marzo

L’agonia della maggioranza durerà almeno un altro mese. Il vertice dei tre presidenti (Repubblica, senato e camera) ha fissato le lancette della crisi al 14 dicembre. Dopo un’ora di colloquio al Quirinale con Napolitano, Schifani e Fini concordano sulla discussione contestuale della fiducia-sfiducia al governo dopo l’approvazione definitiva della finanziaria, prevista per il 10 dicembre. La decisione sarà formalizzata oggi dalle conferenze dei capigruppo.

Berlusconi dunque andrà al senato il 13 mattina per verificare i numeri dei suoi  e lanciare l’amo verso maggioranze allargate. Mentre al pomeriggio si recherà alla camera per sfidare i «traditori» futuristi. Il voto, in entrambi i casi, è previsto per il giorno successivo. Quel fatidico 14 dicembre in cui da mesi è calendarizzata alla Corte costituzionale l’udienza (e la possibile sentenza) sul legittimo impedimento, lo scudo processuale del premier che scade a ottobre del 2011.

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Fini-Bersani, la Terza Repubblica nasce su Raitre

A Vieni via con me i 400 secondi che sconvolsero il mondo. «Il culatello è di destra, la mortadella è di sinistra». In un cortocircuito tra Gaber e Celentano, Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani compaiono in tv per elencare in tre minuti ciascuno ciò che è «di destra» e ciò che è «di sinistra». A prescindere da ciò che diranno (scommettiamo prima dell’inizio della trasmissione), i 400 secondi di «Vieni via con me» chiudono già, mediaticamente, questa tristissima «Seconda Repubblica».

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