- In Messico solo nel 2010 sono state uccise 15.273 persone in violenze legate al traffico di droga. Si tratta dell’anno più sanguinoso da quando il presidente Felipe Calderon ha dichiarato guerra ai narcos, ha riferito un portavoce del governo. Dal dicembre del 2006 ad oggi in tutto il paese sono state uccise più di 32mila persone.
- Il conteggio ufficiale delle vittime della guerra in Afghanistan nel 2010 è di 10.081 persone (tra cui 5.225 ribelli, 2.043 civili, 1.300 poliziotti, 711 soldati Isaf e Usa). Lo afferma il portavoce del ministro degli Interni afghano.
Archivi giornalieri: 12 gennaio 2011
Marco Revelli: la costituente Fiat
In città si stanno moltiplicando i negozi con la vistosa insegna gialla «Compro oro». Erano pressoché sconosciuti fino a un paio di anni fa, ora crescono come funghi: appena un paio in centro, gli altri – decine – nelle ex barriere operaie, Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori sud… Acquistano tutto, anche le protesi dentarie. D’altra parte Torino ha fatto segnare nel 2010 il non invidiabile primato nella crescita dei pignoramenti di alloggi, con un +54,8% nei primi dieci mesi dell’anno rispetto al già duro 2009. E si calcola – sono dati impressionanti – che un 35-40% dei lavoratori metalmeccanici torinesi abbia fatto ricorso, nell’ultimo biennio, alla cessione del quinto dello stipendio, per pagare le rate in sospeso, o semplicemente per arrivare alla fine del mese.
È su questa Torino, su questo tessuto sociale allo stremo, che ha calato la scure del suo Diktat Sergio Marchionne, dall’alto del suo ponte di comando globale e dei suoi quattro milioni e mezzo di euro di stipendio annuo, quattrocentotrentacinque piani più sopra rispetto al reddito annuo di ognuno di quegli uomini e quelle donne che a Mirafiori – nel luogo in cui sono inchiodati per la vita o per la morte – dovranno domani votare se «arrendersi o perire». Più di novemila volte più in alto – una distanza stellare – se si considera anche il valore delle stock options accumulate, valutabili con un calcolo minimale intorno ai 100 milioni…
Repubblica e Corsera sotto il milione di copie
Carta canta, ma poco e male. Al XXVI congresso della Fnsi editori e sindacato si confrontano sulla sfida multimediale. I dati Ads sono inequivocabili: Corriere della sera 458.358 copie, Repubblica 419.968. I due giornaloni nazionali insieme stanno sotto le 900mila copie al giorno. Si arriva al fatidico milione solo se ci si aggiungono le oltre 276mila del terzo quotidiano generalista italiano, La Stampa. Poche. E troppe allo stesso tempo, visto che da soli questi tre «big» dell’informazione assorbono oltre la metà delle copie nazionali a pagamento (sportivi a parte, fonte Autorità Antitrust).
La crisi imperversa anche nelle redazioni. E al ventiseiesimo congresso della Fnsi iniziato ieri a Bergamo il sindacato dei giornalisti ha chiamato a discutere innanzitutto la controparte, cioè i principali editori italiani: Fedele Confalonieri (Mediaset), Carlo De Benedetti (Espresso), Piergaetano Marchetti (Rcs Mediagroup). Si tratta peraltro di una prima storica, perché De Benedetti e Confalonieri non si incontravano pubblicamente da 21 anni, dai tempi dell’affare Mondadori.
In tavola almeno tre gli argomenti principali: multimedialità e innovazione, precariato, concentrazioni pubblicitarie.
Le notizie precarie dei freelance poco free
24mila giornalisti «freelance» guadagnano meno di 900 euro al mese. Oltre la metà dei giornalisti italiani attivi, 24mila a fronte di 20 mila contrattualizzati, non ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna in media nemmeno 10mila euro lordi l’anno, la maggioranza dei quali meno di 5 mila. E’ il lato emerso del dilagante precariato giornalistico.
Al congresso di Bergamo l’Fnsi darà più spazio ai cosiddetti «freelance» valorizzando di più la Consulta per il lavoro autonomo e dandole più peso nelle decisioni sindacali, tradizionalmente orientate sui giornalisti contrattualizzati. «Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all’apertura – controvoglia – di una partita Iva», scrive l’Fnsi in una nota.
Natale (Fnsi): Il futuro dei reporter oltre Wikileaks
«Fare l’editore non vuol dire fare solo tagli». Roberto Natale, presidente della Federazione della stampa Fnsi, non nasconde la preoccupazione del sindacato dei giornalisti per la crisi drammatica dell’informazione. Non solo italiana ma soprattutto italiana, come testimoniano gli ultimi dati sulla pubblicità che pubblichiamo qui a fianco. «Mancano idee e proposte per uscire da questa crisi – spiega Natale – agli editori che sono venuti al nostro congresso abbiamo fatto notare, per esempio, che bisogna andare a cercare il pubblico dei giovani che non si incrocia più nemmeno per sbaglio con il sistema dell’informazione professionale. In Italia il pubblico della carta stampata è tornato ai livelli del 1939».



