Berlusconi, sfascista per sempre

Fini perde altri due deputati. La maggioranza sale a quota 320 e il premier scatenato vuole imbavagliare pure la Consulta. Ormai non si può più fermare. Come i ciclisti, se sta fermo cade. Il premier scatenato ritira fuori dagli armadi tutte le idee sparse sulla giustizia negli ultimi diciassette anni.

«Mi vogliono eliminare con l’arma giudiziaria ma dobbiamo resistere, la maggioranza è solida e i sondaggi sono favorevoli», spiega al telefono a un convegno del Pdl a Crotone. Berlusconi oltre al doppio Csm, alla separazione delle carriere e alle varie leggine pro domo sua, rimette nel mirino anche la Corte costituzionale dominata secondo lui dai giudici di sinistra.

«Cambieremo anche la composizione della Consulta – promette il premier ai suoi – saranno necessari i due terzi dei giudici per abrogare le leggi, in modo da evitare che si ripetano le situazioni di oggi, quando il Parlamento discute una legge, la approva e se non piace ai magistrati di sinistra, la impugnano davanti alla Consulta che è costituita in prevalenza da giudici che provengono dalla sinistra e dunque le abroga anche se sono leggi giuste e giustissime (sic). A parte le coniugazioni incerte, il disegno è chiarissimo. E poco importa che per ben due volte negli tre giorni giorni dalla Corte costituzionale siano venuti due avvertimenti chiarissimi al governo. Il primo è stato il grido di dolore del presidente De Siervo che criticando l’esecutivo ha invitato a non «stravolgere» la carta fondamentale, tanto più perché tra i supremi giudici delle leggi «non ci sono bolscevichi». Il secondo, indiretto, è stato l’invito a non tirare in ballo la Corte nel possibile conflitto di attribuzione con i giudici di Milano. La reazione del premier non si è fatta attendere.

Berlusconi non cerca nemmeno il dialogo con le opposizioni. Il governo è pronto ad avanti anche con la sola maggioranza numerica che già possiede: «Se necessario ci sarà un referendum confermativo e credo che tutti gli italiani vorranno una giustizia giusta». L’eventuale campagna elettorale dell’anno prossimo è servita. Del resto il Pdl ricorda il precedente del 2001, quando l’Ulivo cambiò il titolo V della Costituzione con due voti di maggioranza e vinse al referendum successivo.

E’ un Berlusconi tanto logorroico per i casi suoi quanto prudente su quelli che lo possono far entrare in collisione con i suoi referenti politici, Lega e Libia. I 150 anni dell’unità d’Italia? «Credo che valga la pena festeggiare», cachinna il premier. E su Gheddafi è da record mondiale: «La situazione in Nord Africa mi preoccupa molto ma non l’ho chiamato per non disturbarlo». Stavolta niente telefonate in questura per evitare incidenti diplomatici.

Ma il bunga bunga ormai lo perseguita ovunque. Come nel siparietto con Enrico Mentana nel centro di Roma. Il premier in auto lo vede a passeggio con i figli, ferma il corteo delle blindate e lo saluta quasi affettuosamente. Parlano un po’ e l’ex direttore del Tg5 gli presenta la figlia: «Ma è maggiorenne…», avverte scherzoso il giornalista. Berlusconi fa finta di niente. Seguono attimi di imbarazzato silenzio. Poi il Cavaliere augura buon lavoro e se ne va.

Tanta sicurezza da parte di Berlusconi non è infondata e soprattutto è obbligatoria. Il Cavaliere sa benissimo che stavolta lotta per la vita. La partita è alle battute finali. Come d’incanto, pensa di fare tutto quello che non ha fatto negli ultimi decenni. L’assenza di Fini, spiega ogni due per tre, è un vantaggio: «Lui aveva un patto, mai smentito, con la magistratura, bene, se n’è andato e adesso quel vincolo non c’è più».

L’opposizione in parlamento continua a girare a vuoto. Fini sta provando a fermare l’emorragia di parlamentari da Fli ma ieri il deputato veneto Luca Bellotti è tornato al Pdl «per senso di responsabilità». La maggioranza dunque è ufficialmente a quota 319, più l’incognita Barbareschi. Numeri risicati ma sufficienti per resistere e a passare il voto in aula. Non ancora nelle commissioni. Ma il premier scommette di attrarre come una calamita chi teme le elezioni o cerca poltrone per oggi e per domani.Per chiudere i conti con l’ex co-fondatore, i colonnelli ex An stanno pure impadronendosi del cda del Secolo d’Italia diretto dalla deputata finiana Flavia Perina con l’obiettivo di «normalizzarlo».

dal manifesto del 20 febbraio 2011

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