Debito vietato per tutti, il pareggio di bilancio nella Costituzione

E adesso mai più debito Non varrà solo per stato e regioni ma anche per tutti gli enti pubblici. Inclusi Inps, comuni e università

È dio che lo vuole. Cioè il mercato. Cioè l’Unione europea. E quindi si farà, anche se male.

La camera approverà oggi in prima lettura la riforma costituzionale che introduce il pareggio di bilancio non solo a livello centrale ma anche per «tutte le amministrazioni pubbliche». In linea di principio dunque indebitarsi sarà vietato non solo al governo e agli enti locali ma anche all’Inps, le università, la massa del parastato.

Il testo che uscirà dall’aula di Montecitorio (tutti i partiti sono favorevoli) è molto diverso da quello discusso dalle commissioni. Secondo il relatore Donato Bruno (Pdl), i «tempi ristretti» che «la congiuntura economica ha imposto all’Italia» non hanno permesso di «affrontare fino in fondo tutte le numerose questioni aperte».

Che si vari una riforma discutibile lo dice lo stesso Bruno: la materia è «delicata e complessa» e il testo «è ulteriormente migliorabile».

Il lavorio «informale» tra il ministro Giarda e i vari partiti ha portato a una riforma in due tempi: un cambio «conciso e più asciutto» della Costituzione subito (art. 81, 97 e 119) e una legge di attuazione entro il 28 febbraio 2013 che specificherà la normativa di dettaglio.

Il nuovo art. 81 prevede che lo stato assicuri «l’equilibrio tra le entrate e le spese» tenendo conto del ciclo economico. L’indebitamento è consentito solo per «eventi eccezionali previa autorizzazione delle due camere a maggioranza assoluta». D’ora in poi, inoltre, «ogni legge di spesa deve indicare i mezzi per farvi fronte».

La riforma prevede l’istituzione di una sorta di supercommissione bilancio che vigili sul budget. Un organismo parlamentare, tecnico e non politico, che sorvegli i conti e l’andamento dell’economia e del bilancio.

Il ministro ai rapporti con il parlamento Giarda ha fatto capire in aula che il nuovo testo è un compromesso con l’Authority indipendente immaginata da Monti nel suo discorso di insediamento.

In ogni caso, l’attuazione concreta su poteri, eventuali sanzioni, soglia numerica del debito come negli Usa, precisazione delle deroghe, obblighi di correzione e regole generali sulla spesa è affidata alla futura legge attuativa costituzionale.

dal manifesto del 30 novembre 2011

Dal 2012 taglio ai vitalizi dei parlamentari

Blitz di Fini e Schifani con la ministra Fornero. Dal 2012 parlamentari in pensione dopo i 60 anni e con il contributivo. La riforma darà assegni più bassi e più tardi. Ma non per chi è già pensionato.

Zac, dal 1 gennaio 2012 i vitalizi dei parlamentari saranno pesantemente tagliati. Lo hanno deciso con un blitz i presidenti delle camere Fini e Schifani in una riunione a Montecitorio con la neoministra del Welfare Elsa Fornero. Il nuovo sistema entrerà in vigore col nuovo anno e non tocca gli assegni già percepiti dagli ex parlamentari.

Due le novità principali sulla durata e l’importo. Per tutti gli onorevoli in carica o che subentreranno dall’anno prossimo il futuro assegno sarà calcolato col metodo contributivo. Il sistema introdotto nel ’95 con la riforma Dini, com’è noto, collega le pensioni ai contributi effettivamente versati e dunque prevede importi più bassi. Attualmente i contributi degli onorevoli sono pari all’8,6% dell’indennità contro il 33% di un normale lavoratore dipendente Inps.

In più, la pensione non potrà essere mai percepita prima del compimento dei 60 anni di età per chi sia stato eletto per più di un’intera legislatura e al compimento dei 65 anni di età per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura. Attualmente il sistema prevedeva 65 anni ma a scalare, in modo tale che non sono rari ex onorevoli «baby pensionati».

Secondo stime della camera sono circa duecento i deputati che dovranno aspettare il compimento dei 65 anni per avere diritto alla pensione con le nuove regole. Tra questi anche l’ex presidente leghista Irene Pivetti, che avrebbe potuto andare in pensione ad aprile 2013. Resta in vigore, comunque, l’anomalia di pensioni che si sommano a qualsiasi altro reddito.

L’approvazione definitiva arriverà entro fine anno dall’ufficio di presidenza dei due rami del parlamento ma secondo Fini e Schifani non ci saranno «sorprese». E’ molto probabile che il passaggio al nuovo sistema per gli onorevoli sia il primo passo, da parte della ministra Fornero, per imporre il calcolo contributivo a tutti i lavoratori, anche quelli che furono esclusi dalla riforma Dini.

dal manifesto del 30 novembre 2011