Mors tua vita mea, così la grande stampa vuole chiudere i giornali di idee

Mors tua, vita mea. La crisi e il Web mordono anche i grandi editori della Fieg. «Razionalizzare il mercato» vuol dire concentrare ancora di più copie e pubblicità.

Altro che le dichiarazioni di Celentano contro Avvenire e Famiglia cristiana! Tutti i grandi editori italiani desiderano e lavorano attivamente affinché i giornali di idee, non profit e in cooperativa lascino le edicole.

Il loro non è solo un desiderio o un’opinione in un dibattito astratto sulla stampa, il mercato e il pluralismo, lo chiedono materialmente al governo Monti. Il quale, almeno finora, al di là di solenni promesse non ha ancora mosso un dito per smentirli.

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Comprate il manifesto, 25.000 copie sul mercato, contro il mercato

L’ultima curva è la più difficile. Come leggete qui accanto in un editoriale collettivo, il manifesto è entrato in una fase nuova. Commissariato come la Grecia, il giornale accetta la sfida «del» mercato senza rinunciare fino all’ultimo alla sua ragione di vita, «contro» il mercato.

Da adesso in poi, ancora più di prima, il manifesto lo “fate” voi. Tanto entra in ricavi, tanto deve uscire. Niente spese. Niente perdite. Niente crediti bancari. Poca o nulla pubblicità. Contributi statali inesigibili (quelli del 2012 li vedremo, forse, soltanto nel 2013).
E’ mercato allo stato puro. Selvaggio e senza rete. Un euro in più di debiti e siamo fuori. L’edicola è la nostra prima e quasi unica fonte di difesa e di attacco. Comprateci. Se già lo fate regalateci o abbonatevi. Soprattutto diffondeteci. Diffondiamoci.

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#notav feed su twitter

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Ici alla Chiesa, ma ancora non si sa cosa è “chiesa” e cosa no

Presentato ieri sera il testo che introduce dal 2013 la tassa sugli immobili appartenenti alla Chiesa che non siano totalmente non-commerciali. Resta incerta l’entità del patrimonio tassabile e quindi il gettito prevedibile.

Dopo una riunione del consiglio dei ministri il governo ha presentato in senato l’emendamento al decreto liberalizzazioni che ripristina l’Ici (Imu) per i beni ecclesiastici dal 2013.

Il testo, arrivato al photofinish ma giudicato ammissibile dal presidente del senato, esonera dall’imposta comunale tutti gli immobili non profit e quelli ecclesiastici totalmente non commerciali. Com’è noto, il governo Prodi introdusse una norma confusa che esonerava anche i beni cattolici «prevalentemente» non commerciali come cliniche, scuole, negozi. Una scappatoia che, di fatto, esonerava gran parte dello sterminato patrimonio religioso. Sterminato sì – basta girare in qualsiasi centro storico di qualsiasi comune italiano – ma quanto?

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Caro Sindaco ,#salvaiciclisti

Caro Sindaco,
Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.
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Un giornale da marciapiede

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Editoria, Fini rompe il silenzio sui contributi pubblici

Il manifesto è ormai in una «no man’s land». Nella terra di nessuno tra la gestione storica della cooperativa e l’arrivo dei commissari «liquidatori». Grazie a voi in questi giorni abbiamo testardamente bucato molti muri di gomma. Ma il salvataggio e il rilancio di una testata con quarant’anni di storia alle spalle dipendono, purtroppo, da due fattori al di là del nostro controllo.
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Vendola: “il manifesto è l’orgoglio della sinistra, una spina nel fianco contro la pigrizia”

Qualche giorno fa Nichi Vendola aveva chiesto se poteva passare a trovarci al giornale. Se non era, chissà perché, un disturbo. Come tante e tanti, vuole sapere se ci siamo, come va l’ultima campagna per la salvaguardia del manifesto, che cosa succederà adesso.

E’ passato ieri, subito prima della nostra riunione di redazione. Con lui, come con tutti, abbiamo avuto in questi anni sintonie e distanze. Litigate furibonde e gioie spericolate. Come le quattro elezioni in Puglia, primarie e «secondarie», raccontate – tra gli altri – da Cosimo Rossi per la manifestolibri. Ne è venuto fuori un forum informale con giornalisti e poligrafici, una specie di intervista in piedi nello stanzone dei capiredattore.

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Editoria, sei parlamentari Pdl col vizio della truffa costano oltre 123 milioni

E sei. Con il senatore del Pdl Sergio De Gregorio sono ben sei i parlamentari di centrodestra sotto inchiesta o sotto processo per truffa al fondo editoria.

Tra i poco onorevoli editori, pezzi da 90 del Pdl come Denis Verdini, vecchi camerati come il senatore Ciarrapico (Pdl), il deputato Massimo Parisi (Pdl e sodale di Verdini), l’onorevole Antonio Angelucci (Pdl), il deputato Italo Bocchino (Fli). Quasi tutti sono accusati di truffa aggravata ai danni dello stato.E nessuno di loro ha mai nemmeno ipotizzato di dimettersi o almeno sospendersi dal proprio partito.

Le vicende giudiziarie sono diverse e non comparabili tra loro. Ma la sostanza politica è la stessa. Mentre i giornali di sinistra chiudono (dopo Liberazione e Carta per il manifesto è questione di giorni), i furbetti del centrodestra hanno drenato fondi pubblici con metodi leciti e forse illeciti. Non parliamo di spiccioli: L’Avanti (Lavitola-De Gregorio), Giornale di Toscana (Verdini), i quotidiani ciociari di Ciarrapico, Libero (Angelucci) e Roma (Bocchino) dal 2003 al 2009 si sono spartiti la bellezza di 123,5 milioni di euro. Tutti soldi pubblici che secondo i magistrati sono stati ottenuti con truffe e false fatture.

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