«Porcellum bis», l’ira degli esclusi sulla legge elettorale

Gli sherpa di Pd, Pdl e Udc vanno avanti sulle riforme costituzionali e sul «porcellum bis». Certo il conforto del capo dello stato dovrebbe far gonfiare le vele dei «riformatori» ma in realtà la situazione è critica ancora prima di cominciare.

Prima di tutto per ragioni interne al Pdl. Tutti i critici di Alfano (ex An ma anche ex forzisti) sono usciti allo scoperto e usano il presunto accordo del segretario con Bersani e Casini sul «porcellum bis» per demolire una leadership ancora tutta da digerire. Capifila i «colonnelli-generali» Altero Matteoli e Ignazio La Russa, che nella riforma vedono troppe concessioni all’Udc e di conseguenza temono un ridimensionamento cospicuo del proprio peso politico.

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Monti, dalla Corea con furore

Monti al parlamento: «Noi non tiriamo a campare, se non ci volete ce ne andiamo». Fornero esclude veri cambiamenti e insiste per un rapido sì alla sua riforma. Il lavoro manda in pezzi l’asse «Abc» A Seoul tensione tra il premier e la Spagna. E dal professore arriva stilettata anche a Obama sul «buco del bilancio».

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Liberalizzazioni, il governo si prepara a graziare le banche sulle commissioni

Ha avuto un cammino molto tormentato ma il decreto liberalizzazioni è legge. Con 365 sì e 61 no (contrari solo Idv e Lega) la camera ha dato il via libera definitivo alle misure varate dal governo a fine gennaio.

Monti, presente in aula al voto finale, è naturalmente soddisfatto per il secondo tassello del «cresci Italia» ma il suo governo non ha certo fatto una bella figura su un terreno principe del curriculum europeo e internazionale del premier. Nel merito c’è già chi chiede un secondo decreto liberalizzatore.

Di sicuro, per esempio, ci sarà un intervento correttivo sull’abolizione delle commissioni bancarie decisa dal senato. A febbraio infatti Palazzo Madama ha cancellato tutte le commissioni su linee di credito, affidamenti e scoperti. L’Abi era insorta e i vertici, Mussari in testa, si erano dimessi per protesta denunciando possibili mancati ricavi per 10 miliardi di euro. La maggioranza Pd-Pdl-terzo polo (tranne Fli), poco dopo, ha ammesso “l’errore” come se nulla fosse e ieri è stato approvato un ordine del giorno che chiede al governo di intervenire. Lo farà immediatamente: forse già oggi con un minidecreto legge, prima della pubblicazione in gazzetta ufficiale in modo che il taglio non sia mai esistito.

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Articolo 18, via libera ai licenziamenti di stato

Riforma, Napolitano scarica sul governo la scelta della «forma» della legge. Il viaggio del premier in Asia potrebbe dare tempo prezioso per l’accordo Giallo sull’abrogazione dell’articolo 18 anche per gli statali. Scontro Cisl-Funzione pubblica. Oggi Fornero guida l’ultima trattativa con il nodo decreto subito, ddl dai tempi lunghi o mix di norme Dietro le quinte camera e senato già litigano su dove inziare l’esame del testo.

L’Italia “dopo Cristo”, l’articolo 18 non c’è più

L’Italia del lavoro entra nell’era «dopo Cristo»: meno tutele e meno ammortizzatori sociali. L’impresa paga un indennizzo e diventa l’arbitro assoluto delle relazioni economiche. Palazzo Chigi: il quadro ormai è questo, ci confrontiamo solo in parlamento.

In pochi giorni l’Italia entra nell’era che Marchionne ha chiamato «dopo Cristo». Il governo Monti cancella in un colpo solo sia un metodo ultradecennale – la concertazione con le parti sociali in materia di lavoro – sia un sistema consolidato di welfare, tutele e ammortizzatori sociali a cominciare dall’articolo 18.

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Prc e Liberazione, ore decisive

Il Prc accusa i giornalisti e ufficializzerà oggi alla regione Lazio la chiusura del suo giornale. Ma nel partito crescono i dubbi.

«Liberazione non può chiudere, non pochi giorni prima che si sblocchi la situazione dei fondi per l’editoria». Giornalisti e poligrafici del quotidiano di Rifondazione sperano in una soluzione almeno «temporanea». Continuano da mesi a occupare la redazione di via del Policlinico e si preparano, oggi pomeriggio, al quarto e temono ultimo incontro con l’editore alla Regione Lazio.

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Articolo 18, Napolitano gela la Fiom

La manifestazione di Roma non è nemmeno finita, anzi, il corteo sfila ancora per le strade della capitale che dal Quirinale arriva già un primo monito, autorevolissimo seppure indiretto, a quello che avverrà nei prossimi giorni.

«È necessario un atteggiamento aperto verso le modifiche», nel confronto sulla riforma del mercato del lavoro, pur «tenendo fermi i principi di rispetto dei diritti». «Insisto – avverte il presidente Giorgio Napolitano – sulla necessità di una visione aperta alle esigenze di rinnovamento».

Dal capo dello stato è quasi una doccia fredda sulla Fiom e le sue richieste. Soprattutto perché le parole di Napolitano cadono alla vigilia della ripresa del negoziato tra governo e parti sociali su lavoro e articolo 18.

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il manifesto ai resistenti di tutta Italia

DIstrazione

Il giornale di oggi è un giornale speciale. Non perché sia più bello degli altri giorni. Ma perché è fatto con molto sudore e molta passione. Se lo avete comprato in piazza a Roma durante la manifestazione della Fiom o nelle edicole di tutta Italia, per noi è un gesto speciale. Unico.

Il manifesto è in liquidazione coatta, commissariato da tre professionisti nominati dal governo, appeso alle decisioni di tre diversi ministeri (Economia, Sviluppo e Lavoro). Non ha più conti in banca e non può spendere un euro. Sulla pubblicità non ha mai potuto contare perché è ostinato a rimanere comunista e «dalla parte del torto». Da quarant’anni non accetta padroni e tantomeno partiti «di riferimento».

Un foglio storico, tanto anomalo nella struttura proprietaria quanto coeso nel suo collettivo ed eretico nella scrittura.

È l’unica cooperativa pura di giornalisti e poligrafici che è anche un gruppo politico che fa anche un quotidiano nazionale che è anche un giornale politico. Non è uno scioglilingua. Non c’è al mondo un giornale con tutte queste quattro caratteristiche.

E non c’è quotidiano al mondo che arrivi in edicola sottoposto a un capestro finanziario e giuridico paragonabile a quello che stiamo vivendo da un mese.

Visto con gli occhi di un ragioniere, forse, il manifesto è un’impresa in crisi come tante altre. Visto con i nostri occhi, invece, è una lunga storia d’amore con la politica, la cultura e il mondo.
Alle corse ad ostacoli siamo ben allenati. Proprio per questo, contro ogni regola della fisica economica e della giurisprudenza, le pagine che leggete vivono. Viaggiano tra le vostre mani e su Internet, si infilano nelle tasche e nelle teste. Grazie a voi e noi. Resistenti. Senza fine.

dal manifesto del 9 marzo 2012

La ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

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il manifesto, i numeri della diffusione straordinaria

In un mese 45 assemble autoconvocate in tutta Italia, 615mila euro di sottoscrizione e oltre 4mila abbonamenti postali e web.

Eppur si muove. La campagna di diffusione straordinaria e abbonamenti collettivi lanciata in questi giorni sta producendo i suoi primi effetti.

Dopo le scuole romane Tasso e Virgilio si stanno accordando per diffondere il giornale anche alcuni studenti di Bologna e di Modena, i giovani comunisti di Trieste, i tanti «circoli del manifesto» sparsi per tutta Italia. Un lavoro capillare e in continuo «work in progress», difficile da fotografare giorno per giorno sulle pagine del quotidiano, ma che è in corso e che proviamo a divulgare in tempo reale soprattutto grazie al nostro sito e ai social network.

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