L’Alta Corte tedesca a settembre deciderà sul «fiscal compact». Quella italiana sulle intercettazioni del presidente della Repubblica. La differenza con Berlino non riguarda solo i Btp.
dal manifesto del 20 luglio 2012
L’Alta Corte tedesca a settembre deciderà sul «fiscal compact». Quella italiana sulle intercettazioni del presidente della Repubblica. La differenza con Berlino non riguarda solo i Btp.
dal manifesto del 20 luglio 2012
«Siamo davanti a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea, con nuove e sostanziali cessioni di sovranità, è un momento storico e insieme possiamo farcela», afferma il ministro per gli affari europei Enzo Moavero di fronte a un’aula della camera mezza vuota e soprattutto terrorizzata dal «generale agosto» e dalle voci di una nuova manovra del governo.
Montecitorio ha approvato definitivamente in un paio di giorni di non-dibattito i trattati di ratifica del «fiscal compact» e del «Mes», il fondo salva-stati (o salva-banche) dell’eurozona. Di fatto, la cessione di sovranità che Moavero tanto elogia, è al vaglio delle corti costituzionali della Francia e della Germania.
Il senato l’ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all’Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).
Il «black shark», il super siluro di ultima generazione della Wass (gruppo Finmeccanica), è una vecchia conoscenza del manifesto.
Il 25 novembre del 2010 finì addirittura in prima pagina (battezzato «il siluro di Tremonti») come simbolo degli sprechi di stato e del dogma della spesa militare. Nel 2010 gli investimenti pubblici solo sul siluro valevano oltre 87,5 milioni di euro.
Nel silenzio generale, senza discussioni, il senato ha approvato in prima lettura il fiscal compact e il Mes: 215 i sì (Pd, Pdl e Udc), 24 astenuti (Idv) e 24 i no (Lega e l’Idv Lannutti). Unico dissidente democratico Vincenzo Vita.
I trattati passano alla camera per il via libera definitivo.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il vertice di Bruxelles deve aver lasciato tracce profonde nel Professore. Crescità ed equità sono parole ormai dimenticate. Perfino la sobrietà quaresimale degli inizi oggi sembra un lusso. «Per l’Italia si prospetta un percorso di guerra», avverte il Professore all’assemblea dell’Abi.
Lasciando Bruxelles Mario Monti tira un sospiro di sollievo. La linea «rigorista» dei falchi olandesi non è passata e lo scudo salva-spread, in qualche modo è in cantiere. Tuttavia l’Italia, nonostante un anno di manovre lacrime e sangue continua a camminare sull’orlo dell’abisso. Il «modello spagnolo» di salvataggio rassicura Roma solo in parte. Lo stesso Professore ammette che per Madrid si tratta di un commissariamento light, con un «memorandum leggero» diverso dal «commissariamento plus» (così lo definisce) tipo quello della trojka in Grecia.
Il delfino è diventato re. Umberto Bossi è ancora lì ma l’era Maroni è iniziata. Al congresso di Assago l’ex ministro dell’Interno prende le redini di un partito sfiancato dagli scandali e sconfitto a tutte le ultime elezioni locali. Suona strano ricordarlo ma la Lega è il partito più vecchio presente in parlamento e il nuovo segretario deve vedersela con tutti gli orpelli burocratici e le mine politiche tipici di ogni cambio della guardia.