Pro Patria di Ascanio Celestini, l’utopia senza sbarre

 

«Governammo senza prigioni e senza processi». Il giudizio di Mazzini sull’esperienza generosa e sfortunata della Repubblica Romana del 1849 è una frase rivoluzionaria. Tanto più oggi, nell’Italia dei Fiorito e dei questurini dattilografi. Una frase che è uno dei leitmotiv di Pro Patria, l’ultimo spettacolo di Ascanio Celestini in scena fino al 14 ottobre al teatro Vittoria di Roma.

Due ore di monologo interrotte soltanto da cinque sorsi d’acqua. Una scena claustrofobica come una cella, un quadrato 2 metri per 2 e uno sgabello. Lo spazio fisico e metaforico in cui un detenuto parla con Giuseppe Mazzini mescolando eroiche gesta risorgimentali, slang da penitenziario e poche sentenze del Tractatus di Wittgenstein.

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Burning Love a Firenze, in un diluvio biblico Springsteen ritrova l’arca del rock ‘n roll

Who’ll stop the rain? Fermare la pioggia che martella Firenze è l’unico miracolo che non riesce al Boss. Anzi, più diluvia più Bruce Springsteen e la E Street Band spingono a tavoletta fiati, drum e chitarre. La cover dei Creedence Clearwater Revival è l’ultimo tassello di una notte indimenticabile per i 44mila fan che hanno resistito alle intemperie e a una maratona di tre ore mezzo di musica gioiosa e vibrante.

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Bye bye “Big man” Clarence Clemons

Lo chiamavano re dell’universo, principe della città, primo fratello del Soul e sacerdote del suono… ma per tutti i fan di Bruce Springsteen era semplicemente “Big Man”. Clarence Clemons, il sassofonista della E Street Band, la gigantesca spalla nera immortalata nella copertina di Born to Run, è morto domenica scorsa in un ospedale della Florida dopo un ictus che l’ha colpito il 12 giugno.

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Foto e video dall’èvento di Pisapia al duomo

Galleria

Questa galleria contiene 14 foto.

Evento – concerto per Giuliano Pisapia sindaco di Milano Location: Piazza Duomo, Milano, 22-23.30 del 27 maggio 2011 Video silvestri salirò breve pisapia si commuove paolo rossi il sogno al contrario neri marcorè neri marcorè canta illogica allegria milly moratti … Continua a leggere

Video del flop di Letizia Moratti al duomo

Girato il 26 maggio 2011 alle ore 21.15 in piazza Duomo.

Due ore dopo l’inizio ufficiale del concerto per Letizia Moratti la piazza è completamente vuota e dal palco mandano ancora le basi. Bryan Ferry inizierà a suonare tra un quarto d’ora.

Clicca qui: concerto moratti flop ore 21.15

Habemus papam, il collasso del potere

di Ida Dominijanni

C’è un modo, il più diffuso, di guardare al potere, che lo gonfia, lo ingrandisce, si riempie della sua pienezza e gode della sua solarità: è lo sguardo di chi ne è accecato anche quando lo contesta, e ossessionato anche quando lo combatte. E c’è un altro modo, che invece lo svuota, lo scarnifica, ne vede il limite interno, la fragilità costitutiva, l’impotenza che lo tarla: è lo sguardo di chi non se ne lascia più ossessionare né abbagliare.

Attenzione: questo articolo potrebbe rivelare particolari sulla storia.

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Le vite parallele di Di Pietro e Berlusconi

Che succede all’Italia dei valori? I dipietristi in cerca d’autore che salvano il governo Berlusconi sono la prova finale delle lacune storiche che gravano sul partito dalle «mani pulite».

Per saperne di più e mettere le cose in prospettiva è in libreria un saggio di Pierfranco Pellizzetti che spiega bene le questioni irrisolte nell’Idv (Fenomenologia di Antonio Di Pietro, manifestolibri).

Come Alberico Giostra sul manifesto di giovedì scorso, Pellizzetti registra la deriva «mastellata» e centrista del partito dell’ex pm. L’Idv come partito in «franchising» che sul territorio si dimostra la più collaudata «lavanderia» di ceto politico esistente in Italia. In questo, fatte le debite proporzioni, funziona in modo molto simile al Pdl. Non importa chi sei e da dove vieni ma quanti voti porti. Tanto il «capo» garantisce per tutti.

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Paradossi e alcune certezze sul caso Wikileaks

No, l’America non è come la Cina, l’Iran o la Birmania. O perlomeno non ancora. Se non altro perché nemmeno la Repubblica popolare riesce a controllare i server Dns, Paypal, Amazon, Visa e Mastercard contemporaneamente. Cioè l’infrastruttura di servizi finanziari e tecnologici essenzialmente americani che rendono Internet la rete sociale globale che conosciamo. Eppure c’è qualcosa nella reazione Usa che assomiglia a quella dei regimi totalitari bersagliati da informazioni “scomode”, critiche o incontrollabili dall’alto.

Dopo dieci giorni di “cablegate” alcune domande possono iniziare ad avere risposta:

1) Wikileaks non può essere fermata.

2) Il suo destino è diverso da quello personale di Julian Assange, accusato di stupro in modo molto discutibile e riguarda il futuro stesso di Internet.

3) L’alleanza tra soggetti come Wikileaks e giornali ufficiali è la posta in gioco e va salvaguardata.

4) La diplomazia segreta degli stati deve e può finire.

Vediamo come.

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