Editoria, da Grillo le forbici «liberiste» contro le cooperative

Abolire tutti i contributi pubblici ai giornali è uno dei 20 punti del governo 5 stelle. Strano che cinque anni dopo il gigantesco e indistinto «vaffanculo» alla stampa del secondo V-Day (25 aprile 2008) questa richiesta ci sia ancora.

Beppe Grillo non lo dice ma ha vinto (con la complicità di Tremonti prima e di Malinconico poi). I contributi diretti ai giornali oggi ammontano a 51 milioni, la Francia ne spende oltre 400. E dal 2015 non ci saranno più, aboliti da Monti.

 

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il manifesto, abbiamo una banca (e un nuovo formato)

Abbiamo, avete, una banca. Etica, perfino. Fassino ci scuserà della citazione ma è per un buon motivo. Nella sua nuova vita dopo la liquidazione decretata l’anno scorso, la cooperativa del manifesto ha scelto Banca Etica come suo partner finanziario.

Questo giornale è «una forma originale della politica» e in tempi di relazioni incestuose tra banche e potere (Siena insegna) abbiamo deciso di prendere una strada completamente diversa. Forse più impegnativa ma trasparente e sostenibile. Pubblica e indipendente dai buoni uffici nelle sedi centrali. In queste prime settimane di vita il neonato manifesto sta prendendo molte decisioni importanti. Editoriali, industriali e finanziarie.

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il manifesto, le cose da fare

Presi dal passaggio di consegne e contratti tra commissari liquidatori e nuova cooperativa non siamo ancora riusciti a rendere conto a voi, cari lettori e lettrici, delle tante cose, positive, che stiamo cercando di realizzare tra mille difficoltà. Anche perché siamo impegnati in un’impresa mai tentata finora da un quotidiano in fallimento e non vogliamo perdere neanche un giorno in edicola con voi.

Johnny Depp per il manifesto – foto di Luca Celada

La prima leggenda da sfatare è quella dell’imprenditore o del socio privato che starebbe comprando e/o finanziando questa testata. Contrariamente a sospetti e a timori incontrollati che circolano su Internet, il manifesto non è stato comprato da nessuno ed è tuttora pubblicato, come sempre, dal collettivo di redattori e collaboratori che stampa il giornale in totale autonomia.

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Una nuova storia per il manifesto

Per la prima volta 41 tra giornalisti, poligrafici e collaboratori storici del manifesto raccontano tutti insieme la storia di questo anno in liquidazione e cosa vogliono fare con la nuova cooperativa che editerà e gestirà il giornale.

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il manifesto, il sogno quotidiano di una sinistra diversa

Per la cronaca, il manifesto è nato il 28 aprile 1971 ed è morto il 3 febbraio 2012, quando è iniziata la liquidazione coatta amministrativa. Chi ci sostiene e ci legge sa dei nostri sforzi titanici per tenerlo aperto, della sottoscrizione disperata dello scorso inverno, dei tagli che abbiamo fatto e faremo ancora alla nostra carne viva. A noi stessi. Tutte e tutti.

La soap dei comunisti che litigano è un classico. Ma non è questo il caso. In una redazione «corsara» gli addii clamorosi avvengono fin dalle origini. È la miopia di chi osserva soltanto gli ultimi fotogrammi di una storia a far dimenticare i tanti, i troppi, che non se la sono più sentita di continuare in queste condizioni politiche, editoriali e umane impossibili. Fare nomi è sgarbato. Ma per noi non sono nomi. Rossanda, D’Eramo, Halevi, Vauro, sono solo gli ultimi (ultimi non certo per importanza) ad aver lasciato il giornale. Molti altri se ne sono andati senza dirvelo, con un pudore e un lutto che non sempre si scioglie in torti o ragioni. Sono nostre compagne e compagni. Siamo da quarant’anni «dalla parte del torto». Siamo tutte e tutti del manifesto, ciascuno con una sua storia, piccola o grande che sia.

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Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti

Monti si ricandida e Casini molla il Pd. Bersani a un passo dal ko tecnico. Sul «porcellum» manovra inaggirabile del centro-destra. L’ultima carta è il «lodo D’Alimonte»

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la crisi del manifesto o è un nuovo inizio o è definitiva

Gli ultimi articoli di Valentino Parlato e Rossana Rossanda hanno infiniti meriti e molti di noi concordano su gran parte delle proposte e le critiche che avanzano. Hanno però almeno un difetto, grave, che emerge dalla doverosa doppia risposta della direzione attuale (vedi qui e qui).

Non è una normale e routinaria “sfiducia” alla direzione del giornale o al gruppo che in condizioni impossibili lo manda in tipografia. E’ un messaggio completamente fuori fuoco rispetto alle poche settimane di “vita” che ci aspettano.

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Addio Ivan Sgrena, alpinista sorridente

Il fratello di Giuliana Sgrena è caduto sulle Alpi dell’Ossola

Ivan Sgrena, il fratello della nostra Giuliana, è morto ieri mattina a Baceno, cadendo dalla roccia mentre arrampicava sulla Punta della Rossa, nelle Alpi piemontesi al confine tra Italia e Svizzera.

 

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I “pirati” contro Grillo: “Le 5 stelle sono un moVimento proprietario”

Il portavoce dei «pirati» tedeschi critica il «non statuto» di Grillo: «È gerarchico, come il copyright». Le due liste hanno in comune soltanto la passione per il Web. Ma a Berlino il portavoce del movimento può essere chiunque e il «programma» è un software «democratico»: Liquid Feedback

È il «portavoce» di un partito in cui i portavoce sono migliaia. Tanti quanti sono i membri, gli iscritti, perché per i «pirati» funziona così: chiunque può rappresentare il gruppo, anche in tv. Basta che presenti le posizioni «ufficiali» del Piratenpartei, non le proprie. Ma Carlo von lynX (il suo nickname in rete), informatico e musicista, da qualche giorno ha una «qualifica» in più. I pirati tedeschi gli hanno assegnato il compito di occuparsi dell’Italia. Di tenere i rapporti, insomma, coi «cugini» del partito pirata italiano.

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Il duro lavoro della Fiom

Oggi l’incontro con tutti i big di partito. A Roma Landini mette tutto il centrosinistra intorno a un tavolo. Si discute di cose serie: diritti e manomissione dell’articolo 18. Di Pietro studia il piano B con Grillo

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