Il Quirinale frena Bossi ma attende il peggio

Per andare avanti con il federalismo serve una condivisione che sia ben più ampia di una semplice maggioranza parlamentare. Mentre il Pdl e Berlusconi incendiano i palazzi romani e gridano al colpo di stato dei pm, Bossi e Calderoli salgono al Quirinale per capire se e come procedere con quella che la Lega considera la «madre di tutte le riforme».

Le nubi minacciose della guerra totale inevitabilmente circondano il Colle più alto, che tutto vuole tranne che essere trascinato in un conflitto irreversibile tra le istituzioni. L’allarme è stato lanciato da tempo e non è mai cessato. E la preoccupazione del capo dello stato se possibile aumenta a ogni lancio di agenzia sul Cavaliere. Magra consolazione, l’incontro di Napolitano con i ministri leghisti è stato sereno nonostante sia stato preceduto per tutto il giorno dai tamburi di guerra suonati a palazzo Grazioli e palazzo Chigi.

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Pdl, lo spirito santo vola tra i falchi

Ventiquattrore in cui può ancora succedere di tutto. Berlusconi non ha ancora deciso cosa dire domani alla camera. Certo, i suoi giurano un discorso «alto» sui problemi del paese. Ma altri, altrettanto informati, assicurano che il premier in privato non si trattenga proprio dal voler rispondere per le rime alle ultime dichiarazioni del suo ex numero 2 in lista.

Al di là dei voti che il governo raccoglierà in aula, il nodo per Berlusconi è tutto qui. Sul piano mediatico è come uscire vincitore dalla guerra con Fini senza bruciare altri consensi. Sul piano politico invece è salvarsi dai processi nel momento in cui non dovrebbe più essere premier o protetto dallo scudo del legittimo impedimento. Discorso incendiario o da «statista»? Nel Pdl ormai è una cacofonia totale. E anche sul voto non c’è ancora una strategia. La rotta, molto probabilmente, sarà fissata soltanto oggi nell’ennesimo vertice a palazzo Grazioli con i vertici del partito.

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