Oltretevere, oltre Berlusconi

La lettura delle parole di Bagnasco fa scattare l’allarme rosso nel Pd. «Qua rischiamo di non vedere palla per i prossimi dieci anni», drammatizza un dirigente democratico scandagliando la prolusione vescovile. Decoro istituzionale, ringiovanimento della politica, religione cattolica come perno tanto di un paese che compie 150 anni quanto della fase dopo-Berlusconi.

Tre indizi fanno una prova: la linea Ruini stavolta ha vinto. E’ alla ristrutturazione del centro-destra (col trattino) che si guarda Oltretevere e nei sacri palazzi. Di Pd e dintorni non c’è quasi bisogno. E infatti nella prolusione non se ne trova cenno. Come d’incanto, al di qua del Tevere, nei palazzi romani tacciono i tamburi di guerra. Rinviato al 2 febbraio il voto della «bicameralina» sul federalismo e rimandata, salvo sorprese, anche la sfiducia a Bondi prevista alla camera. Oggi i capigruppo dovranno decidere sul rinvio proposto dall’Udc con la scusa del voto nel Consiglio d’Europa contro la persecuzione dei cristiani.

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Bianco, rosso e… verdoni

Bianco, rosso e… verdoni. Il giorno dopo l’uscita di Roberto Calderoli contro le celebrazioni per l’unità d’Italia a In mezz’ora di Lucia Annunziata, il piccolo centro di Casini e Rutelli, il Fini «rosso» e il verde «padronale» di Luca di Montezemolo si uniscono in coro attorno alla riconciliazione nazionale contro l’estremismo padano. Un caso, forse, più che un disegno organico. Ma tre indizi somigliano tanto a una prova. Di un polo moderato post-berlusconiano che per dirla con Montezemolo alla Luiss «chiuda questa transizione e la chiuda adesso».

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