Editoria, da Grillo le forbici «liberiste» contro le cooperative

Abolire tutti i contributi pubblici ai giornali è uno dei 20 punti del governo 5 stelle. Strano che cinque anni dopo il gigantesco e indistinto «vaffanculo» alla stampa del secondo V-Day (25 aprile 2008) questa richiesta ci sia ancora.

Beppe Grillo non lo dice ma ha vinto (con la complicità di Tremonti prima e di Malinconico poi). I contributi diretti ai giornali oggi ammontano a 51 milioni, la Francia ne spende oltre 400. E dal 2015 non ci saranno più, aboliti da Monti.

 

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Pareggio di bilancio, sì all’unanimità

Ultima parola al senato. Bruxelles avverte: «Approvatelo subito».

«Approvando questo provvedimento stiamo riscrivendo la costituzione economica del nostro paese». Per una volta Renato Brunetta non è lontano dal vero. Nonostante la liquefazione della maggioranza, la camera dei deputati ha approvato quasi all’unanimità (442 sì, 6 astenuti e soltanto 3 no) la legge di attuazione del principio costituzionale del pareggio di bilancio. Il via libera definitivo ora spetta al senato, che non ha calendarizzato il ddl perché contrario alla composizione a tre membri dell’authority di controllo dei conti pubblici prevista dal provvedimento su richiesta dell’Europa.

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Regola aurea, spareggio di bilancio

Scontro Pd-Pdl sull’authority di vigilanza dei conti pubblici Stallo tra camera e senato sulle norme della «regola aurea». Oggi a Montecitorio la decisione definitiva.

Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.

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Fine di Monti, altro che conclusione “ordinata” della legislatura

In senato salta il decreto taglia province e il ddl stabilità diventa un blob Il Pd: entro il 17 sì alla finanziaria. Corsa finale anche sul pareggio di bilancio

Mentre al senato il Pd depone le armi e accelera al massimo il via libera al ddl stabilità, alla camera inizia oggi un’altra partita perfino più significativa della finanziaria di fine anno. Logico che se ne parli molto meno, perché la legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione (in ossequio al «fiscal compact») è imbarazzante per tutte le forze politiche appena entrate in campagna elettorale.

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Con il crollo di Abc è spazzato via anche il Monti bis. E Bersani gongola

La verità è che l’altolà del Pdl più che far cadere il governo Monti attuale salvo sorprese fa cadere soprattutto l’ipotesi del Monti bis. La continuazione dei «tecnici» dopo il voto era uno scenario che ha dominato i calcoli dei vari partiti e delle cancellerie internazionali per quasi un anno. Oggi quello scenario non c’è più, spazzato via dalle primarie del centrosinistra prima e dal ritorno di Berlusconi poi. In un certo senso, il Pdl ha fatto le sue primarie ieri, iniziate e finite con la ricandidatura del padre-padrone e il plauso entusiasta di decine di parlamentari presunti critici o malpancisti (chi si ricorda, oggi, i dotti retroscena sull’elenco di «pisaniani» pronti a mollare Silvio per un nuovo centrodestra?).

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Mezzo Pdl non vota il fiscal compact negoziato da Berlusconi

Monti teme il peggio e prepara la manovra d’agosto. Commissioni bilancio e ministri convocabili a Roma all’istante per un eventuale decreto estivo.

«Siamo davanti a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea, con nuove e sostanziali cessioni di sovranità, è un momento storico e insieme possiamo farcela», afferma il ministro per gli affari europei Enzo Moavero di fronte a un’aula della camera mezza vuota e soprattutto terrorizzata dal «generale agosto» e dalle voci di una nuova manovra del governo.

Montecitorio ha approvato definitivamente in un paio di giorni di non-dibattito i trattati di ratifica del «fiscal compact» e del «Mes», il fondo salva-stati (o salva-banche) dell’eurozona. Di fatto, la cessione di sovranità che Moavero tanto elogia, è al vaglio delle corti costituzionali della Francia e della Germania.

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Nel silenzio totale oggi la camera dice sì al fiscal compact, il “taglia-debito” da 45 miliardi all’anno

Il senato l’ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all’Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).

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Fiscal compact, il senato approva senza fiatare 45 miliardi di tagli per 20 anni

Nel silenzio generale, senza discussioni, il senato ha approvato in prima lettura il fiscal compact e il Mes: 215 i sì (Pd, Pdl e Udc), 24 astenuti (Idv) e 24 i no (Lega e l’Idv Lannutti). Unico dissidente democratico Vincenzo Vita.

I trattati passano alla camera per il via libera definitivo.

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Lega, nuovo segretario vecchi problemi

Il delfino è diventato re. Umberto Bossi è ancora lì ma l’era Maroni è iniziata. Al congresso di Assago l’ex ministro dell’Interno prende le redini di un partito sfiancato dagli scandali e sconfitto a tutte le ultime elezioni locali. Suona strano ricordarlo ma la Lega è il partito più vecchio presente in parlamento e il nuovo segretario deve vedersela con tutti gli orpelli burocratici e le mine politiche tipici di ogni cambio della guardia.

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Vieni avanti decretino, Passera prova a crescere, Monti taglia

Un colpetto di acceleratore con il decreto sviluppo del ministro Passera e una pestata forte sul freno con i tagli alla spesa pubblica elaborati da Giarda-Bondi sotto la regia del premier. Monti avvisa gli altri ministri e taglia dirigenti e personale di Palazzo Chigi e Mef. Varati due fondi presso la Cassa depositi e prestiti per la vendita degli immobili pubblici e delle società quotate.

Dopo 5 ore di consiglio dei ministri, il governo ha varato tre decreti legge: uno per la crescita (budget accertato 2 miliardi, impatto teorico secondo Passera 80 miliardi), uno sul riordino dei vigili del fuoco e un altro (in prospettiva il più importante) per i tagli alla spesa pubblica e le privatizzazioni.

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