Oltretevere, oltre Berlusconi

La lettura delle parole di Bagnasco fa scattare l’allarme rosso nel Pd. «Qua rischiamo di non vedere palla per i prossimi dieci anni», drammatizza un dirigente democratico scandagliando la prolusione vescovile. Decoro istituzionale, ringiovanimento della politica, religione cattolica come perno tanto di un paese che compie 150 anni quanto della fase dopo-Berlusconi.

Tre indizi fanno una prova: la linea Ruini stavolta ha vinto. E’ alla ristrutturazione del centro-destra (col trattino) che si guarda Oltretevere e nei sacri palazzi. Di Pd e dintorni non c’è quasi bisogno. E infatti nella prolusione non se ne trova cenno. Come d’incanto, al di qua del Tevere, nei palazzi romani tacciono i tamburi di guerra. Rinviato al 2 febbraio il voto della «bicameralina» sul federalismo e rimandata, salvo sorprese, anche la sfiducia a Bondi prevista alla camera. Oggi i capigruppo dovranno decidere sul rinvio proposto dall’Udc con la scusa del voto nel Consiglio d’Europa contro la persecuzione dei cristiani.

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Pd, il venerdì 17 di Pierluigi Bersani

Il segretario boccia le primarie e apre a Casini e Fini. Big quasi d’accordo, base in rivolta. Alleanza con il terzo polo? «Se si fa prima o dopo il voto va bene lo stesso. In cambio rinunciamo alla premiership». La svolta del Nazareno fa gongolare l’Udc: «Un’autocritica intelligente, grazie mille». Nevica a Roma: il vertice del Pd è concorde col segretario. «Rottamatori», Marino e Chiamparino si ribellano. Mentre i militanti sotto shock si sfogano su Facebook e Web.

Sarà per il giorno tradizionalmente infausto, ma certo è che l’intervista di Pierluigi Bersani di ieri a Repubblica si è rivelata esplosiva. Soprattutto per il Pd stesso.

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Primarie, Bersani scalda i motori

A volte la debolezza può essere una forza. Perfino in politica. «Se serve ci sono. Le primarie le faccio», confessa Pierluigi Bersani sui divanetti di Vespa. E considerati gli autobus con la sua faccia che girano da giorni per Roma l’impressione è che il segretario del Pd stavolta abbia rotto gli indugi. Tornare indietro dalla convocazione dei gazebo è quasi impossibile. E ormai solo il segretario può metterci la faccia e coprire la guerra per bande che porta il Pd a un millimetro dalla scissione.

Bersani è durissimo con Veltroni: non si può stare dentro o fuori. Sottinteso, non puoi fare come Fini perché nessuno, nel Pd, viene cacciato. In effetti l’uscita di Veltroni dal Pd, prima del voto, non ha senso comune. Certo, con 70 parlamentari (il doppio di Fini) sarà decisivo semmai si varasse un governo tecnico. Sennò, tutta l’operazione si riduce più prosaicamente a condizionare la formazione delle liste elettorali difendendo una quota nelle nomine dall’alto.

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Bersani e il valzer delle alleanze

«Elementare, Watson». Pier Casini non si stupisce affatto delle minacce di Bossi sulla sfiducia a Berlusconi: «Tutto come previsto – dice il leader dei centristi – la Lega si prepara a staccare la spina». Il conto alla rovescia per il voto è già partito. Ma non è ancora chiaro quando terminerà. In tanti – praticamente tutti a parte Bossi e la sinistra fuori dal parlamento – hanno bisogno di tempo per organizzarsi ma la testa dei leader come dei peones, di fatto, è già sulle liste e sulle alleanze. Ed è qui, soprattutto, che brillano le incertezze.

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Vendola e Bindi chiamano le primarie

Primarie: «Se non ora, quando?», recitano i cartelli sollevati da ragazzi e ragazze della Fabbrica di Nichi di Torino. Piove, l’Italia sfida le Far Oer nella Firenze di Prandelli, Vendola e Bindi duettano sul palco della festa del Pd. Un’ora prima dell’inizio la sala è già stracolma.

Doveva essere il debutto di Vendola in terra infidelium: il Nord, la città di Chiamparino e della Fiat, la festa del «nuovo Ulivo»… alle 21 la bolgia è da concerto rock. Persone letteralmente ovunque. «C’è anche un cane in quarta fila», scherza il direttore della Stampa Mario Calabresi. A migliaia. Che battono le mani come se aspettassero i Blues Brothers. «Sono qui solo per Vendola, a sinistra c’è rimasto poco e niente e voglio sentirlo», racconta una signora dignitosa asserragliata in prima fila da due ore con la borsetta stretta sulle ginocchia. E’ un fatto che ci sia molta curiosità. All’ora di pranzo l’intervista sul sito Internet della Stampa ha battuto ogni record di contatti. E camminare tra gli stand accanto al governatore fino a quello dell’Eutelia è una via crucis di saluti, incoraggiamenti, raccomandazioni come a una processione. «Del resto Torino è una delle città pugliesi più grandi che conosca», scherza lui.

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