Vendola al Pd: “la santa alleanza è un suicidio”

In questa intervista al manifesto fatta da Iaia Vantaggiato Nichi Vendola mette la parola fine alle speculazioni su un sì di Sel alla “santa alleanza” anti-berlusconiana da Fini alle sinistre.

Il presidente pugliese, a scanso di equivoci, difende la presenza nella coalizione di Antonio Di Pietro e avverte che l’abbandono delle primarie sarebbe un “depotenziamento” dell’alternativa alle destre.

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Mai più senza, delirio integrale di Scilipoti

Quale politico italiano può citare tutto d’un fiato e in poche righe JFK, Bettino Craxi e Benedetto Croce?

Acqua, acqua, non è Walter Veltroni ma Domenico Scilipoti. Ecco un comunicato stampa integrale del 7 gennaio 2011. E ricordate: “Il male in politica è il risultato dell’ignoranza”.

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Per Di Pietro nozze a tre ma Bersani non è pronto

Berlusconi pensa alla compravendita di deputati. La Lega scalda i motori per le urne. Il «terzo polo» si blinda in attesa di tempi migliori e della benedizione apostolica. E l’Idv? E il Pd? Già, che fa il Pd?

Antonio Di Pietro – tritato dal duo Razzi-Scilipoti – tira fuori un coniglio dal cilindro e lancia una dichiarazione d’amore improvvisa verso l’alleato di un tempo. «E inutile che ci giriamo attorno. Tanto alla fine saremo noi tre: Idv, Pd e Sel – dice l’ex pm – a questo punto, formalizziamo subito la coalizione. Se matrimonio deve essere, sposiamoci entro Natale».

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Le vite parallele di Di Pietro e Berlusconi

Che succede all’Italia dei valori? I dipietristi in cerca d’autore che salvano il governo Berlusconi sono la prova finale delle lacune storiche che gravano sul partito dalle «mani pulite».

Per saperne di più e mettere le cose in prospettiva è in libreria un saggio di Pierfranco Pellizzetti che spiega bene le questioni irrisolte nell’Idv (Fenomenologia di Antonio Di Pietro, manifestolibri).

Come Alberico Giostra sul manifesto di giovedì scorso, Pellizzetti registra la deriva «mastellata» e centrista del partito dell’ex pm. L’Idv come partito in «franchising» che sul territorio si dimostra la più collaudata «lavanderia» di ceto politico esistente in Italia. In questo, fatte le debite proporzioni, funziona in modo molto simile al Pdl. Non importa chi sei e da dove vieni ma quanti voti porti. Tanto il «capo» garantisce per tutti.

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Idv, il tramonto di un partito personale

di Alberico Giostra

Mai come in questi luminosi giorni di fine impero viene alla luce il parallelismo che lega Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. La loro crisi morale e politica è un gioco di specchi.

La spia della «malattia mortale» che mina il dipietrismo è il riaffiorare periodico del «degregorismo», affezione ormai endemica dell’Idv. Dopo il recente passaggio alla corte del cavaliere di Americo Porfidia, i mal di pancia di altri due deputati, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, che si avviano a non votare la sfiducia al governo Berlusconi, sono i sintomi evidenti che il caso del senatore napoletano Sergio De Gregorio, che nel 2008 dopo una settimana a palazzo Madama si alleò con il centrodestra, non fu un evento accidentale ma è la cifra del dna del partito di Di Pietro. E questo nonostante sia Razzi che Scilipoti siano portatori sani di quel «morbo». A non esserne portatore sano è piuttosto il leader dell’Idv.

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Il «papa straniero» non piace all’ Idv

A Napoli «tanto si perde». A microfoni spenti le voci partenopee di Pd e sinistre non sono propriamente ottimistiche sul dopo Jervolino. Anche la candidatura del bolognese d’adozione Libero Mancuso sembra più un coniglio dal cilindro che una scelta meditata nel famoso «territorio».

Certo, il travaso sotto il Vesuvio dell’ex magistrato è il frutto di un’operazione tutta napoletana. Condivisa dall’ala partenopea di Sel che ha in Gennaro Migliore il suo referente nazionale. Una scelta che anche Paolo Cento, responsabile nazionale enti locali di Sel, sottoscrive con entusiasmo: «E’ vero che stava in giunta con Cofferati ma sulla ‘sicurezza’ ha detto anche molti no. E poi offre una lettura della legalità più centrata sui poteri forti che sul conflitto sociale. E’ una candidatura non strettamente di partito, capace di raccogliere un consenso ampio».

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Fini chiude la camera e firma la sfiducia con l’Udc

Crisi del Pdl, ultima offerta al Cavaliere: nuova legge elettorale e rimpasto. Gianfranco Fini chiude la camera dei deputati. Per dieci giorni niente aula. Tutti zitti fino alla conta sulla fiducia del 13 e 14 dicembre.

La decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio sulla serrata di Montecitorio è la prima tappa delle delicatissime trattative che si fanno sottobanco nei vari palazzi della capitale. E fa «sorridere» che a chiudere il parlamento siano gli stessi che invocano da mesi la «responsabilità nazionale» contro la crisi. O un presidente della camera che a ottobre dell’anno scorso «chiuse» Montecitorio protestando per le mancate coperture economiche garantite dal governo (cioè da Tremonti).

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Bersani stretto tra primarie e porcellum modificato

Accordo possibile sulla riforma elettorale? Vendola: «O governo stabile o si vota». Dopo l’ennesimo tira e molla tra finiani e governo sulla riforma dell’università, Roberto Giachetti (Pd) ci scherza su: «Facciamo così, riconvochiamo la camera direttamente il 15 dicembre». In effetti uscire dallo stallo pauroso in cui sono precipitati parlamento e governo è una missione impossibile quasi per chiunque.

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Vendola ai moderati: discutiamo dell’Italia

Da Nichi Vendola nessun veto all’alleanza con il centro. Anzi: «Verso l’Udc nutro amicizia e rispetto e penso che la cultura moderata e quella di sinistra debbano convergere per trovare un programma riformatore», dice il governatore pugliese. Di più: «Voglio interloquire con il popolo del Family Day e delle partita Iva, voglio parlare delle loro condizioni di vita». A Casini Vendola porge un’avvertenza che suona però come un avvertimento: «Non mi interessano alleanze astratte o discussioni politiciste. Discutiamo dell’Italia, confrontiamoci nel paese. E non è detto che i moderati abbiano la guida del cambiamento». Cioè la premiership.

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Intervista a Vendola: “Ripartiamo dalla scuola”

Vendola: «Ripartiamo dalla scuola e dalla lotta generale al precariato»
Il leader di Sel a Bersani: il programma si fa con le primarie

Il paradosso di questa crisi è che l’esplosione del centrodestra non giova all’opposizione. Per Nichi Vendola succede perché manca ancora «l’agenda del cambiamento». Che secondo lui avere al primo posto «la lotta generale al precariato» e la ricostruzione della scuola e dell’università.

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