Sì ai gay, alla cannabis e perfino alle tasse. L’America profonda vota «liberal»

Senza dubbio il voto politico generale è andato a destra (complici le preoccupazioni sull’economia e il debito pubblico) ma il senso comune americano invece ha decisamente svoltato a “sinistra” su molte questioni non secondarie, dai matrimoni gay alle droghe fino alle tasse locali. Perfino la «tolleranza zero» esce a pezzi dai 176 referendum votati in 38 stati insieme ai due candidati su cui si è concentrata l’attenzione del mondo.

Per la prima volta negli Stati uniti è un voto popolare ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso (fino al 2009 il referendum aveva ricevuto ben 30 bocciature di fila) ma in Maine, Maryland e probabilmente anche Washington (nella Seattle di Microsoft, Boeing e Starbucks) le comunità glbt hanno vinto. Stati che si aggiungono ai 6 (più la capitale) che hanno introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso per legge o per sentenza delle corti.

Bene anche in Minnesota , dove non è passato (di misura) un quesito costituzionale che limitava le nozze agli eterosessuali. Grande sconfitta è la chiesa cattolica. Anche nel fundraising: le associazioni glbt hanno raccolto il triplo dei fondi delle associazioni omofobe.

Anche sulle droghe, altri 3 stati (Washington, Colorado e Maryland) hanno legalizzato, chi più chi meno, il consumo di marijuana (in Oregon invece il referendum è stato bocciato). In generale molti i quesiti sulla scuola: in Maryland, per esempio, è passato quello che concede l’istruzione pubblica agli immigrati illegali.

Anima liberal dell’America, la California ha infilato 11 referendum di portata storica dal punto di vista locale ma anche simbolico.

Lo scontro è stato durissimo, con almeno 370 milioni di dollari spesi in pubblicità dai fronti contrapposti. La culla della «Reaganomics» e dello stato come «problema» (peraltro in bancarotta dopo la cura Schwarzenegger) ha approvato un quesito che (bestemmia!) chiede di aumentare le tasse statali per finanziare la scuola.

La misura proposta dal governatore democratico Jerry Brown (democratico) è stata approvata col 54% dei voti. Aumenta la tassa locale sugli acquisti e l’aliquota su chi guadagna più di 250mila dollari (circa il 3% dei contribuenti). Si tratta di un gettito pari a 6-9 miliardi di dollari all’anno. Una vittoria storica per i democratici, vista anche la contemporanea stroncatura col 61% di no di una specie di rigorosissimo «fiscal compact» biennale e il no (col 56%) del divieto di finanziare la politica da parte dei sindacati.

Sempre in California è stata modificata perfino la famigerata legge dei «tre colpi» (al terzo reato ti prendi l’ergastolo), ammorbidendola per esempio se il terzo reato non è «serio o violento» (norma in vigore peraltro in 24 stati). Unici nei dal «Golden State» i no all’etichettatura obbligatoria dei cibi Ogm e all’abolizione della pena di morte.

dal manifesto dell’8 novembre 2012

Il siluro black shark è un frutto letale della tecnologia e ricerca toscana

Il «black shark», il super siluro di ultima generazione della Wass (gruppo Finmeccanica), è una vecchia conoscenza del manifesto.

Il 25 novembre del 2010 finì addirittura in prima pagina (battezzato «il siluro di Tremonti») come simbolo degli sprechi di stato e del dogma della spesa militare. Nel 2010 gli investimenti pubblici solo sul siluro valevano oltre 87,5 milioni di euro.

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Vieni avanti decretino, Passera prova a crescere, Monti taglia

Un colpetto di acceleratore con il decreto sviluppo del ministro Passera e una pestata forte sul freno con i tagli alla spesa pubblica elaborati da Giarda-Bondi sotto la regia del premier. Monti avvisa gli altri ministri e taglia dirigenti e personale di Palazzo Chigi e Mef. Varati due fondi presso la Cassa depositi e prestiti per la vendita degli immobili pubblici e delle società quotate.

Dopo 5 ore di consiglio dei ministri, il governo ha varato tre decreti legge: uno per la crescita (budget accertato 2 miliardi, impatto teorico secondo Passera 80 miliardi), uno sul riordino dei vigili del fuoco e un altro (in prospettiva il più importante) per i tagli alla spesa pubblica e le privatizzazioni.

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I “pirati” contro Grillo: “Le 5 stelle sono un moVimento proprietario”

Il portavoce dei «pirati» tedeschi critica il «non statuto» di Grillo: «È gerarchico, come il copyright». Le due liste hanno in comune soltanto la passione per il Web. Ma a Berlino il portavoce del movimento può essere chiunque e il «programma» è un software «democratico»: Liquid Feedback

È il «portavoce» di un partito in cui i portavoce sono migliaia. Tanti quanti sono i membri, gli iscritti, perché per i «pirati» funziona così: chiunque può rappresentare il gruppo, anche in tv. Basta che presenti le posizioni «ufficiali» del Piratenpartei, non le proprie. Ma Carlo von lynX (il suo nickname in rete), informatico e musicista, da qualche giorno ha una «qualifica» in più. I pirati tedeschi gli hanno assegnato il compito di occuparsi dell’Italia. Di tenere i rapporti, insomma, coi «cugini» del partito pirata italiano.

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Monti convoca Abc, per l’euro è questione di settimane, non di mesi

Ministri al lavoro sui nuovi tagli alla spesa pubblica (spending review). Oggi informativa alla camera sul Consiglio europeo del 28.

Solo l’emergenza può tenere in piedi il governo Monti. Che nei momenti di «relax» si complica la vita e incorre in svarioni che ricordano molto da vicino l’epilogo tragicomico dell’ultimo governo Berlusconi.

Soltanto ieri, ben quattro ministri «pesanti» (Fornero, Severino, Giarda e Passera) hanno inanellato una serie di brutte figure nelle aule parlamentari da far impallidire Tremonti e Calderoli. Il tutto mentre da giorni a Palazzo Chigi suona l’allarme rosso per la tenuta dell’euro.

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Deficit zero, la Costituzione mutilata con il pareggio di bilancio

Lo stato, gli enti locali e tutte le amministrazioni pubbliche non possono più indebitarsi. La quarta e ultima lettura a Palazzo Madama supera i due terzi dei voti. Dice no solo l’Idv, Lega astenuta. La sovranità non appartiene più al popolo.

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Monti, l’anno nuovo del Professore

La conferenza stampa di oggi apre di fatto il 2012. La crisi internazionale complica i piani del governo, commissariato in Europa e mal sopportato in patria. Napolitano corre ai ripari e chiede lumi su riforma delle università e nuova cittadinanza.

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Malinconico, l’unico professore per legge

Nel governo dei «tecnoprofessori», così li ha definiti un rapporto di Openpolis, almeno in un caso, il titolo di «professore ordinario» è un po’ speciale.

Trattasi dell’unico caso (almeno, questo risulta ai giuristi italiani) di professore universitario salito in cattedra senza concorso, per nomina governativa.

Una possibilità durata pochi mesi e poi cancellata – in effetti, fa un po’ a pugni con la retorica del merito e quella dell’autonomia universitaria – ma durata abbastanza per promuovere un grand commis d’eccezione, che adesso ritroviamo tra i banchi del governo tecno: Carlo Malinconico, già presidente della Fieg, attuale sottosegretario con delega all’editoria, già capo del legislativo a palazzo Chigi con il primo governo Prodi.

di Roberta Carlini

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Debito vietato per tutti, il pareggio di bilancio nella Costituzione

E adesso mai più debito Non varrà solo per stato e regioni ma anche per tutti gli enti pubblici. Inclusi Inps, comuni e università

È dio che lo vuole. Cioè il mercato. Cioè l’Unione europea. E quindi si farà, anche se male.

La camera approverà oggi in prima lettura la riforma costituzionale che introduce il pareggio di bilancio non solo a livello centrale ma anche per «tutte le amministrazioni pubbliche». In linea di principio dunque indebitarsi sarà vietato non solo al governo e agli enti locali ma anche all’Inps, le università, la massa del parastato.

Il testo che uscirà dall’aula di Montecitorio (tutti i partiti sono favorevoli) è molto diverso da quello discusso dalle commissioni. Secondo il relatore Donato Bruno (Pdl), i «tempi ristretti» che «la congiuntura economica ha imposto all’Italia» non hanno permesso di «affrontare fino in fondo tutte le numerose questioni aperte».

Che si vari una riforma discutibile lo dice lo stesso Bruno: la materia è «delicata e complessa» e il testo «è ulteriormente migliorabile».

Il lavorio «informale» tra il ministro Giarda e i vari partiti ha portato a una riforma in due tempi: un cambio «conciso e più asciutto» della Costituzione subito (art. 81, 97 e 119) e una legge di attuazione entro il 28 febbraio 2013 che specificherà la normativa di dettaglio.

Il nuovo art. 81 prevede che lo stato assicuri «l’equilibrio tra le entrate e le spese» tenendo conto del ciclo economico. L’indebitamento è consentito solo per «eventi eccezionali previa autorizzazione delle due camere a maggioranza assoluta». D’ora in poi, inoltre, «ogni legge di spesa deve indicare i mezzi per farvi fronte».

La riforma prevede l’istituzione di una sorta di supercommissione bilancio che vigili sul budget. Un organismo parlamentare, tecnico e non politico, che sorvegli i conti e l’andamento dell’economia e del bilancio.

Il ministro ai rapporti con il parlamento Giarda ha fatto capire in aula che il nuovo testo è un compromesso con l’Authority indipendente immaginata da Monti nel suo discorso di insediamento.

In ogni caso, l’attuazione concreta su poteri, eventuali sanzioni, soglia numerica del debito come negli Usa, precisazione delle deroghe, obblighi di correzione e regole generali sulla spesa è affidata alla futura legge attuativa costituzionale.

dal manifesto del 30 novembre 2011

Mario il temporeggiatore

Monti vede Rehn e aspetta l’ok da Bruxelles. Ma la crisi ormai vola Sorpresa, Germania e Olanda (con la Bce) chiedono al Fmi di finanziare i paesi europei in difficoltà

Il core business di Mario Monti è l’Europa. Un continente in crisi, in cui evitare passi falsi è la priorità. Dopo l’enorme fiducia concessagli, Monti vuole ottenere il via libera di Bruxells su tutto ciò che farà.

Ma il tempo non si ferma e il Professore sa che deve fare in fretta. «Presenteremo le misure quando siamo sicuri, non si possono fare annunci e poi tornare indietro», si difende il ministro dell’Ambiente Claudio Clini. La manovra arriverà in parlamento prima del decisivo vertice europeo del 9 dicembre. Dove l’Italia in qualche caso potrebbe addirittura trovarsi tra i primi della classe, anticipando la creazione di un’authority di vigilanza sui conti pubblici inserendola nella riforma sul pareggio di bilancio che sarà approvata alla camera entro mercoledì.

Audito in parlamento ieri, il commissario agli Affari economici Olli Rehn ha provato ad alleggerire il clima immaginandosi «Don Camillo e Peppone che sostengono il governo Monti».

Ma freddure a parte, il finlandese ha delineato un quadro critico: «l’Europa è in stallo», il Pil dell’eurozona crescerà solo dello 0,5% nel 2012 e la disoccupazione «resterà alta». «Il risanamento dei conti pubblici – ammette Rehn – è ancora più complesso. Ormai il contagio (sic) del debito è arrivato al cuore (core) dell’Europa».

In questo contesto, l’Italia «è un paese troppo vulnerabile al mercato» e dunque deve «crescere di più». Come? Rehn lo dice per titoli: «riforma del mercato del lavoro e della pubblica amministrazione, dismissioni, liberalizzazioni». Un menù antico al quale il commissario al Mercato interno Michel Barnier, audito anche lui dalle camere, ha aggiunto soprattutto il recepimento integrale della direttiva Bolkestein che liberalizza i servizi.

Per ora la commissione è indulgente con l’Italia. Su di noi pendono due multe: una per la mancata ricapitalizzazione delle banche e l’assenza di un tetto ai bonus dei banchieri; l’altra per la «golden share» di Tremonti contro le scalate straniere di società strategiche o partecipate dallo stato.

All’Ecofin di martedì la Commissione presenterà il primo rapporto sull’Italia. Rehn ricorda che i paesi a rischio di sanzioni per il budget 2012 sono già cinque: Cipro, Malta, Ungheria, Polonia e Belgio.

Avverte che dal 13 dicembre cambia musica. Di fatto la Commissione diventerà l’arbitro ultimo delle finanziarie nazionali. Se Barroso e Rehn chiedono di multare i paesi inadempienti, i governi del Consiglio europeo si possono opporre solo a maggioranza qualificata (evento altamente improbabile).

Nella sua audizione Rehn è esplicito: «Il 2003 non si ripeterà più. Userò da subito tutti i miei poteri». Com’è noto, nel 2003 un’intesa tra Francia e Germania (con la benedizione italiana di Tremonti) consentì ai due paesi di sforare il 60% del debito. Stavolta il Belgio (senza governo da oltre 500 giorni) rischia una multa automatica da 700 milioni (lo 0,2% del Pil).

La crisi europea si avvicina all’ingestibilità. Più i debiti sovrani crollano, più crollano le banche che li hanno comprati. Più crollano le banche, meno scorre l’economia. Una spirale perversa che sta contagiando il resto del mondo. A Washington, nella sede del Fondo monetario (Fmi), studiano già i piani di emergenza.

La prima nazione dell’Europa occidentale a chiedere il salvataggio del Fmi potrebbe essere la Spagna. Secondo la stampa madrilena il nuovo governo Rajoy starebbe studiando un fondo salva-banche quasi identico alla legge «Tarp» approvata dal governo Bush nel 2008. Lo stato comprerebbe dalle banche i titoli tossici del mercato immobiliare attraverso una «bad bank» pubblica. Il problema è che questi titoli basura valgono 300 miliardi e Madrid non li ha: potrebbe chiederne un po’ al Fmi.

Il quadro si complica sempre di più. Il «Fondo salva stati» è un morto che cammina: con quasi tutti i paesi europei declassati, il “salvatore” è considerato meno sicuro dei “salvati”, più fragile dei bond tedeschi, troppo piccolo per funzionare davvero, infinanziabile se il «contagio» si radicherà nel cuore dell’Europa. Rehn ha fatto capire che il suo potenziamento (fondo «Esm») potrebbe essere anticipato al 2012.

Ma dalle parti di Francoforte (e non solo) aleggia un’idea diabolica. Germania, Olanda e Finlandia hanno chiesto ieri al Fondo monetario di finanziare i paesi in crisi. Magari attraverso prestiti bilaterali delle banche nazionali (e in futuro della Bce). E’ l’unico modo, forse, per fare in fretta aggirando statuti internazionali vetusti e opinioni pubbliche nordiche sempre più ostili.

Per ora nessuna conferma ma una fonte interpellata dall’Ansa fa notare che quattro giorni fa l’Fmi ha annunciato meccanismi di prestito più flessibili, in particolare verso i paesi con «fondamentali solidi» in difficoltà.

dal manifesto del 26 novembre 2011