Lo sviluppo a costo zero

Nervi tesi tra Berlusconi e Tremonti. Allo studio solo due mini-decreti su infrastrutture e semplificazioni. Incentivi fiscali ma niente soldi pubblici ai costruttori. La «cabina di regia» dell’Economia resta a via XX settembre, il premier però può partecipare

Non si dimettono nessuno dei due, figuriamoci, ma almeno Berlusconi e Tremonti adesso si parlano. Che un normale incontro di un paio d’ore tra il premier e il ministro dell’Economia diventi una notizia da prima pagina è il segno migliore della crisi profonda del centrodestra e del governo, commenta Michele Ventura del Pd.

In effetti il vertice tra i due a Palazzo Grazioli – facilitato da Gianni Letta e incoraggiato lunedì da Bossi – non produce nessun comunicato ufficiale ma viene giudicato «ottimo» dai portavoce di entrambi i duellanti.

L’unico effetto immediato è la partecipazione (oggi) del gran visir berlusconiano al terzo round preparatorio con Confindustria e banche sul futuro decreto sviluppo mentre domani, invece, sarà direttamente Silvio Berlusconi a partecipare al ministero di via XX settembre al grande seminario sulle dismissioni dei beni pubblici organizzato da tempo dal superministro con banche e agenzie interessate. I tecnici al ministero parlano di misure per la «gestione del patrimonio immobiliare» e «individuazione e dismissione di beni in eccesso alle funzioni pubbliche»

In sostanza si tenterà di vendere il vendibile ai privati a cominciare da caserme, uffici e soprattutto le municipalizzate. Che la misura serva davvero a qualcosa per le casse pubbliche lo dimostra il curriculum di Tremonti, che in passato le privatizzazioni le ha già fatte con le varie Scip e il debito pubblico non è calato di una virgola, anzi.

Il vincitore di giornata, dopo settimane di polemiche e veleni, sembra essere il ministro dell’Economia. La «cabina di regia» resta a via XX settembre, così come tutti i carteggi e i contatti istituzionali necessari. L’obiettivo a breve termine – forse già in settimana – è il varo di due provvedimenti distinti: uno sulle infrastrutture e uno sulla semplificazione. Per quello complessivo dedicato alla crescita, invece, si ipotizzano tempi più lunghi, almeno fino alla finanziaria di metà ottobre.

Tremonti continua a tenere le sue carte ben coperte. Come a volersi parare le spalle, prima dell’incontro con Berlusconi ha visto sia Bossi che Napolitano. Un appuntamento al Quirinale dedicato a sminare il campo per possibili decreti immediati e alla nomina del successore di Draghi al vertice di Bankitalia (Tremonti e Bossi vogliono Grilli, Letta predilige una scelta interna come Saccomanni).

Sulla crescita però non c’è ancora nulla di deciso. Nel corso dei precedenti incontri dei ministri economici (Tremonti, Matteoli, Romani e Fitto) con Confindustria, Abi, Rete imprese e Bankitalia è stata fatta una semplice ricognizione su tutti gli interventi per lo sviluppo approvati dall’esecutivo fino a oggi e non ancora attuati vuoi per la mancanza dei decreti attuativi vuoi per difficoltà degli enti (qualcuno ha più sentito parlare dello «sportello unico per le imprese» approvato in pompa magna due anni fa?). Sul tavolo inoltre sono state messe le proposte dei diversi ministeri su grandi opere, semplificazioni, pubblica amministrazione, energia e tlc. Adesso il confronto dovrà entrare nel merito e passare al vaglio anche le proposte di banche e imprese.

Il ministro dell’Economia ha chiarito oltre ogni ragionevole dubbio che in questa fase tutte le misure sul piatto devono essere «a costo zero». Come dimostra l’ultima trovata tremontiana, già ribattezzata «Tremonti-Infrastrutture». Visto che lo stato non metterà più un euro sulle opere pubbliche, l’idea è detassare al massimo i privati che hanno la concessione e realizzano l’opera: per tutta la durata della costruzione vengono defiscalizzati gli investimenti e l’Irap. In più, una volta chiuso il cantiere, il concessionario-costruttore non pagherebbe il canone e l’Ires per un certo lasso di tempo.

Sembra chissà cosa ma è molto probabile che si tratti di una misura di piccolo cabotaggio. Il Sole 24 Ore ha scritto che Tremonti vorrebbe vararla in via sperimentale solo sul potenziamento di 8 strade: la Pontina, la Ragusana, la Telesina, la Pedemontana piemontese, la Orte-Mestre… Altri ministri insistono per allargare il quadro. In ogni caso all’Economia assicurano che ci si concentrerà solo su opere «immediatamente cantierabili».

In materia di giochi fiscali non c’è maestro più bravo di Tremonti. Però la realtà ha la testa dura: a Roma, per esempio, la regione non ha più un euro per la linea C della metropolitana e dunque i cantieri sono fermi. Per le opere pubbliche servono soldi veri e in tempi di credit crunch è difficile che le banche si trasformino in bancomat dei costruttori.

(Non a caso il ministro Matteoli il giorno dopo è stato contestato all’Ance: vedi qui, ndr)

In serata Tremonti torna a Palazzo Grazioli per un incontro con Berlusconi, Bossi, Alfano e tutto lo stato maggiore leghista tranne Maroni. Un appuntamento tanto più delicato visto che oggi la camera voterà la mozione di sfiducia del Pd contro Saverio Romano, il ministro dell’Agricoltura accusato di mafia. E’ una verifica di maggioranza vecchio stile, che non fa escludere il varo dei decreti in un consiglio dei ministri da tenere venerdì sera a mercati chiusi.

dal manifesto del 28 settembre 2011

Wikileaks, il capitalismo petrolifero del Kazakhstan

“Listen, it’s business as usual.
It’s about big money.
Capitalism — you call it market economy — means huge money.
Listen, almost everyone at the top is confused.
They’re confused by their Soviet mentality.
They’re confused by the corrupt excesses of capitalism.
If Goldman Sachs executives can make $50 million a year and then run America’s economy in Washington, what’s so different about what we do?”

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Guido Viale: i veri perché dello scandalo rifiuti

Rifiuti e differenziata, i perché del disastro
di Guido Viale

«Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai… Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Così, secondo Repubblica del 23 settembre, l’intercettazione di una telefonata tra il ras dei rifiuti dell’Abruzzo Rodolfo Di Zio e l’Assessore regionale all’ambiente, entrambi arrestati ed entrambi in combutta tanto con maggioranza che con l’opposizione della Regione, nonché con la società lombarda Ecodeco – ma anche con il comitato anti-discariche – per costruire nella regione uno o due inceneritori e garantirsi un quantitativo di rifiuti da bruciare sufficiente ad alimentarli.

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Inciucio atomico Pdl-Pd, Veronesi zar dell’atomo

Il legambientalista del Pd Roberto Della Seta, senatore ecodem, invita il suo collega a non accettare le lusinghe berlusconiane che lo vorrebbero a capo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn). «La nomina di Umberto Veronesi ai vertici dell’Agenzia è una polpetta avvelenata per il Pd e al di là del prestigio di Veronesi segnerebbe comunque il punto finale per la credibilità e l’autonomia delle Authority di controllo».
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Federalismo col morto, le regioni

Questa manovra «uccide le regioni ed è difficile fare il federalismo con il morto», spiega Nichi Vendola. In Puglia il bilancio, al netto della sanità, è pari a 1 miliardo di euro e i tagli sono di 378 milioni: «Potremo solo pagare gli stipendi ai dipendenti», aggiunge il governatore di Sinistra e libertà. Dopo il «prendere o lasciare» di Tremonti, i presidenti delle regioni italiane si sono riuniti e all’unanimità – inclusi dunque i leghisti Cota e Zaia – hanno deciso di restituire al governo centrale le deleghe ai servizi affidati loro dalla legge Bassanini nel 1997. Cosucce come trasporto pubblico locale, lavoro e formazione, polizia amministrativa, incentivi alle imprese, Protezione Civile, servizio maregrafico, demanio idrico, energia e miniere, invalidi civili, opere pubbliche, agricoltura, viabilità e ambiente.

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Non bastavano lacrime e sangue. Tremonti taglia pure gli incentivi alle energie rinnovabili. Una scure da mezzo miliardo l’anno (a carico di cittadini e imprese, lo stato non c’entra nulla) che apre ulteriormente la strada al nucleare.

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