Pareggio di bilancio, sì all’unanimità

Ultima parola al senato. Bruxelles avverte: «Approvatelo subito».

«Approvando questo provvedimento stiamo riscrivendo la costituzione economica del nostro paese». Per una volta Renato Brunetta non è lontano dal vero. Nonostante la liquefazione della maggioranza, la camera dei deputati ha approvato quasi all’unanimità (442 sì, 6 astenuti e soltanto 3 no) la legge di attuazione del principio costituzionale del pareggio di bilancio. Il via libera definitivo ora spetta al senato, che non ha calendarizzato il ddl perché contrario alla composizione a tre membri dell’authority di controllo dei conti pubblici prevista dal provvedimento su richiesta dell’Europa.

Continua a leggere

Mezzo Pdl non vota il fiscal compact negoziato da Berlusconi

Monti teme il peggio e prepara la manovra d’agosto. Commissioni bilancio e ministri convocabili a Roma all’istante per un eventuale decreto estivo.

«Siamo davanti a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea, con nuove e sostanziali cessioni di sovranità, è un momento storico e insieme possiamo farcela», afferma il ministro per gli affari europei Enzo Moavero di fronte a un’aula della camera mezza vuota e soprattutto terrorizzata dal «generale agosto» e dalle voci di una nuova manovra del governo.

Montecitorio ha approvato definitivamente in un paio di giorni di non-dibattito i trattati di ratifica del «fiscal compact» e del «Mes», il fondo salva-stati (o salva-banche) dell’eurozona. Di fatto, la cessione di sovranità che Moavero tanto elogia, è al vaglio delle corti costituzionali della Francia e della Germania.

  Continua a leggere

Nel silenzio totale oggi la camera dice sì al fiscal compact, il “taglia-debito” da 45 miliardi all’anno

Il senato l’ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all’Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).

Continua a leggere

Fiscal compact, il senato approva senza fiatare 45 miliardi di tagli per 20 anni

Nel silenzio generale, senza discussioni, il senato ha approvato in prima lettura il fiscal compact e il Mes: 215 i sì (Pd, Pdl e Udc), 24 astenuti (Idv) e 24 i no (Lega e l’Idv Lannutti). Unico dissidente democratico Vincenzo Vita.

I trattati passano alla camera per il via libera definitivo.

Continua a leggere

Eurogruppo, sull’orlo dell’abisso Roma passa a metà

Il premier vede il bicchiere mezzo pieno: spread alto per la «cacofonia post-vertice»

Lasciando Bruxelles Mario Monti tira un sospiro di sollievo. La linea «rigorista» dei falchi olandesi non è passata e lo scudo salva-spread, in qualche modo è in cantiere. Tuttavia l’Italia, nonostante un anno di manovre lacrime e sangue continua a camminare sull’orlo dell’abisso. Il «modello spagnolo» di salvataggio rassicura Roma solo in parte. Lo stesso Professore ammette che per Madrid si tratta di un commissariamento light, con un «memorandum leggero» diverso dal «commissariamento plus» (così lo definisce) tipo quello della trojka in Grecia.

Continua a leggere

Scudo salva-spread, il muretto di Berlino

Oggi a Roma bilaterale italo-tedesco. La cancelliera avverte: «Dobbiamo ancora fare chiarezza sulle decisioni di venerdì» Il premier in senato ammette che l’accordo europeo è «di massima» e ancora tutto da scrivere. La cancelliera, criticata in patria, si prepara a negoziare dettagli «rigorosi».

Continua a leggere

Un Monti molto Tremonti si aggira per l’Europa

Idee poco chiare a Bruxelles. Integrazione bancaria forse a ottobre e Tobin Tax solo per chi ci sta non calmano lo spread con la Germania (a 470 per l’Italia e a 520 per la Spagna). Il Colle e Palazzo Chigi non rinunciano al rigore. Ma temono gli agguati in patria e si appellano all’Europa. In Parlamento Monti va avanti sulla difensiva: chiede gli eurobond a Berlino e più unità alla sua rissosa maggioranza. Poi rispolvera le privatizzazioni pensate dal suo predecessore e sullo «sviluppo» imbriglia Passera.

Continua a leggere

F35, per la Difesa più armi meno soldati

Il governo approva una legge delega che blinda le scelte militari fino al 2024. Di Paola: «E’ la riforma più importante dalla fine del servizio di leva». Gli esuberi saranno tutelati. E più investimenti in mezzi.

È «la «più importante riforma della difesa italiana dopo l’abolizione del servizio di leva del 2000». L’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ministro «tecnico» della Difesa, non risparmia gli aggettivi per annunciare il varo ufficiale del modello militare italiano del terzo millennio.

Il consiglio dei ministri di ieri ha approvato la legge delega che ridisegna da cima a fondo organizzazione, operatività, investimenti e pianta organica della difesa italiana. In sintesi: meno uomini, più aerei. Meno «marmittoni» ma più forze speciali e cybersoldati. Dal punto di vista militare: meglio meno ma meglio.

E’ un ridisegno complessivo che – una volta approvato dal parlamento ma non dovrebbe trovare opposizione – condizionerà le scelte politiche militari da oggi al 2024 (avete letto bene, almeno 12 anni).

Continua a leggere

Articolo 18, Napolitano gela la Fiom

La manifestazione di Roma non è nemmeno finita, anzi, il corteo sfila ancora per le strade della capitale che dal Quirinale arriva già un primo monito, autorevolissimo seppure indiretto, a quello che avverrà nei prossimi giorni.

«È necessario un atteggiamento aperto verso le modifiche», nel confronto sulla riforma del mercato del lavoro, pur «tenendo fermi i principi di rispetto dei diritti». «Insisto – avverte il presidente Giorgio Napolitano – sulla necessità di una visione aperta alle esigenze di rinnovamento».

Dal capo dello stato è quasi una doccia fredda sulla Fiom e le sue richieste. Soprattutto perché le parole di Napolitano cadono alla vigilia della ripresa del negoziato tra governo e parti sociali su lavoro e articolo 18.

Continua a leggere

Europa e legge elettorale, Monti cambia tunnel

Da un tunnel all’altro. Non più quello celeberrimo, fisico e sotterraneo, del primo incontro separato tra Monti e i segretari di Pd, Pdl e Udc. Ma quello metaforico di una politica europea sbagliata che ha trasformato la crisi dell’eurozona in un labirinto da cui l’Italia, nonostante i sacrifici e il cambio di governo, rischia di non uscire più.

La colazione di lavoro a quattro tra il premier, Alfano, Bersani e Casini è durata oltre tre ore. Ma nonostante alla fine tutti i protagonisti dicano che il primo incontro multilaterale ufficiale sia andato bene molti nodi restano irrisolti.

Continua a leggere