Giordano: oltre il Pd, un partito unico della sinistra

«Bisogna costruire qui e ora un nuovo soggetto politico, una nuova sinistra che faccia dell’unità e dell’innovazione culturale il perno dell’alternativa a Berlusconi». Per Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione e dirigente del partito di Vendola, Sinistra e libertà «da sola non basta». E’ questo il senso del «patto di consultazione» proposto ancora ieri dal governatore pugliese a Pd e Idv. Un «oltre Berlusconi» declinato in modo un po’ diversamente dal Bersani in maniche di camicia.

Giordano, Sel propone un «patto di consultazione» a Pd e Idv ma Bersani vi risponde che state già facendo qualcosa in più, visto che siete alleati alle amministrative…

Purtroppo le cose non stanno così e non sono così semplici. Dobbiamo prendere decisioni importanti, il patto di consultazione e di unità è decisivo, altrimenti non saremo credibili. Col Pd bisogna battere molto il tasto dell’unità perché entro giugno ci sono appuntamenti fondamentali per un’alleanza che vuole essere alternativa a Berlusconi: lo sciopero generale della Cgil, le amministrative e i referendum. Il treno sta passando. E se non lo prendiamo ora vuol dire che l’alternativa alla destra non è ancora pronta.

Vedi un Pd troppo timido sullo sciopero generale della Cgil ?

E’ in gioco non solo il contratto nazionale ma anche un tema fondamentale come il diritto di sciopero. Il Pd da che parte sta nella vertenza Bertone? Era da sciocchi pensare che Mirafiori e Pomigliano fossero un’eccezione. Come si vede, avevamo ragione noi: la Fiat continua ad affossare i diritti e a perseguire l’abbattimento del costo del lavoro senza investire in qualità e innovazione. Non a caso le macchine di Marchionne non si vendono. Lo sciopero generale va sostenuto perché può rappresentare l’approdo e l’identità sociale di una nuova coalizione, un centrosinistra unito che mette il lavoro al centro della sua proposta.

Come si concilia però la critica a Marchionne con il sostegno a Piero Fassino a Torino?

La nostra presenza in quella coalizione serve proprio a condizionare le sue politiche e a fargli cambiare di segno. Fassino lo sa: non è mai stato in discussione, e non lo sarà mai, il nostro appoggio alla Fiom e al sindacato. L’accordo con il Pd è reciproco.

Insistere su un patto tra partiti non significa che alle primarie non ci credete più nemmeno voi?

Le primarie verranno. Questa proposta è propedeutica a definire il perimetro dell’alternativa. Contro i referendum Berlusconi le sta tentando tutte. Come nel gioco delle tre carte rinvia il nucleare perché sa che farebbe da calamita per il quorum. Mi piacerebbe discutere con il Pd anche di acqua pubblica e rinnovabili, dell’alternativa economica a Tremonti. Dobbiamo iniziare a farlo.

D’Alema però (e non solo lui) continua a escludere le primarie.

D’Alema è sempre D’Alema. Segue lo stesso schema fin da ragazzo: cerca un accordo con pezzi del centrodestra per portarli a sinistra. Ma aspetta Godot. Dobbiamo provare ad animare questo processo unitario dotandolo di una partecipazione di massa. Se il Pd non investe sullo sciopero generale e sui referendum non avremo più il tempo di cambiare marcia. Stiamo vivendo un passaggio epocale, le miserie della politica italiana occultano a stento quello che sta accadendo nel mondo. Bisogna investire qui e ora sulla fondazione di una nuova sinistra in grado di costruire un modello culturale e politico nuovo, una diversa idea di democrazia.

Sel non è sufficiente per questa «nuova sinistra»?

Sel da sola non basta. Continuo a pensare che bisogna costruire un unico soggetto politico. L’affondo unitario di Vendola sul Pd ha esattamente questa ambizione. Certo, come dice Nichi, aspettiamo a mettere il carro davanti ai buoi ma questo processo intanto dobbiamo costruirlo.

Rifondazione e il Pdci sono esclusi da questa coalizione?

Lungi da noi il voler ridurre la platea. E’ Rifondazione ad aver detto che non è disponibile a una coalizione di governo. E’ un tema che ci divide da tempo e secondo me è auspicabile una loro maturazione. Il problema non è nostro. L’unità di partiti, movimenti e associazioni è dirimente per costruire una sinistra nuova. Ma per battere la destra non puoi più eludere il tema del governo, dell’unità e dell’innovazione culturale. Come opposizione siamo già uniti, in molti casi lavoriamo insieme. Ma le forze vanno unificate di più fino a costruire un nuovo soggetto politico. La scomparsa di una grande sinistra in questo paese è un’anomalia che va sanata.

Berlusconi a Milano si è candidato per il Pdl. Pensi che il Pd sia pronto a una sfida così importante?

Penso che a Milano anche nel Pd si sia messo in moto un processo positivo. Le primarie e la figura straordinaria di Pisapia stanno facendo dare il meglio a tutte le forze politiche. C’è una partecipazione che va anche oltre i partiti. Milano non è ancora il laboratorio della nuova sinistra ma è sicuramente un segnale di buona politica.

dal manifesto del 21 aprile 2011

Vendola al Pd: “la santa alleanza è un suicidio”

In questa intervista al manifesto fatta da Iaia Vantaggiato Nichi Vendola mette la parola fine alle speculazioni su un sì di Sel alla “santa alleanza” anti-berlusconiana da Fini alle sinistre.

Il presidente pugliese, a scanso di equivoci, difende la presenza nella coalizione di Antonio Di Pietro e avverte che l’abbandono delle primarie sarebbe un “depotenziamento” dell’alternativa alle destre.

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Intervista a Vendola sul referendum di Mirafiori

«Gli operai riaprono la partita». Il Pd è indeciso? «Se rinuncia alla centralità del lavoro diventa una finzione pubblicitaria. La Fiat voleva lo scalpo della Fiom e ha perso. La Cgil ora ritrovi il coraggio».

«Mai come in questo caso i numeri vanno pesati. Quella del no è una sconfitta bellissima e c’è una vittoria molto amara per il sì. Chi ha tentato l’assalto finale al lavoro e ai diritti è stato sconfitto. Ogni tanto si può essere felici, perché la posta in gioco era enorme», commenta a caldo Nichi Vendola.
«E’ troppo divertente il commento dei cicisbei e degli ipocriti che esultano perché il sì ha vinto – sorride il governatore pugliese – a Pomigliano il sì aveva vinto ma non con il plebiscito invocato da Marchionne. E a Mirafiori allora? Qui è stata sconfitta la natura stessa del referendum. A Torino la Fiat ha vinto solo per il voto bulgaro dei capi reparto e dei colletti bianchi».

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Risultati Mirafiori seggio per seggio

Ecco i risultati ufficiali e definitivi del referendum Fiat sull’accordo di Mirafiori.

Votanti:  5.119 lavoratori (94,25%) su 5.431 aventi diritto.

Sì: 2.735 voti (54,05%)
No: 2.325 (45,95%)
Bianche o nulle: 59

I voti si contano ma soprattutto si pesano. Dai dati scorporati per seggio (fonte: Fim-Cisl) esce una fotografia esatta delle condizioni materiali in fabbrica. Catena di montaggio antiaccordo, alla lastratura (lavoro un po’ meno pesante) vince un po’ il no, in verniciatura (dove essenzialmente i tempi di lavoro li fanno le macchine) prevale di poco il sì, tra capireparto e colletti bianchi plebiscito per marchionne. Governare la fabbrica sarà dura. Continua a leggere

Mirafiori, il commento integrale di Marchionne

Questo il testo integrale della dichiarazione dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo la vittoria del sì al referendum sull’accordo per lo stabilimento di Mirafiori.

“Siamo lieti che la maggioranza dei lavoratori di Mirafiori abbia compreso l’impegno della Fiat per trasformare l’impianto in una fabbrica di livello internazionale. Siamo lieti perché con il loro voto hanno dimostrato di avere fiducia in sè stessi e nel loro futuro. Non hanno scelto soltanto di dire sì ad una nuova possibilità per Mirafiori, quella di lavorare e competere tra i migliori. Hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante.

In un paese come l’Italia, che è sempre stato legato al passato e restio al cambiamento, e il referendum di ieri in parte lo ha dimostrato, la scelta di chi ha votato sì è stata lungimirante. Rappresenta la voglia di fare che si oppone alla rassegnazione del declino. Rappresenta il coraggio di compiere un passo avanti contro l’immobilismo di chi parla soltanto o aspetta che le cose succedano. Sono sempre stato molto orgoglioso di quello che Mirafiori rappresenta per la Fiat, come custode della tradizione industriale della nostra azienda e del nostro paese, e anche per quello che ha dimostrato di saper fare.

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Il testo integrale dell’accordo su Fiat Mirafiori

Ecco il testo integrale originale dell’accordo del 23 dicembre su Fiat Mirafiori.

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Di seguito le “spiegazioni tecniche” della Fiom.

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La lettera di Rossana Rossanda a Napolitano

Signor Presidente,

non credo di mettere in causa l’esercizio del Suo mandato al di sopra delle parti politiche e sociali, chiedendoLe, da semplice cittadina che ha avuto, anche se solo per età, il privilegio di seguire il lavoro dei costituenti, di voler intervenire con un richiamo al paese su quel che la Costituzione prescrive in tema di diritti sindacali.

Gli articoli 39 e 40 infatti non sono, come può constatare anche una non giurista, principi ottativi che testimoniano di un indiscutibile spirito dei costituenti ma cui, per mancanza delle articolazioni successive, un cittadino non si può appellare per veder riconosciuto un suo diritto. Sono del tutto inequivoci e la loro attuazione è stata regolamentata dalle leggi.

Ora, ferma restando la libertà di opinione dell’attuale amministratore delegato della Fiat che si propone di mutare le relazioni industriali del paese, è legittimo che egli decida della libertà sindacale nella sua azienda contro il dettato costituzionale? Non credo.

L’art. 39 della Costituzione più chiaro di così non potrebbe essere: l’organizzazione sindacale è libera e nessuna legge la può impedire salvo l’obbligo per i sindacati di essere registrati. Una volta registrato un sindacato ha personalità giuridica e rappresenta i suoi iscritti ed è in grado di stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alla categoria alla quale il contratto si riferisce.

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Premier poco operaio: Fiat America

L’ex ministro dell’Industria Berlusconi rinnega il suo passato “operaio”: «Se vince il no le aziende fanno bene ad andare via dall’Italia». Marcegaglia si allinea subito: «Il problema è reale». Ma l’auto vale più dell’11% del Pil.

Silvio Berlusconi non solo «vota» Marchionne ma arriva a legittimare perfino la fuga delle imprese dal suo-nostro paese. «La direzione della Fiat è giusta – afferma il premier a Berlino accanto alla cancelliera tedesca Angela Merkel – serve maggiore flessibilità del lavoro in accordo con i sindacati».

L’antico (?) mestiere del padrone ha evidentemente il sopravvento sul ruolo istituzionale: «Ove non vincessero i sì a quell’accordo, chiaramente imprese e imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi».
Un intervento tanto più rumoroso perché alla vigilia del voto di Mirafiori, con tutte le tensioni – politiche e sociali – viste davanti ai cancelli.

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Marco Revelli: la costituente Fiat

In città si stanno moltiplicando i negozi con la vistosa insegna gialla «Compro oro». Erano pressoché sconosciuti fino a un paio di anni fa, ora crescono come funghi: appena un paio in centro, gli altri – decine – nelle ex barriere operaie, Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori sud… Acquistano tutto, anche le protesi dentarie. D’altra parte Torino ha fatto segnare nel 2010 il non invidiabile primato nella crescita dei pignoramenti di alloggi, con un +54,8% nei primi dieci mesi dell’anno rispetto al già duro 2009. E si calcola – sono dati impressionanti – che un 35-40% dei lavoratori metalmeccanici torinesi abbia fatto ricorso, nell’ultimo biennio, alla cessione del quinto dello stipendio, per pagare le rate in sospeso, o semplicemente per arrivare alla fine del mese.

È su questa Torino, su questo tessuto sociale allo stremo, che ha calato la scure del suo Diktat Sergio Marchionne, dall’alto del suo ponte di comando globale e dei suoi quattro milioni e mezzo di euro di stipendio annuo, quattrocentotrentacinque piani più sopra rispetto al reddito annuo di ognuno di quegli uomini e quelle donne che a Mirafiori – nel luogo in cui sono inchiodati per la vita o per la morte – dovranno domani votare se «arrendersi o perire». Più di novemila volte più in alto – una distanza stellare – se si considera anche il valore delle stock options accumulate, valutabili con un calcolo minimale intorno ai 100 milioni…

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L’apoteosi del conflitto di interessi

Parlamento cancellato: Berlusconi può decidere da solo entro marzo se comprarsi, per esempio, il «Corriere della Sera».

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