Il duro lavoro della Fiom

Oggi l’incontro con tutti i big di partito. A Roma Landini mette tutto il centrosinistra intorno a un tavolo. Si discute di cose serie: diritti e manomissione dell’articolo 18. Di Pietro studia il piano B con Grillo

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Articolo 18, Napolitano gela la Fiom

La manifestazione di Roma non è nemmeno finita, anzi, il corteo sfila ancora per le strade della capitale che dal Quirinale arriva già un primo monito, autorevolissimo seppure indiretto, a quello che avverrà nei prossimi giorni.

«È necessario un atteggiamento aperto verso le modifiche», nel confronto sulla riforma del mercato del lavoro, pur «tenendo fermi i principi di rispetto dei diritti». «Insisto – avverte il presidente Giorgio Napolitano – sulla necessità di una visione aperta alle esigenze di rinnovamento».

Dal capo dello stato è quasi una doccia fredda sulla Fiom e le sue richieste. Soprattutto perché le parole di Napolitano cadono alla vigilia della ripresa del negoziato tra governo e parti sociali su lavoro e articolo 18.

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il manifesto ai resistenti di tutta Italia

DIstrazione

Il giornale di oggi è un giornale speciale. Non perché sia più bello degli altri giorni. Ma perché è fatto con molto sudore e molta passione. Se lo avete comprato in piazza a Roma durante la manifestazione della Fiom o nelle edicole di tutta Italia, per noi è un gesto speciale. Unico.

Il manifesto è in liquidazione coatta, commissariato da tre professionisti nominati dal governo, appeso alle decisioni di tre diversi ministeri (Economia, Sviluppo e Lavoro). Non ha più conti in banca e non può spendere un euro. Sulla pubblicità non ha mai potuto contare perché è ostinato a rimanere comunista e «dalla parte del torto». Da quarant’anni non accetta padroni e tantomeno partiti «di riferimento».

Un foglio storico, tanto anomalo nella struttura proprietaria quanto coeso nel suo collettivo ed eretico nella scrittura.

È l’unica cooperativa pura di giornalisti e poligrafici che è anche un gruppo politico che fa anche un quotidiano nazionale che è anche un giornale politico. Non è uno scioglilingua. Non c’è al mondo un giornale con tutte queste quattro caratteristiche.

E non c’è quotidiano al mondo che arrivi in edicola sottoposto a un capestro finanziario e giuridico paragonabile a quello che stiamo vivendo da un mese.

Visto con gli occhi di un ragioniere, forse, il manifesto è un’impresa in crisi come tante altre. Visto con i nostri occhi, invece, è una lunga storia d’amore con la politica, la cultura e il mondo.
Alle corse ad ostacoli siamo ben allenati. Proprio per questo, contro ogni regola della fisica economica e della giurisprudenza, le pagine che leggete vivono. Viaggiano tra le vostre mani e su Internet, si infilano nelle tasche e nelle teste. Grazie a voi e noi. Resistenti. Senza fine.

dal manifesto del 9 marzo 2012

il manifesto, i numeri della diffusione straordinaria

In un mese 45 assemble autoconvocate in tutta Italia, 615mila euro di sottoscrizione e oltre 4mila abbonamenti postali e web.

Eppur si muove. La campagna di diffusione straordinaria e abbonamenti collettivi lanciata in questi giorni sta producendo i suoi primi effetti.

Dopo le scuole romane Tasso e Virgilio si stanno accordando per diffondere il giornale anche alcuni studenti di Bologna e di Modena, i giovani comunisti di Trieste, i tanti «circoli del manifesto» sparsi per tutta Italia. Un lavoro capillare e in continuo «work in progress», difficile da fotografare giorno per giorno sulle pagine del quotidiano, ma che è in corso e che proviamo a divulgare in tempo reale soprattutto grazie al nostro sito e ai social network.

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Vendola: “il manifesto è l’orgoglio della sinistra, una spina nel fianco contro la pigrizia”

Qualche giorno fa Nichi Vendola aveva chiesto se poteva passare a trovarci al giornale. Se non era, chissà perché, un disturbo. Come tante e tanti, vuole sapere se ci siamo, come va l’ultima campagna per la salvaguardia del manifesto, che cosa succederà adesso.

E’ passato ieri, subito prima della nostra riunione di redazione. Con lui, come con tutti, abbiamo avuto in questi anni sintonie e distanze. Litigate furibonde e gioie spericolate. Come le quattro elezioni in Puglia, primarie e «secondarie», raccontate – tra gli altri – da Cosimo Rossi per la manifestolibri. Ne è venuto fuori un forum informale con giornalisti e poligrafici, una specie di intervista in piedi nello stanzone dei capiredattore.

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Il Pd perde l’onda e va avanti con Casini

La suora, la segretaria generale della Cgil e l’avvocatessa di Fini e Andreotti. Queste tre donne che si avvicendano tra le altre sul palco di Roma non sono i tre volti della «santa alleanza» contro Berlusconi. Sicuramente non dovrebbero. Eppure è così che tra un dire e un non-dire il Pd va avanti dopo il successo planetario della manifestazione di domenica.

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Intervista a Vendola sul referendum di Mirafiori

«Gli operai riaprono la partita». Il Pd è indeciso? «Se rinuncia alla centralità del lavoro diventa una finzione pubblicitaria. La Fiat voleva lo scalpo della Fiom e ha perso. La Cgil ora ritrovi il coraggio».

«Mai come in questo caso i numeri vanno pesati. Quella del no è una sconfitta bellissima e c’è una vittoria molto amara per il sì. Chi ha tentato l’assalto finale al lavoro e ai diritti è stato sconfitto. Ogni tanto si può essere felici, perché la posta in gioco era enorme», commenta a caldo Nichi Vendola.
«E’ troppo divertente il commento dei cicisbei e degli ipocriti che esultano perché il sì ha vinto – sorride il governatore pugliese – a Pomigliano il sì aveva vinto ma non con il plebiscito invocato da Marchionne. E a Mirafiori allora? Qui è stata sconfitta la natura stessa del referendum. A Torino la Fiat ha vinto solo per il voto bulgaro dei capi reparto e dei colletti bianchi».

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Risultati Mirafiori seggio per seggio

Ecco i risultati ufficiali e definitivi del referendum Fiat sull’accordo di Mirafiori.

Votanti:  5.119 lavoratori (94,25%) su 5.431 aventi diritto.

Sì: 2.735 voti (54,05%)
No: 2.325 (45,95%)
Bianche o nulle: 59

I voti si contano ma soprattutto si pesano. Dai dati scorporati per seggio (fonte: Fim-Cisl) esce una fotografia esatta delle condizioni materiali in fabbrica. Catena di montaggio antiaccordo, alla lastratura (lavoro un po’ meno pesante) vince un po’ il no, in verniciatura (dove essenzialmente i tempi di lavoro li fanno le macchine) prevale di poco il sì, tra capireparto e colletti bianchi plebiscito per marchionne. Governare la fabbrica sarà dura. Continua a leggere

Il testo integrale dell’accordo su Fiat Mirafiori

Ecco il testo integrale originale dell’accordo del 23 dicembre su Fiat Mirafiori.

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Di seguito le “spiegazioni tecniche” della Fiom.

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Premier poco operaio: Fiat America

L’ex ministro dell’Industria Berlusconi rinnega il suo passato “operaio”: «Se vince il no le aziende fanno bene ad andare via dall’Italia». Marcegaglia si allinea subito: «Il problema è reale». Ma l’auto vale più dell’11% del Pil.

Silvio Berlusconi non solo «vota» Marchionne ma arriva a legittimare perfino la fuga delle imprese dal suo-nostro paese. «La direzione della Fiat è giusta – afferma il premier a Berlino accanto alla cancelliera tedesca Angela Merkel – serve maggiore flessibilità del lavoro in accordo con i sindacati».

L’antico (?) mestiere del padrone ha evidentemente il sopravvento sul ruolo istituzionale: «Ove non vincessero i sì a quell’accordo, chiaramente imprese e imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi».
Un intervento tanto più rumoroso perché alla vigilia del voto di Mirafiori, con tutte le tensioni – politiche e sociali – viste davanti ai cancelli.

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