Lampedusa esplode, il governo litiga

L’immigrazione manda ancora una volta in tilt il governo. Con Bossi che bacchetta il ministro degli Esteri Frattini e Maroni che prova a smistare i profughi in tutte le regioni tranne in quelle del Nord. A pochi mesi dalle amministrative, la Lega ha deciso di cavalcare la non-accoglienza delle migliaia di persone sbarcate in Sicilia nelle ultime settimane.

Il governo, immobile per settimane, spinge a tavoletta la carta dei Cie e si spacca sui rimpatri. Frattini propone un assegno da 2.500 dollari per gli immigrati che vogliono tornare in patria volontariamente: 1.500 forniti dall’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e il resto anticipato dal governo italiano che, in futuro, chiederà un rimborso all’Unione europea. Apriti cielo. «Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora», tuona Bossi a caccia di voti. «È una proposta assurda, non so chi possa averla pensata», si accoda Calderoli. Il mister X in questione però non è tanto misterioso. Dopo le polemiche infatti una nota congiunta di Maroni e Frattini spiega che «si tratta di programmi internazionali già cofinanziati dall’Unione europea» e «saranno attivati solo in presenza di un finanziamento integrale da parte della Commissione europea».

Come previsto da settimane, Lampedusa esplode. Guardia costiera e guardia di finanza affermano di aver assistito in mare 13.500 persone solo negli ultimi 25 giorni mentre sull’isola si trovano ancora oltre 4mila persone (prima della chiusura, nel 2008, vi transitarono oltre 32mila persone): ben 2.500 di queste sono accampate per strada e sul molo. Gli oltre 200 bambini hanno trovato posto nella ex base Loran dell’Aeronautica e al centro della fraternità. Altri mille nuovi arrivi sono previsti per oggi. Almeno 4 i barconi avvistati al largo dell’isola. Alcuni sarebbero anche i primi ad essere partiti dalla Libia e non dalla Tunisia. In uno di questi, dirottato su Linosa, una donna ieri ha partorito un bambino. Entrambi sono stati evacuati in mare dalla Marina militare al Policlinico di Palermo.

Mentre i vari ministri litigano tra loro, il governo si rivela incapace di gestire ogni tipo di aiuto umanitario. In prima fila c’è comunque il Sud. I 1.550 migranti ospitati a Mineo (Catania) hanno chiesto quasi tutti l’asilo politico. E la nave militare San Marco ha sbarcato ieri altri 547 migranti a Taranto ed è di nuovo in rotta per un terzo viaggio.

Entro stamattina è possibile che quasi tutti siano trasferiti nella vicina tendopoli allestita dal Viminale a Manduria. Gli assessori della Puglia all’immigrazione Fratoianni e alla protezione civile Amati ieri hanno visitato il campo allestito dai vigili del fuoco sotto la supervisione del prefetto di Taranto in una base aerea abbandonata della seconda guerra mondiale. Si tratta di 70 tende da 8 posti ciascuna più alcuni container. «Il governo ci tiene all’oscuro di tutto ma contrariamente da quanto affermato dal sottosegretario Mantovano – racconta Nicola Fratoianni – il prefetto ci ha assicurato che la tendopoli di Manduria non sarà un Cie ma un Cpa, un centro di prima accoglienza».

Fratoianni – assessore di Sel vicinissimo a a Nichi Vendola – contesta «il modello di accoglienza» scelto dal governo. «La Puglia – spiega – stava già lavorando a una serie di piccoli centri diffusi sul territorio e realizzati in strutture già esistenti che avrebbero permesso migliore integrazione e migliore accoglienza da parte dei comuni interessati. Invece nel totale oscuramente degli enti locali coinvolti sta prevalendo invece una gestione emergenziale fatta di grandi opere. Nella riunione con i governatori Maroni aveva promesso di distribuire mille migranti per ogni milione di abitanti, «perequando» le regioni già adesso più coinvolte come Puglia, Calabria e Sicilia. E invece nulla di tutto questo. A Trapani, denuncia il sindaco di centrodestra Girolamo Fazio, si parla di riadattare il vecchio aeroporto militare di Chinisia dismesso dal 1961: 80 ettari a 3 chilometri dall’aeroporto di Birgi da cui partono le missioni di guerra sulla Libia. «Probabilmente pensano di fare una tendopoli anche qui ma Trapani – dice Fazio – ha già 2 Cie da mille persone e un terzo è in costruzione».

Non è la sindrome «nimby», è il frutto di una cattiva politica che mette gli uni contro gli altri. La Svezia, per esempio, ha solo 9 milioni di abitanti ma nel 2010 ha accolto oltre 30mila richiedenti asilo.

Fratoianni e Vendola hanno già chiesto a Maroni di garantire a tutti i profughi del nordafrica, senza distinzione della nazionalità, un «permesso di permanenza temporaneo» a fini umanitari. Una misura già prevista dalla Bossi-Fini che Maroni però vuole limitare solo ai libici (finora pochissimi). L’idea è sposata anche da Massimo D’Alema nella conferenza sull’immigrazione organizzata dal Pd. L’ex ministro degli Esteri ricorda l’esperienza del Kosovo e invita il governo a considerare tutti i migranti come «rifugiati temporanei»: «20mila persone sono un piccolo problmea per un grande paese. Accogliamoli regolarmente e poi negoziamo il rientro in patria, semmai anche assistito da noi, dal punto di vista economico. Non riesco a capire che senso abbia il dibattito se sono rifugiati o clandestini. La verità – conclude D’Alema – è che c’è una battaglia culturale della Lega per considerarli clandestini. Ma è un’idiozia: una volta stabilito che sono clandestini che facciamo, li processiamo tutti?».

A sorpresa, la linea dura della Lega è sposata dall’Udc. «Abbiamo sempre detto che i rifugiati, quelli che scappano dai paesi in guerra, vanno accolti – sottolinea Pier Casini – i tunisini non mi pare invece siano a rischio e vanno rispediti al mittente». Sarà, ma di sicuro la Tunisia – che di recente ne ha viste… – ad oggi ha accolto secondo l’Iom 158.901 stranieri in fuga dalla Libia, 6.500 al giorno negli ultimi 10 giorni. L’Iom sta organizzando nel Nord Africa la più grande evacuazione umanitaria della sua storia: oltre 350mila persone sparpagliate alle varie frontiere di Tunisia, Egitto, Algeria, Niger, Ciad e Sudan. L’agenzia europea Frontex ha prorogato il pattugliamento nel Mediterraneo (operazione Hermes) fino ad agosto. Costo: 2,5 milioni di euro al mese, basterebbero per svuotare Lampedusa in poche settimane.

Il comitato anti-tortura contro la Grecia

Immigrati in Grecia trattati peggio che a Guantanamo. L’affollamento incontrollato delle carceri e le condizioni indicibili in cui sono detenuti migliaia di migranti hanno costretto il Comitato anti-tortura di Strasburgo (Cpt) a una denuncia pubblica contro la repubblica ellenica. Secondo il massimo organismo europeo in difesa dei diritti umani – presieduto dall’italiano Mauro Palma – la situazione più critica è nella regione di Evros, al confine settentrionale con la Turchia.

Il cosiddetto public statement contro uno stato è una misura estrema ed eccezionale per il comitato del Consiglio d’Europa. Su 300 ispezioni complessive fatte dal 1989 a oggi, il Cpt ha emesso condanne di questo tipo solo altre 5 volte: 2 negli anni ’90 contro la Turchia per la «questione kurda» e 3 negli anni 2000 contro la Russia per la guerra in Cecenia. E’ dunque la prima volta in assoluto che una denuncia di questo tipo riguarda situazioni “pacifiche” e ordinarie in un paese occidentale dell’Unione europea.

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In Grecia immigrati peggio che a Guantanamo

Massima condanna del Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa (Cpt) contro la Grecia. La situazione delle carceri e soprattutto le condizioni di detenzione degli immigrati irregolari hanno portato l’organismo di Strasburgo presieduto dall’italiano Mauro Palma ha denunciare con un “public statement” la repubblica ellenica.

La situazione  più critica è nella regione di Evros, un fazzoletto di terra settentrionale al confine con la Turchia.

Gli immigrati, a decine di migliaia, vengono tenuti “per settimane o anche mesi in condizioni che possono essere considerate disumani e degradanti. Ovunque vengono rinchiusi in strutture “provvisorie”: “non ventilate, non arredate e scarsamente illuminate, senza la possibilità dell’ora d’aria quotidiana o di un minimo di attività che li possano tenere occupati durante la giornata”, si legge nel rapporto.

Nella stazione di polizia di Soufli gli ispettori del Cpt per entrare nella parte detentiva hanno dovuto “letteralmente camminare sopra i corpi delle persone ammassate nei corridoi”. Una volta dentro, le condizioni di vita erano più prossime all’inferno che a un paese europeo: “146 persone affollavano una stanza di 110 metri quadri, senza accesso all’aria esterna e senza alcuna possibilità fisica di muoversi, con un solo bagno e una doccia a loro disposizione”. Ben “65 di loro si trovavano in queste condizioni da più di un mese, alcuni anche da quattro mesi. Nessuno di loro ha mai potuto nemmeno cambiarsi i vestiti”.

Il Cpt ha emesso condanne di questo tipo solo altre 5 volte negli ultimi decenni: 2 negli anni ’90 contro la Turchia per la “questione curda” e 3 negli anni 2000 contro la Russia per la guerra in Cecenia. E’ la prima volta in assoluto che una denuncia di questo tipo riguarda situazioni “ordinarie” e pacifiche di un paese occidentale dell’Unione Europea.

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