Editoria, da Grillo le forbici «liberiste» contro le cooperative

Abolire tutti i contributi pubblici ai giornali è uno dei 20 punti del governo 5 stelle. Strano che cinque anni dopo il gigantesco e indistinto «vaffanculo» alla stampa del secondo V-Day (25 aprile 2008) questa richiesta ci sia ancora.

Beppe Grillo non lo dice ma ha vinto (con la complicità di Tremonti prima e di Malinconico poi). I contributi diretti ai giornali oggi ammontano a 51 milioni, la Francia ne spende oltre 400. E dal 2015 non ci saranno più, aboliti da Monti.

 

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All’estero i giornali sono molto più «assistiti»

In Italia il finanziamento pubblico ai giornali ammonta a 95,7 milioni di euro (decreto dipartimento editoria del 19 febbraio scorso sui contributi diretti): appena 1,50 euro all’anno a cittadino.

È una cifra notevole anche se, per dire, quest’anno il ministero dell’agricoltura verserà agli ippodromi e alle corse ippiche (anche loro in forte crisi) 250 milioni di euro.

In ogni caso è una cifra ben lontana dalla vulgata che tratteggia un pozzo senza fondo e cita come un mantra i tanti casi di truffa finiti nel mirino della magistratura come quelli di Angelucci, Verdini, De Gregorio, Bocchino… tutti parlamentari di centrodestra i cui giornali oggi o hanno chiuso o sono esclusi dal finanziamento pubblico per gli anni «sospetti». Oltre a un calo drastico delle risorse, il governo Monti ha infatti approvato nuovi criteri di finanziamento e controlli molto più rigorosi, incluso l’obbligo dell’equo compenso per i collaboratori.

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Editoria al minimo storico, pubblicità a -24%

Dal «Financial Times» a «Newsweek» le difficoltà non riguardano solo l’Italia o i quotidiani. In Spagna hanno chiuso 57 testate

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la crisi del manifesto o è un nuovo inizio o è definitiva

Gli ultimi articoli di Valentino Parlato e Rossana Rossanda hanno infiniti meriti e molti di noi concordano su gran parte delle proposte e le critiche che avanzano. Hanno però almeno un difetto, grave, che emerge dalla doverosa doppia risposta della direzione attuale (vedi qui e qui).

Non è una normale e routinaria “sfiducia” alla direzione del giornale o al gruppo che in condizioni impossibili lo manda in tipografia. E’ un messaggio completamente fuori fuoco rispetto alle poche settimane di “vita” che ci aspettano.

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La mia rassegna stampa di oggi

Non ne posso più di giornali senza pagine di esteri, pieni di interviste a feltri, sallusti, ferrara e farina su presunti mobbing, epurazioni e carcerazioni.
Non ne posso più di dispute infinite e inconcludenti su chi va al quirinale e chi va a palazzo chigi, di premio alla coalizione o al partito, di riti abbreviati, immediati e richieste di rinvio a giudizio.
Non ne posso più di gip e gup con sentenze che arrivano dopo 15 anni.
Non ne posso più dei moralisti e dell’ignoranza.
Non ne posso già più di renzi e di chi sta con renzi. Dell’eterno ritorno di berlusconi e del monti bis.
Non ne posso più di questa stampa piccola, ignorante e provinciale, specchio fedele di questo piccolo paese.

 

Editoria, in senato la Lega prova il salva-Angelucci

Un emendamento firmato da Calderoli concederebbe il «condono tombale» ai deputati-truffatori sui contributi ai giornali.

Giovedì prossimo il decreto Peluffo sull’editoria dovrebbe sbarcare nell’aula del senato per il primo passaggio in vista della conversione. Tra le decine di emendamenti piovuti in commissione Affari costituzionali al senato, spunta una sorta di «condono tombale» per i tanti «furbetti» (tutti di centrodestra) che in questi anni hanno abusato dei fondi per l’editoria perché proprietari di più di un giornale finanziato dallo stato e adesso sono sotto processo per truffa aggravata.

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Eppur ci siamo, dopo il fax dei liquidatori settimana decisiva per il manifesto

Presto o tardi, la testata sarà in vendita. Si potrebbe organizzare una nuova proprietà collettiva e diffusa. Sul mercato contro il mercato. Ieri l’assemblea in redazione, domenica a Bologna.

Per il manifesto è iniziata un’altra settimana di passione. Venerdì prossimo (salvo sorprese) dovrebbe tenersi il primo incontro formale con la troika di commissari liquidatori dopo il fax di «cessazione attività» che ci è arrivato all’improvviso l’11 maggio. E domenica 20 a Bologna – in una sede ancora da definire – andremo all’incontro nazionale organizzato dai nostri circoli.

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Editoria, la riforma per decreto

Il consiglio dei ministri vara i nuovi criteri per i contributi alla stampa ma non prende impegni sugli stanziamenti. Nel decreto legge nuovi rimborsi basati su occupazione e copie vendute. Ma l’erogazione effettiva slitta tra due anni, al 2014.

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Editoria, Angelucci perde al Consiglio di stato la partita sui contributi

Il Consiglio di stato ha condannato Antonio Angelucci per i contributi pubblici doppi e dunque illeciti per i giornali «Libero» e « il Riformista» (sentenza 02128/2012) .

Rovesciando la vittoria provvisoria del deputato del Pdl presso il Tar del Lazio, la terza sezione di Palazzo Spada, presieduta da Pier Giorgio Lignani, ha riconosciuto le ragioni dell’Agcom e della presidenza del consiglio, che dopo un’istruttoria lunghissima (iniziata nel novembre del 2008) avevano cancellato il diritto ai rimborsi per l’editoria ai giornali della famiglia dei potentissimi re delle cliniche romani. Il giudizio amministrativo è definitivo.

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Prc e Liberazione, ore decisive

Il Prc accusa i giornalisti e ufficializzerà oggi alla regione Lazio la chiusura del suo giornale. Ma nel partito crescono i dubbi.

«Liberazione non può chiudere, non pochi giorni prima che si sblocchi la situazione dei fondi per l’editoria». Giornalisti e poligrafici del quotidiano di Rifondazione sperano in una soluzione almeno «temporanea». Continuano da mesi a occupare la redazione di via del Policlinico e si preparano, oggi pomeriggio, al quarto e temono ultimo incontro con l’editore alla Regione Lazio.

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