Guerra al «Corriere della Sera», i banchieri litigano e tagliano

Debito a quota 900 Dall’ad Scott Jovane piano shock: redazione tagliata di un terzo (-110 giornalisti) e 270 esuberi tra i poligrafici

Via Solferino sembra diventata Fort Alamo. O quasi. Alla storica sede del Corriere della Sera (probabilmente in vendita ma forse no) oggi non si presenterà nessuno. Per due giorni niente giornale in edicola a causa dello sciopero della redazione e dei lavoratori contro il maxi piano di tagli presentati dall’ad di Rcs Pietro Scott Jovane.

I manager hanno annunciato 270 esuberi tra personale amministrativo e grafici della sede di via Rizzoli. Inoltre si discute di una riduzione di 110 giornalisti al Corriere della Sera (su 355), della riduzione del contratto integrativo e della chiusura di tutte le sedi all’estero.

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Editoria al minimo storico, pubblicità a -24%

Dal «Financial Times» a «Newsweek» le difficoltà non riguardano solo l’Italia o i quotidiani. In Spagna hanno chiuso 57 testate

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Una nuova storia per il manifesto

Per la prima volta 41 tra giornalisti, poligrafici e collaboratori storici del manifesto raccontano tutti insieme la storia di questo anno in liquidazione e cosa vogliono fare con la nuova cooperativa che editerà e gestirà il giornale.

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Lacrimogeni a via Arenula, la polizia va in fumo

Lacrimogeni sparati direttamente dal ministero della Giustizia su manifestanti pacifici. Dopo Cancellieri anche Severino ordina un’inchiesta sui fatti di Roma Il questore nega l’evidenza e chiude le indagini: «Dagli agenti nessuna responsabilità»

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Eppur ci siamo, dopo il fax dei liquidatori settimana decisiva per il manifesto

Presto o tardi, la testata sarà in vendita. Si potrebbe organizzare una nuova proprietà collettiva e diffusa. Sul mercato contro il mercato. Ieri l’assemblea in redazione, domenica a Bologna.

Per il manifesto è iniziata un’altra settimana di passione. Venerdì prossimo (salvo sorprese) dovrebbe tenersi il primo incontro formale con la troika di commissari liquidatori dopo il fax di «cessazione attività» che ci è arrivato all’improvviso l’11 maggio. E domenica 20 a Bologna – in una sede ancora da definire – andremo all’incontro nazionale organizzato dai nostri circoli.

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Vendola indagato a Bari, favorì il primario migliore

La saga della malasanità pugliese non smette mai di produrre nuovi episodi. Dopo gli ex assessori Frisullo e Tedesco stavolta nel mirino dei pm baresi finisce direttamente Nichi Vendola.


Il governatore di Sel ha ricevuto ieri un avviso di garanzia (conclusione indagini) da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dei pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone. Vendola è accusato di concorso in abuso d’ufficio insieme all’ex «Lady Asl» Lea Cosentino per la nomina di un primario, Paolo Sardelli, al reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’annuncio ai giornalisti l’ha dato lo stesso governatore in una conferenza stampa a Bari.

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Prc e Liberazione, ore decisive

Il Prc accusa i giornalisti e ufficializzerà oggi alla regione Lazio la chiusura del suo giornale. Ma nel partito crescono i dubbi.

«Liberazione non può chiudere, non pochi giorni prima che si sblocchi la situazione dei fondi per l’editoria». Giornalisti e poligrafici del quotidiano di Rifondazione sperano in una soluzione almeno «temporanea». Continuano da mesi a occupare la redazione di via del Policlinico e si preparano, oggi pomeriggio, al quarto e temono ultimo incontro con l’editore alla Regione Lazio.

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il manifesto ai resistenti di tutta Italia

DIstrazione

Il giornale di oggi è un giornale speciale. Non perché sia più bello degli altri giorni. Ma perché è fatto con molto sudore e molta passione. Se lo avete comprato in piazza a Roma durante la manifestazione della Fiom o nelle edicole di tutta Italia, per noi è un gesto speciale. Unico.

Il manifesto è in liquidazione coatta, commissariato da tre professionisti nominati dal governo, appeso alle decisioni di tre diversi ministeri (Economia, Sviluppo e Lavoro). Non ha più conti in banca e non può spendere un euro. Sulla pubblicità non ha mai potuto contare perché è ostinato a rimanere comunista e «dalla parte del torto». Da quarant’anni non accetta padroni e tantomeno partiti «di riferimento».

Un foglio storico, tanto anomalo nella struttura proprietaria quanto coeso nel suo collettivo ed eretico nella scrittura.

È l’unica cooperativa pura di giornalisti e poligrafici che è anche un gruppo politico che fa anche un quotidiano nazionale che è anche un giornale politico. Non è uno scioglilingua. Non c’è al mondo un giornale con tutte queste quattro caratteristiche.

E non c’è quotidiano al mondo che arrivi in edicola sottoposto a un capestro finanziario e giuridico paragonabile a quello che stiamo vivendo da un mese.

Visto con gli occhi di un ragioniere, forse, il manifesto è un’impresa in crisi come tante altre. Visto con i nostri occhi, invece, è una lunga storia d’amore con la politica, la cultura e il mondo.
Alle corse ad ostacoli siamo ben allenati. Proprio per questo, contro ogni regola della fisica economica e della giurisprudenza, le pagine che leggete vivono. Viaggiano tra le vostre mani e su Internet, si infilano nelle tasche e nelle teste. Grazie a voi e noi. Resistenti. Senza fine.

dal manifesto del 9 marzo 2012

Milleproroghe, un decreto molto (radio) radicale

La più pazza delle crisi: 90 testate rischiano di chiudere entro tre mesi e per 19 di queste Palazzo Chigi ha sospeso anche i contributi dell’anno scorso. Ma Monti salva la radio di Pannella col mini-fondo per la carta stampata

Un governo più radicale dei radicali. 568 parlamentari di tutti i partiti (il 59.7% del totale) avevano chiesto a Monti di salvare – giustamente – la storica convenzione tra Radio radicale (o meglio, la Centro di produzione spa) per assicurare anche per l’anno prossimo la trasmissione delle dirette parlamentari e dei lavori delle commissioni.

E così, tra le pieghe del decreto milleproroghe, puntuale come le tasse, l’emendamento Pannella o «salva Radio radicale» alla fine è arrivato. Ma nel testo uscito da Palazzo Chigi una manina ignota ha trasferito il finanziamento della radio «Dentro, ma fuori dal Palazzo» dal dicastero delle Comunicazioni (Passera) al fondo per l’editoria di Palazzo Chigi. Sette milioni per un solo anno, il 2012 (a fronte dei 10,2 milioni biennali assicurati finora).

Nota: 3 milioni sono stati stanziati da Giulio Tremonti nella legge di stabilità di novembre (leggi qui). Più questi sette fanno 10 milioni in tutto solo per il 2012. Radio radicale, dunque, è salva. Col 100% dei contributi.

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Fornero, frasi shock contro i giornalisti

Doveva essere una celebrazione sul passato della professione e una riflessione seria sul futuro dell’informazione ai tempi della crisi. E invece il centenario del primo contratto collettivo dei giornalisti presso la sede della Fnsi è diventato il teatro di uno scontro senza precedenti tra la ministra Elsa Fornero e il gotha istituzionale della stampa italiana.

La professoressa torinese è entrata nel convegno come un elefante in una cristalleria. «Voi giornalisti siete dei privilegiati. Forse per la vostra vicinanza al potere politico».

Un intervento tutto col dito alzato, davanti a una selva di telecamere. «Anche voi giornalisti dovete sperimentare la durezza di un mondo che non fa sconti a nessuno. Se fanno i sacrifici gli operai della Fiat li dovrete fare anche voi. Come per l’idraulico polacco anche per voi vale la competizione. Le cose possono essere prodotte da noi o da altri, in un mondo globalizzato non esistono più recinti protetti».

Che l’informazione sia una «cosa» come le altre non era mai stato detto pubblicamente da nessun ministro. Viva la sincerità. Che la cronaca locale di Cremona o la giudiziaria di Trani possano farla cronisti di Bucarest o Bangalore non era ancora venuto in mente a nessun editore, ma chissà, niente limiti alla potenza del mercato.

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