Editoria, da Grillo le forbici «liberiste» contro le cooperative

Abolire tutti i contributi pubblici ai giornali è uno dei 20 punti del governo 5 stelle. Strano che cinque anni dopo il gigantesco e indistinto «vaffanculo» alla stampa del secondo V-Day (25 aprile 2008) questa richiesta ci sia ancora.

Beppe Grillo non lo dice ma ha vinto (con la complicità di Tremonti prima e di Malinconico poi). I contributi diretti ai giornali oggi ammontano a 51 milioni, la Francia ne spende oltre 400. E dal 2015 non ci saranno più, aboliti da Monti.

 

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MicroMega, post scriptum e micro manipolazioni

«Il nuovo numero di MicroMega: un ricco miscellaneo di politica che affronta le più calde questioni di attualità». Quando abbiamo scritto queste righe affettuose, il 22 novembre scorso, non pensavamo certo che le «calde questioni di attualità» affrontate dal magazine diretto da Paolo Flores D’Arcais saremmo stati noi.

Eppure da due giorni – mentre l’Ilva viene occupata, Berlusconi forse si ricandida e Monti macella quel che resta della sanità – , in testa al sito di MicroMega, campeggiano tre addii al manifesto: quello di Rossana Rossanda, quello di Joseph Halevi e quello di Marco d’Eramo. (leggi qui)

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E’ ufficiale: la polizia spara sui ministeri

I carabinieri lasciano la «granata bollente» alla Severino e alla polizia. Secondo una prima perizia sommaria il gas sarebbe partito da lontano e dal basso. I dubbi restano tutti: chi ha sparato?

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il manifesto lca, un anno vissuto pericolosamente

Il 3 febbraio scorso è iniziata la liquidazione coatta della cooperativa nata nel 1971. Un’era «dopo cristo» fatta di leggi, commissariamento, conti da fare e da pagare. Ecco un rendiconto provvisorio di quello che abbiamo fatto per decidere (bene) cosa dobbiamo fare adesso.

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Mors tua vita mea, così la grande stampa vuole chiudere i giornali di idee

Mors tua, vita mea. La crisi e il Web mordono anche i grandi editori della Fieg. «Razionalizzare il mercato» vuol dire concentrare ancora di più copie e pubblicità.

Altro che le dichiarazioni di Celentano contro Avvenire e Famiglia cristiana! Tutti i grandi editori italiani desiderano e lavorano attivamente affinché i giornali di idee, non profit e in cooperativa lascino le edicole.

Il loro non è solo un desiderio o un’opinione in un dibattito astratto sulla stampa, il mercato e il pluralismo, lo chiedono materialmente al governo Monti. Il quale, almeno finora, al di là di solenni promesse non ha ancora mosso un dito per smentirli.

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Caro Sindaco ,#salvaiciclisti

Caro Sindaco,
Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.
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Editoria, per Monti il contributo pubblico è indispensabile

Il governo è pronto a garantire il pluralismo: le proposte sono tante ma il tempo è poco. Le testate a rischio chiusura si incontrano oggi nella redazione del giornale di Rifondazione comunista. Conto alla rovescia per 90 pubblicazioni. Il premier «glissa» sulle frequenze tv ma si impegna a fermarlo.

«Dopo 41 anni di storia questa potrebbe essere l’ultima volta che il manifesto fa una domanda al presidente del consiglio»… Parole che mai avremmo voluto pronunciare ma che, purtroppo, sono vere. Per noi come per altri novanta giornali di idee, in cooperativa, non profit e di partito, che rischiano di morire strangolati da un disimpegno pubblico totale e da un mercato unico al mondo come quello italiano, che concentra nella televisione nazionale (Rai e Mediaset) quasi il 50% delle risorse private complessive.
Una competizione truccata. Che l’ex commissario europeo alla concorrenza promette di correggere solo in parte. Nella sua conferenza stampa di fine anno, infatti, il Professore ha glissato sulla domanda relativa alle frequenze tv e alla pubblicità ma ha lasciato aperto uno spiraglio sul fondo all’editoria.

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Fornero, frasi shock contro i giornalisti

Doveva essere una celebrazione sul passato della professione e una riflessione seria sul futuro dell’informazione ai tempi della crisi. E invece il centenario del primo contratto collettivo dei giornalisti presso la sede della Fnsi è diventato il teatro di uno scontro senza precedenti tra la ministra Elsa Fornero e il gotha istituzionale della stampa italiana.

La professoressa torinese è entrata nel convegno come un elefante in una cristalleria. «Voi giornalisti siete dei privilegiati. Forse per la vostra vicinanza al potere politico».

Un intervento tutto col dito alzato, davanti a una selva di telecamere. «Anche voi giornalisti dovete sperimentare la durezza di un mondo che non fa sconti a nessuno. Se fanno i sacrifici gli operai della Fiat li dovrete fare anche voi. Come per l’idraulico polacco anche per voi vale la competizione. Le cose possono essere prodotte da noi o da altri, in un mondo globalizzato non esistono più recinti protetti».

Che l’informazione sia una «cosa» come le altre non era mai stato detto pubblicamente da nessun ministro. Viva la sincerità. Che la cronaca locale di Cremona o la giudiziaria di Trani possano farla cronisti di Bucarest o Bangalore non era ancora venuto in mente a nessun editore, ma chissà, niente limiti alla potenza del mercato.

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La stangata del Professore vale oltre 25 miliardi

Il rigore c’è già tutto. Per l’equità e la crescita bisognerà attendere i dettagli. Lunedì mattina il governo Monti varerà la «più importante operazione economica» degli ultimi anni (ipse dixit).

Il premier in serata è salito al Quirinale e da oggi inizierà a illustrare anche a partiti, enti locali e parti sociali il contenuto della manovra di fine anno (la quarta nel 2011). Il conto finale dell’aggiustamento è salatissimo: oltre 25 miliardi. Metà dei quali sono veri e propri tagli per abbassare il rapporto deficit/Pil in vista della probabile recessione dell’anno prossimo. Sul tavolo dei ministri un «pacchetto» composto da un decreto legge più alcune leggi delega. Dopo l’accordo con i presidenti delle camere, tutte le nuove misure dovranno essere approvate tassativamente dal parlamento entro natale.

Secondo le bozze che circolano in queste ore, sfuma un intervento pesante sugli estimi catastali (sarà affidato a una legge delega apposita) e non c’è traccia di «patrimoniale». Monti affronterà i capitoli «politicamente» più spinosi (anche se non necessariamente i più importanti per sostanza) durante gli incontri di oggi con i partiti. Dalle indiscrezioni, infine, sembra scomparso il taglio del cuneo fiscale a sostegno della «crescita».

Sanità. Si annunciano tagli pesanti al Sistema sanitario nazionale: meno 2,5 miliardi nel 2012 e meno 5 nel 2013. Somme che si aggiungono a 600 milioni di «razionalizzazione» della spesa farmaceutica e a 1,2 miliardi di risparmi per i mancati rinnovi dei contratti al personale. Secondo stime delle regioni dal 2012 al 2014 i tagli alla sanità saranno pari a circa 17 miliardi. Tra le misure previste nel decreto ci sarebbero anche i ticket sui ricoveri ospedalieri. Il ministro per la Salute Renato Balduzzi da Bruxelles non ha confermato né smentito ma ha assicurato che contestualmente ai sacrifici il governo alzerà i livelli essenziali di assistenza (Lea) in modo da garantire (almeno) le patologie più gravi.

Trasporto pubblico locale. Saranno confermati i tagli del 75% decisi da Tremonti (-1,5 miliardi). Di fatto il sostegno nazionale al trasporto pubblico verrebbe azzerato. Per garantire gli autobus nelle città e i treni pendolari le regioni dovranno per forza alzare le accise sulla benzina. Per il presidente delle regioni, Vasco Errani, il trasporto locale si avvia a diventare una vera «emergenza nazionale».

Enti locali. Ulteriori tagli ai comuni pari a 1 miliardo, 500 milioni alle province.

Fisco. Nel decreto ci sarà la proroga fino al 2014 della detrazione del 55% sull’efficienza energetica e l’uso del contante solo sotto i 500 euro (la tracciabilità attualmente è a 2.500). Affidata a una delega fiscale invece la sostituzione del contributo di solidarietà sui redditi sopra i 300mila euro deciso ad agosto con un aumento di due punti delle aliquote Irpef più alte (i contribuenti attualmente al 41% sopra i 55mila euro e al 43% sopra i 75mila sono 1,5 milioni).

Iva. L’aumento dell’Iva è più di un’ipotesi (è possibile farlo con un semplice decreto ministeriale)ma potrebbe scattare dopo natale.

Casa e beni di lusso. Nuova tassa sull’ormeggio delle barche e sugli immobili di pregio. Scontato il ritorno dell’Ici sulla prima casa con una soglia di esenzione modello Prodi e meccanismi progressivi per chi ha più di un immobile.

Carceri e infrastrutture. Via al piano per la costruzione di nuove carceri da parte dei privati con il ricorso esclusivo al «project financing». Analoga modalità anche per le infrastrutture strategiche.

Ricerca. Credito d’imposta del 12% dei costi allargato non solo alle aziende che investono nella ricerca pubblica come ora ma anche in quella fatta in proprio («attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale»).

Imprese. Oltre al taglio dell’Irap, è previsto il rafforzamento del fondo di garanzia per le Pmi (credito fino a 2,5 milioni per ogni azienda) e un credito di imposta del 19% per chi investe in start-up («venture capital»). Anticipato al 2012 il recepimento della direttiva Ue sul pagamento entro 30 giorni da parte della pubblica amministrazione alle imprese (attualmente è 180 giorni). Per il passato, visto che il debito totale dello stato verso privati ammonta a quasi 70 miliardi, si studia un pagamento almeno parziale in Bot e Btp.

Commercio. Liberalizzazione totale degli orari dei negozi ed eliminazione di qualsiasi ostacolo all’apertura di nuovi esercizi.

Farmacie. Tra le ipotesi o la vendita libera delle medicine di fascia C o la liberalizzazione dell’apertura di nuove farmacie.

Carburanti. I benzinai potranno approvvigionarsi senza vincoli da qualsiasi produttore o distributore.

Sviluppo. Il ministero guidato da Passera si “prende” l’Ice e tutte le deleghe sul piano nazionale per l’edilizia abitativa.

dal manifesto del 3 dicembre 2011

Monti, il sottogoverno è fatto, ora l’Europa

Partiti in ansia sulle misure economiche. Il premier cerca la «trojka A-B-C» e si prepara a convincere Bruxelles

E la squadra è fatta. Zeppa di esperti del governo di centrodestra e di grand commis sconosciuti, politici democratici cencellizzati per correnti e professori più o meno illustri. L’elenco (vedi sotto) non scalda i cuori. Ma chiuderlo evidentemente non è stato facile, visto che il consiglio dei ministri convocato alle 19 è iniziato alle 20.25. Un’ora e mezza di pausa a Palazzo Chigi che è servita a Mario Monti per indicare come nuovo ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.

Per tutto il giorno, tornato da Milano, il presidente del consiglio ha lavorato alle misure economiche, prima a via XX settembre e poi a pranzo al Quirinale per chiudere con Napolitano la lista del sottogoverno e preparare ciò che conta davvero, l’agenda europea dei prossimi giorni.

Dismessi i panni da presidente del consiglio, infatti, oggi e domani Monti indosserà quelli di ministro delle Finanze. Il premier vola oggi a Bruxelles per la riunione dell’Ecofin e dell’Eurogruppo.

Ad attenderlo soprattutto il primo rapporto dedicato al nostro paese stilato dal commissario agli affari Economici Olli Rehn. Secondo il suo portavoce, Rehn riferirà anche i punti chiave toccati durante i recenti colloqui a Roma non solo con Monti ma anche con il ministro del Lavoro Elsa Fornero e il ministro allo Sviluppo Corrado Passera.

«Il pareggio di bilancio nel 2013 è stato confermato in modo molto chiaro da Monti», ha tenuto a precisare Altafaj, sottolineando quindi che quel che resta da fare è «l’attuazione concreta e il prima possibile delle misure». La situazione di tensione sui mercati, ha concluso il portavoce, è ormai «generalizzata» e «non dipende solo da quel che succede in Italia».

Prima della plenaria, Monti vedrà in un bilaterale il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Juncker e il ministro delle Finanze francese Francois Baroin.

«Non amo fare il catastrofista – commenta l’ex premier Giuliano Amato a Ottoemezzo – ma credo non sia sbagliato pensare che al punto in cui siamo sia anche possibile la disintegrazione dell’Euro». Sul tavolo del Consiglio in primo luogo c’è il varo del moribondo fondo salva-stati (Efsf), l’eventuale via libera definitivo alla sesta tranche di aiuti alla Grecia, le proposte di Bruxelles per gli Eurobond.

A margine, ovviamente, anche i piani franco-tedeschi sulla nascita di un euro di serie A tramite una modifica volontaria del Trattato di Lisbona che sancisca l’unione fiscale e di bilancio dei paesi «forti». Del resto, la procedura corretta porterebbe via più di un anno di tempo, varie conferenze intergovernative e la successiva ratifica dei parlamenti nazionali.

Il vertice segna soltanto l’inizio della settimana di passione dell’eurozona che culminerà nel vertice dei capi di governo del 9. L’Italia smentisce ufficialmente qualsiasi richiesta di finanziamento all’Ue o al Fondo monetario. Anche per Altafaj l’ipotesi non è mai stata «discussa» e in ogni caso, «secondo le regole» deve essere avanzata sul tavolo degli organismi internazionali.

Ma il 5 dicembre Monti varerà il suo «pacchetto» di misure «impressionanti» (Merkel dixit) e non c’è dubbio che il premier, tunnel o non tunnel, stavolta voglia assicurarsi davvero prima possibile il consenso della trojka «Abc» (Alfano, Bersani, Casini).

L’ansia dei partiti è alle stelle. Il Pdl ribadisce il no alla patrimoniale. Il Pd teme la stangata sull’Iva e la scure sulle pensioni. «Quando chiama ci sono», dice Bersani. «Lo vedrò nei prossimi giorni», assicura Alfano. Il governo Monti ormai è in corsa ma a giudicare dalla bassa qualità della squadra non dovrebbe durare oltre la primavera.

Il primo vero test in aula sarà oggi pomeriggio alla camera, con la votazione in prima lettura (entro domani) della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio. Il lavorio, rigorosamente dietro le quinte, dovrebbe portare a un testo finale molto più snello di quello approvato all’unanimità dalla commissione.

Il ministro ai rapporti col parlamento Giarda si sarebbe orientato a un articolato più snello, che punti tutto o quasi sulle leggi attuative. Pare scontato che il governo varerà una super-commissione indipendente sui conti pubblici sul modello del «Cbo» americano. Un’ipotesi che però fa infuriare la Corte dei conti, che si sentirebbe defraudata del controllo contabile sulle leggi dello stato.

dal manifesto del 29 novembre 2011