Vendola, Fini, Bindi e l’alleanza nazionale

Svolta frontista, Vendola accoglie i finiani nella coalizione anti-Berlusconi e candida Bindi premier: no a Montezemolo o Monti. Ma l’ennesima «mossa del cavallo» non convince la base e lascia gelido il Pd.

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Berlusconi alla guerra del Corriere e di Sky

Lo sfascio velenoso di un governo si giudica anche dai «particolari». Come sempre a ogni passaggio di legislatura le scosse politiche più forti si avvertono nella Rai e, più sottilmente, negli equilibri di potere dentro e attorno al «Corriere della sera». Oggi si riunirà a Milano il patto di sindacato che controlla e protegge il «corrierone» dalle incursioni dei barbari estranei al salotto buono. Un appuntamento decisivo dopo la dichiarazione di guerra a Cesare Geronzi lanciata da Diego Della Valle in molteplici interviste (l’ultima a Gad Lerner lunedì).

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Terzo polo o terza gamba?

«Terzo polo» o «terza gamba»? Fli e Udc sperano ancora in un 25 luglio da parte delle colombe del Pdl. Fini ottiene dai suoi le firme contro Berlusconi e sonda Montezemolo e Pisanu. Ma i voti potrebbero non bastare.

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Rodotà: ecco perché tagliano giornali e università

Tagli all’editoria, alla scuola e all’università. Censure sempre più evidenti nel servizio pubblico. Dominio della cultura di impresa sulla cultura dello stato. Per Stefano Rodotà tutto si tiene in questo doloroso autunno berlusconiano. Una matassa che la sinistra deve affrontare e sciogliere una volta per tutte se vuole tornare ad essere credibile.

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Pd e finiani murano Berlusconi sulla giustizia

Quali sono i punti deboli di Berlusconi? Battute e cattivi pensieri a parte, si chiamano Lega e processi. Inevitabile per le opposizioni (finiani inclusi) infilare il dito nella piaga e murarne le eventuale sortite.

Il Pd batte un colpo e coglie al volo l’ennesimo scivolone di Bossi su Roma e i romani. Dopo un consulto tra Bersani e i due capigruppo Franceschini e Finocchiaro, i democratici annunciano una mozione di sfiducia contro il ministro e leader della Lega. «L’aula e ogni singolo parlamentare di maggioranza e di opposizione – afferma Franceschini – dovranno pronunciarsi individualmente con appello nominale sulla conciliabilità delle parole di Bossi e il suo ruolo di ministro».

E’ una buccia di banana sul cammino del governo che si voterà, semmai, sicuramente dopo lo show-down di domani. Ma è una mossa che viste le difficoltà degli ex An del Pdl sulla difesa di «Roma ladrona» e l’allarme dei vari peones sudisti potrebbe rappresentare un inciampo nella continuazione della manfrina nella maggioranza. La sfiducia del Pd, non a caso, arriva dopo l’affondo di Luca Cordero di Montezemolo contro il Carroccio e l’allarme della Confindustria sulla tenuta del governo. Per Berlusconi continuare a tenere tutto insieme è sempre più difficile.

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Gramsci e il cesarismo

Si può dire che il cesarismo esprime una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca.
Quando la forza progressiva A lotta con la forza regressiva B, può avvenire non solo che A vinca B o B vinca A, può avvenire anche che non vinca né A né B, ma si svenino reciprocamente e una terza forza C intervenga dall’esterno assoggettando ciò che resta di A e di B.

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Fiat, Marchionne e le spine dello spin off

di Massimo Mucchetti
(da Corriere Economia del 13 settembre 2010)

L’operazione poteva essere fatta tra il 2006 e il 2007, quando le quotazioni di Fiat salivano di giorno in giorno verso i 24 euro per azione e i bilanci erano tornati a fiorire, persino nel disastrato settore dell’auto. Ma qualche incertezza di troppo lasciò poi spazio alla discesa dei valori di Borsa e Sergio Marchionne perse l’attimo per la scissione della Fiat Auto dai trattori della Cnh e dai camion dell’Iveco da tempo invocata dagli analisti.

LE PROSPETTIVE – Ora il momento è tornato. Il 16 settembre la scissione verrà approvata dall’assemblea dei soci. Avremo la Fiat Industrial, con macchine agricole, movimento terra, veicoli industriali e relativi motori: un gruppo da 21 miliardi di fatturato e 1,5 di trading profit, secondo le stime di Morgan Stanley per il 2011. E avremo la Fiat Spa, con l’auto di massa e di lusso, la componentistica, i motori, la siderurgia, le macchine utensili e le partecipazioni, 36 miliardi di ricavi e uno di trading profit.

Ciascuna delle due Fiat avrà una dote di debiti di cui la Consob dovrà verificare consistenza e congruità d’assegnazione, questioni delicate perché coinvolgono i diritti dei portatori di obbligazioni della holding fin qui garantite dal complesso delle attività, e anche questioni difficili perché la Commissione dovrebbe giudicare sulla base di un documento informativo e non di un vero e proprio prospetto. Ma il punto cruciale riguarda il momento dell’operazione e il futuro, che sono ormai diversi dagli anni d’oro.

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Il mezzogiorno di fuoco del Pdl

Ormai manca «solo il napalm». La sintesi di Margherita Boniver sullo stato del centrodestra basta da sola a descrivere la vigilia del vertice del partito che Berlusconi ha convocato a Roma. Oggi a mezzogiorno, a palazzo Grazioli, una quindicina di persone proveranno a decidere le sorti della legislatura. Oltre a Berlusconi e Gianni Letta, i triumviri, capigruppo parlamentari e vice anche alcuni dirigenti selezionati. Sicuramente Ghedini, Alfano, Alemanno e Matteoli.

Un appuntamento delicato al massimo. Il giocattolo berlusconiano è a pezzi. Con il premier ormai preso tra mille fuochi. Ai soliti «finiani» si sono aggiunti i movimenti dei cattolici di tutti i partiti  e i «falchi» di ogni grado e origine che dalla tregua hanno solo da perdere.

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Bianco, rosso e… verdoni

Bianco, rosso e… verdoni. Il giorno dopo l’uscita di Roberto Calderoli contro le celebrazioni per l’unità d’Italia a In mezz’ora di Lucia Annunziata, il piccolo centro di Casini e Rutelli, il Fini «rosso» e il verde «padronale» di Luca di Montezemolo si uniscono in coro attorno alla riconciliazione nazionale contro l’estremismo padano. Un caso, forse, più che un disegno organico. Ma tre indizi somigliano tanto a una prova. Di un polo moderato post-berlusconiano che per dirla con Montezemolo alla Luiss «chiuda questa transizione e la chiuda adesso».

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Bertinotti tra nuovo centro e crisi della sinistra

Crisi della destra, il «nuovo centro» di De Benedetti e Marchionne, il 25 aprile e le riforme, la scomparsa della sinistra e il necessario «big bang» dell’opposizione. È un cerchio assai ampio quello che Fausto Bertinotti disegna in questa intervista al manifesto. Ruota attorno alla necessità per la sinistra di legare due temi tra loro connessi: ricostruire la democrazia oltre le lacerazioni oligarchiche e «cambiare il modo di fare politica per cambiare la politica», cioè superare l’attuale assetto dei partiti. Continua a leggere