Cda Rai, Bersani porta a casa le associazioni su Colombo e Tobagi

Bersani voleva due nomi per il cda Rai e li ha avuti. Le quattro associazioni a cui il segretario del Pd aveva chiesto indicazione per i candidati da portare ai vertici di viale Mazzini hanno scelto i campioni della società civile: l’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo e la scrittrice Benedetta Tobagi, figlia minore di Walter, il giornalista assassinato dalle Brigate rosse nel 1980.

Il dibattito dentro e tra soggetti così diversi come Libera, Se non ora quando, Libertà e giustizia e il Comitato per il pluralismo nell’informazione (di cui il manifesto è tra i fondatori) non è stato facile. E sarebbe ipocrita dire che i due nomi prescelti alla fine abbiano soddisfatto tutti. Colombo e Tobagi condividono le origini milanesi e una sicura discontinuità sia con il tradizionale «partito Rai» che con i partiti in parlamento.

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I “pirati” contro Grillo: “Le 5 stelle sono un moVimento proprietario”

Il portavoce dei «pirati» tedeschi critica il «non statuto» di Grillo: «È gerarchico, come il copyright». Le due liste hanno in comune soltanto la passione per il Web. Ma a Berlino il portavoce del movimento può essere chiunque e il «programma» è un software «democratico»: Liquid Feedback

È il «portavoce» di un partito in cui i portavoce sono migliaia. Tanti quanti sono i membri, gli iscritti, perché per i «pirati» funziona così: chiunque può rappresentare il gruppo, anche in tv. Basta che presenti le posizioni «ufficiali» del Piratenpartei, non le proprie. Ma Carlo von lynX (il suo nickname in rete), informatico e musicista, da qualche giorno ha una «qualifica» in più. I pirati tedeschi gli hanno assegnato il compito di occuparsi dell’Italia. Di tenere i rapporti, insomma, coi «cugini» del partito pirata italiano.

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il manifesto è una storia d’amore

DIstrazione

Detto molto sobriamente: questa è una storia d’amore. E come  tutte le storie d’amore è nata da un incontro tra quelle donne e uomini radiati, usciti dal partito comunista, e le ragazze e i ragazzi del Sessantotto-Sessantanove, dei primi anni Settanta.

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il manifesto, la Val Susa e il rischio the Daily

In Val di Susa si consumano tante battaglie. Concrete e simboliche. All’operato delle ruspe si affianca quello dell’informazione. Come riconosceva Marco Mancassola, è una sfida e un ruolo che investono in pieno il manifesto all’apice della sua crisi. Che cosa diventa questo giornale, quando attorno a noi media mainstream e informazione dal basso si scambiano filmati, video e dati in tempo reale?

Mediaticamente, la vetrata infranta dai poliziotti diffusa da Youreporter fa il paio con il “pecorella” rivolto a un carabiniere da dietro il guard rail filmato in appalto dal Corriere.

Tra le due “narrazioni” qual è quella vincente? E’ solo questione di volume? L’autorevolezza di via Solferino contro archi e frecce virali dei social network, in una sorta di Pandora di Avatar abitata da libere comunità tribali schiacciate dal «progresso» e dall’avidità?

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Una vita dopo Genova

A proposito di un pezzo del Corriere della Sera di Giovanni Bianconi. Ecco un’intervista che il manifesto ha pubblicato il 18 luglio dell’anno scorso, durante il primo incontro nazionale delle “fabbriche di nichi” a Bari.

Il pezzo di Bianconi lo trovi qui.

Di nuovo insieme a discutere, ballare, parlare di politica. Nove anni sono tanti ma alcuni tra i protagonisti di Genova 2001 si aggirano tra i tanti “operai di Nichi” qui a Bari. Ci sono Nicola Fratojanni – neoassessore pugliese – e Gennaro Migliore di Sel, ma tra spiagge ed eucalipti si incontrano anche altri “osservatori” un po’ speciali, che invece con Sel, e prim’ancora con Rifondazione, non avevano avuto, dopo Genova e la “svolta nonviolenta” di Bertinotti, rapporti idilliaci. Sotto un albero in un clima africano improvvisiamo un forum con Luca Casarini (ex disobbediente del Nord Est), Andrea “Tarzan” Alzetta di Action (unico consigliere comunale di sinistra eletto a Roma) e Francesco Raparelli del collettivo Esc.

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Il mail bombing dei No Tav

Per qualche motivo a me ignoto sono finito nella lista di persone da “bombardare” di e-mail stilata dai No Tav di Chiomonte. Certo, la compagnia è eccitante, oltre a Napolitano, Fassino e al sottoscritto, c’è un gruppetto di giornalisti Rai, Ansa e altre testate. Il risultato è che pure non scrivendo io di No Tav da almeno sei anni in poche ore la mia casella postale al manifesto ha ricevuto un centinaio di lettere identiche, tutte regolarmente firmate per nome e cognome.

In attesa che il misterioso fenomeno scompaia, riporto il testo integrale della lettera.

“In qualità di cittadino italiano, Le chiedo di leggere quanto da me appreso attraverso la rete, in merito agli scontri di oggi a Chiomonte.

In questo periodo la protesta NOTAV, movimento esistente da ben 22 anni in difesa della Val di Susa, è concentrata a Chiomonte, luogo dove entro il 30 giugno prossimo, il cantiere per la linea Torino-Lione deve essere aperto ed attivo.

Fin dai primi di maggio è stato istituito il presidio permanente alla Maddalena di Chiomonte, presidio che questa notte alle 4.50 è stato letteralmente attaccato dalle forze dell’ordine che hanno utilizzato contro la gente idranti e gas lacrimogeni lanciati ad altezza uomo!

Le forze dell’ordine, facilitate dall’uso indiscriminato di idranti ed una quantità esagerata di lacrimogeni, inclusi quelli “a grappolo” al peperoncino, hanno potuto procedere distruggendo le barricate, non curandosi affatto se vi fossero persone o meno. Al momento in cui qualcuno del movimento NOTAV ha iniziato a gridare “indietreggiamo” sono partite le cariche e le manganellate….le persone rifugiatesi in infermeria per essere medicate sono state raggiunte e colpite!

Sono stati lanciati altri lacrimogeni persino dentro le tende del presidio, costringendo le persone a rifugiarsi tra le montagne, dove comunque è proseguita una vera caccia all’uom

Non è la prima volta che le Autorità effettuano blitz di questo tipo contro liberi cittadini del movimento NOTAV. Le chiedo quindi, essendo, fino a prova contraria, in uno Stato con una Repubblica Democratica, che:

  • questi metodi di guerriglia e di violenza gratuita, non vengano mai più utilizzati contro liberi cittadini che, per manifestare le proprie ragioni, adottano metodi di resistenza NON violenta.
  • il progetto per la Tav Torino-Lione venga immediatamente abbandonato in quanto inutile, costoso e dannoso per l’ambiente e la salute degli abitanti Valsusini. Un progetto che comporta la distruzione di un’intera valle, con dei costi esorbitanti, che ben superano le esigenze della linea stessa, non può essere considerato il futuro.
  • i media, le testate giornalistiche, riportino esattamente la situazione in Val di Susa, senza illazioni, false accuse di violenza, senza dichiarazioni tendenziose atte solo a favoreggiare il Governo ed i partiti che continuano a sostenere il progetto.

In fede”

lettera firmata

Mille non più di mille, l’apocalisse del Pdl

Sono passati poco più di mille giorni dal trionfo alle politiche del 2008. E finalmente anche Angelo Panebianco sul Corriere della sera si arrende: «L’uomo del fare paga il prezzo di quello che non ha fatto».

Prima all’estero, poi in Italia, la crisi di Berlusconi è venuta alla luce in tutto il suo cupo splendore. Non sarà indolore, anche perché gli esiti sono ancora imprevedibili.

E tuttavia Berlusconi ha perso i tre super-poteri che ha avuto negli ultimi 17 anni.

Primo, su tutti, il controllo ferreo sull’immaginario e il simbolico. L’esplosione di ironia e leggerezza che ha reso tanto frizzante la campagna elettorale milanese sulle «mille colpe» di Pisapia e l’estremismo delle sue proposte sta lì a dimostrarlo. Come i video della Sora Cesira, i mille fuori onda su Internet, le guide turistiche firmate Moratti su «Sucate» e così via. La comunicazione diffusa, molti-a-molti, ridicolizza il telecomando unico dell’anziano signore di Arcore. Soprattutto tra i giovani.

Secondo: il Pdl crolla in modo diametralmente opposto al governo Prodi. Dal 2006 al 2008 il centrosinistra è stato relativamente stabile a livello locale ma fu debolissimo in parlamento, in particolare in senato. A Berlusconi accade esattamente il contrario. La spallata parlamentare del 14 dicembre alla camera è fallita miseramente ma i contraccolpi della scissione finiana riecheggiano per tutto lo stivale. Non c’è città che non veda le diverse bande del Pdl, o di Pdl e Lega, in guerra tra di loro. La crisi economica ha inevitabilmente portato a un calo dei consensi e dunque al crollo della spartizione di potere che è alla base del successo del Cavaliere.

Terzo elemento berlusconiano entrato in crisi: la capacità di raccogliere voti tanto al Nord quanto al Sud. Molte ricerche sociali sottolineano che Forza Italia prima e Pdl poi sono stati gli unici partiti veramente nazionali dopo il crollo della Dc. L’Italia berlusconiana era un camaleonte «bianco, rosso, verde e… azzurro», per dirla con Ilvo Diamanti. Da adesso in poi sarà più difficile.

  • Più il Carroccio tirerà la coperta verso Nord, più l’ala sudista e «nazional-centralista» del Pdl strapperanno verso Sud.
  • Più la destra si rivestirà di politiche neo-confessionali più si alienerà i ceti produttivi e dinamici della creatività e dell’impresa.
  • Più concederà spago alla conta territoriale (tipo congresso o simili) più vacilleranno i consolidati equilibri «silvio-centrici».

Dopo vent’anni, un intero blocco sociale è di nuovo in movimento. E’ enorme, profondo, disorientato e in molti casi (vedi il voto femminile e giovanile) anche disgustato da quello che lo circonda.

La destra sta già provando a minimizzare il dato elettorale. Ma comunque vadano i ballottaggi il dado è tratto: gli arresti in Piemonte, le liti nel Lazio, la crisi in Lombardia, lo smarrimento nel Nord Est, la tenuta delle «regioni rosse», dicono che il Pdl sta perdendo al Nord, la «testa» del paese. E anche le «gambe», il Sud, restano un rebus, a cominciare da Campania e Sicilia. Hic sunt leones. Per tutti, anche per il centrosinistra.

dal manifesto del 29 maggio 2011

Habemus papam, il collasso del potere

di Ida Dominijanni

C’è un modo, il più diffuso, di guardare al potere, che lo gonfia, lo ingrandisce, si riempie della sua pienezza e gode della sua solarità: è lo sguardo di chi ne è accecato anche quando lo contesta, e ossessionato anche quando lo combatte. E c’è un altro modo, che invece lo svuota, lo scarnifica, ne vede il limite interno, la fragilità costitutiva, l’impotenza che lo tarla: è lo sguardo di chi non se ne lascia più ossessionare né abbagliare.

Attenzione: questo articolo potrebbe rivelare particolari sulla storia.

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Una risposta a Saviano sugli scontri di Roma

Caro Roberto,

a scriverti è un ragazzo di ventisei anni, uscito da pochi mesi dall’università. Non ho scritto Gomorra, non scrivo su Repubblica, non ho fatto trasmissioni. Ma non è solo al passato che posso parlare: non scriverò un libro di successo, non scriverò su un grande giornale, non dominerò l’auditel in una trasmissione Rai.

Ti scrivo per la stima che il tuo libro mi ha portato ad avere nei tuoi confronti e per la disillusione che questa tua lettera ha causato in me.

Vorrei essere franco e parlare al di fuori delle parole d’ordine che un movimento (qualsiasi movimento) impone per essere schietto e provare a fare un passo oltre il 14 dicembre, altrimenti si guarda sempre al passato e non è il passato a preoccuparmi adesso.

E’ proprio dalle parole d’ordine che vorrei iniziare. Scrivi che le nostre parole sono nuove, che non ci sono più le vecchie direttive: grazie. Non sai quanto possa essere grande questo complimento, proprio da te, che sei diventato una figura di riferimento rompendo un ordine costituito di parole. Le cose che scrivevi in Gomorra c’erano da tempo, andava trovato un modo per dirlo e tu l’hai fatto. Non è poco.

D’altro canto vedo in te il peccato originale da cui ci metti in guardia. Vedo nella tua lettera l’utilizzo di quelle parole d’ordine, di quelle direttive che sono vecchie che sono scollegate dal mondo.

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Libero Mancuso, una scelta di rinuncia

di Andrea Fabozzi

Le primarie non sono state un’invenzione di sinistra. Quando l’Ulivo decise di importarle, rivedute e corrette, dagli Stati uniti, la sinistra italiana, allora meno frastagliata, cominciò a guardarle con sospetto. Allergica com’era e come dovrebbe essere ai modelli plebiscitari. Le primarie, si diceva allora, sarebbe stato meglio farle sui programmi e non sulle facce. Poi le cose sono cambiate e adesso le primarie sono diventate la conquista minima, indispensabile per mettere in discussione le scelte del partito democratico anche quando queste si sono dimostrate fallimentari.

Solo con le primarie, oggi, Nichi Vendola può riuscire a tenere insieme la necessaria alleanza col Pd e il tentativo di offrire al giudizio degli elettori una linea politica alternativa. Ma se è così, allora lo spirito delle primarie che è quello di mettere in campo il candidato che meglio rappresenta la propria parte e che sfida per la vittoria il resto della coalizione proprio a partire da un’identità e un programma che sono espressione di una comunità, andrebbe sempre e ovunque rispettato.

Nel caso della candidatura offerta a Napoli da Sinistra ecologia e libertà a Libero Mancuso non ci pare che sia così.

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