Federazione della sinistra un po’ a zig zag

Oggi e domani all’Ergife nasce la formazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta. Sulla centralità del lavoro non c’è problema. Su quella del governo invece sì. Fioccano i distinguo sulle alleanze col Pd e l’unità con Sel. Braccio di ferro sul nome del coordinatore unico.

La Federazione della sinistra riparte oggi dall’hotel Ergife di Roma. La sede scelta da Rifondazione, Pdci e alcune associazioni per questo primo congresso fondativo è un luogo a suo modo storico per la sinistra italiana. Fu proprio all’Ergife, infatti, che il Prc di Bertinotti approvò nell’ottobre del 1998 la sfiducia al primo governo Prodi. Fu qui che si consumò la rottura con Armando Cossutta e l’addio alla diarchia segretario-presidente che fino ad allora aveva governato il Prc. Nacque da qui la scissione che portò poco dopo ai Comunisti italiani e che dura ancora oggi. «Svolta o rottura», era l’assunto bertinottiano dell’epoca. Fausto Bertinotti stavolta non ci sarà. Ma quello slogan così lontano risuona anche oggi nella frammentata sinistra italiana e anche nella Federazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta che oggi e domani proverà a prendere il largo.

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Boccadutri lascia: Prc senza tesoriere né politica

Sergio Boccadutri, tesoriere di Rifondazione comunista, lascia l’incarico. Con accuse pesantissime al segretario, Paolo Ferrero, per la gestione di Liberazione e con una critica spietata alla mancanza di politica del partito, preda del “frazionismo”, della divisione in correnti dal centro alla periferia.

Ecco il testo integrale della lettera di dimissioni.

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Policlinico 131, comunisti sotto lo stesso tetto

di Andrea Fabozzi

Sono cambiati troppo, in dodici anni. Non sono emozionati adesso, né i Comunisti cossuttiani che nell’ottobre ’98 mollarono partito e palazzo in un pomeriggio solo, né quelli di Rifondazione che stanno già sull’uscio ad aspettare, in mano le chiavi di 300 metri quadri della loro vecchia casa comune. Gli scissionisti tornano come affittuari. E sotto le questioni di soldi, sotto le pigioni da economizzare, ci sarebbe un bel po’ della politica più romantica visto che allora si cambiavano le serrature e ora si ragiona di un nuovo partito da fare insieme. Ma è un abbraccio tra poveri, stritolati dai mancati rimborsi elettorali, con i dipendenti in cassa integrazione e i duellanti di allora sprofondati in poltrona. Armando Cossutta ha mollato anche il secondo partito che aveva fondato e adesso vota Pd, Fausto Bertinotti ispira il movimento di Nichi Vendola ma da lontano.

Viale del Policlinico 131 a Roma da ottobre tornerà a essere la sede nazionale del partito dei Comunisti italiani che prenderanno in affitto un’ala (quella destra) del piano terra. Sufficiente ad accogliere i dodici-quindici dipendenti che restano in carica al Pdci dopo la cura dimagrante imposta dai rovesci elettorali e dall’Europa che non ha riconosciuto il contributo per le ultime elezioni (andate male, anche quelle).

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Nemici a sinistra? Il fumogeno che acceca il Pd

«Vili, professionisti della provocazione, irresponsabili, violenti» e giù insulti. Contro il manifesto e i suoi giornalisti. E non vengono da qualche fanzine della destra ma dai primi collaboratori di Pierluigi Bersani ed Enrico Letta, segretario e vicesegretario del Partito democratico.

Non misurano certo le parole Filippo Penati (capo della segreteria politica del Pd) e Francesco Russo (direttore del think tank lettiano) criticando la posizione di questo giornale sul famigerato fumogeno lanciato a Bonanni. Capita però che chi abbonda tanto in aggettivi manchi di sostanza. E, infatti, alla fine della giornata, il cerchio si chiude.

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Vendola e Bindi chiamano le primarie

Primarie: «Se non ora, quando?», recitano i cartelli sollevati da ragazzi e ragazze della Fabbrica di Nichi di Torino. Piove, l’Italia sfida le Far Oer nella Firenze di Prandelli, Vendola e Bindi duettano sul palco della festa del Pd. Un’ora prima dell’inizio la sala è già stracolma.

Doveva essere il debutto di Vendola in terra infidelium: il Nord, la città di Chiamparino e della Fiat, la festa del «nuovo Ulivo»… alle 21 la bolgia è da concerto rock. Persone letteralmente ovunque. «C’è anche un cane in quarta fila», scherza il direttore della Stampa Mario Calabresi. A migliaia. Che battono le mani come se aspettassero i Blues Brothers. «Sono qui solo per Vendola, a sinistra c’è rimasto poco e niente e voglio sentirlo», racconta una signora dignitosa asserragliata in prima fila da due ore con la borsetta stretta sulle ginocchia. E’ un fatto che ci sia molta curiosità. All’ora di pranzo l’intervista sul sito Internet della Stampa ha battuto ogni record di contatti. E camminare tra gli stand accanto al governatore fino a quello dell’Eutelia è una via crucis di saluti, incoraggiamenti, raccomandazioni come a una processione. «Del resto Torino è una delle città pugliesi più grandi che conosca», scherza lui.

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