Per Monti dimissioni programmatiche

Il premier rimette il mandato al Quirinale e non rivela il suo futuro. In cottura un «manifesto» che spacchi il Pd e certifichi l’isolamento del Pdl. Ma senza di lui il centro c’entra poco.

Mario Monti ha rimesso l’incarico al presidente della Repubblica intorno alle 19.30 di ieri sera. Le sue dimissioni sono «irrevocabili». Dal punto di vista istituzionale il premier non è mai stato sfiduciato dal parlamento, anzi, ha incassato proprio ieri la sua ultima fiducia alla camera sulla legge di stabilità. Si concludono così nel paradosso i 13 mesi della «strana maggioranza» a sostegno del governo «del presidente» (Napolitano).

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Regola aurea, spareggio di bilancio

Scontro Pd-Pdl sull’authority di vigilanza dei conti pubblici Stallo tra camera e senato sulle norme della «regola aurea». Oggi a Montecitorio la decisione definitiva.

Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.

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Monti si ricandida. E Casini prova a battere Bersani per «ko tecnico»

A poche ore dallo sbarco in aula al senato della riforma elettorale, Bersani litiga con Casini («decida o morirà di tattica») e punta tutte le carte del Pd sul «premio D’Alimonte» al primo partito. L’Udc risponde picche («non siamo sudditi») e incassa l’impegno di Monti a concedere il bis. Sulle macerie del «porcellum» il segretario nell’angolo vede la vittoria dei soliti noti.

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Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti

Monti si ricandida e Casini molla il Pd. Bersani a un passo dal ko tecnico. Sul «porcellum» manovra inaggirabile del centro-destra. L’ultima carta è il «lodo D’Alimonte»

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I referendum sul lavoro e l’Unità del Pd

Bersani e il Pd non hanno nascosto le critiche ai referendum sul lavoro presentati in questi giorni. Per una volta, i democratici appaiono granitici, addirittura unanimi sull’Unità. Peccato si concentrino tutti sul metodo evitando accuratamente la sostanza. Cioè gli effetti nefasti della riforma Fornero per i lavoratori.

Ieri sul manifesto i primi operai licenziati con il nuovo articolo 18 hanno raccontato le loro storie. Guarda caso sono quasi tutti iscritti alla Fiom e tutti critici sulle condizioni di lavoro e di sicurezza in fabbrica. Altro che «motivi economici oggettivi».

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Nel silenzio totale oggi la camera dice sì al fiscal compact, il “taglia-debito” da 45 miliardi all’anno

Il senato l’ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all’Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).

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Dal loden all’elmetto, la fase due del Professore. La rotta di Monti sul Quirinale

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il vertice di Bruxelles deve aver lasciato tracce profonde nel Professore. Crescità ed equità sono parole ormai dimenticate. Perfino la sobrietà quaresimale degli inizi oggi sembra un lusso. «Per l’Italia si prospetta un percorso di guerra», avverte il Professore all’assemblea dell’Abi.

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Eurogruppo, sull’orlo dell’abisso Roma passa a metà

Il premier vede il bicchiere mezzo pieno: spread alto per la «cacofonia post-vertice»

Lasciando Bruxelles Mario Monti tira un sospiro di sollievo. La linea «rigorista» dei falchi olandesi non è passata e lo scudo salva-spread, in qualche modo è in cantiere. Tuttavia l’Italia, nonostante un anno di manovre lacrime e sangue continua a camminare sull’orlo dell’abisso. Il «modello spagnolo» di salvataggio rassicura Roma solo in parte. Lo stesso Professore ammette che per Madrid si tratta di un commissariamento light, con un «memorandum leggero» diverso dal «commissariamento plus» (così lo definisce) tipo quello della trojka in Grecia.

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Scudo salva-spread, il muretto di Berlino

Oggi a Roma bilaterale italo-tedesco. La cancelliera avverte: «Dobbiamo ancora fare chiarezza sulle decisioni di venerdì» Il premier in senato ammette che l’accordo europeo è «di massima» e ancora tutto da scrivere. La cancelliera, criticata in patria, si prepara a negoziare dettagli «rigorosi».

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Lega, nuovo segretario vecchi problemi

Il delfino è diventato re. Umberto Bossi è ancora lì ma l’era Maroni è iniziata. Al congresso di Assago l’ex ministro dell’Interno prende le redini di un partito sfiancato dagli scandali e sconfitto a tutte le ultime elezioni locali. Suona strano ricordarlo ma la Lega è il partito più vecchio presente in parlamento e il nuovo segretario deve vedersela con tutti gli orpelli burocratici e le mine politiche tipici di ogni cambio della guardia.

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