Mario Monti ha rimesso l’incarico al presidente della Repubblica intorno alle 19.30 di ieri sera. Le sue dimissioni sono «irrevocabili». Dal punto di vista istituzionale il premier non è mai stato sfiduciato dal parlamento, anzi, ha incassato proprio ieri la sua ultima fiducia alla camera sulla legge di stabilità. Si concludono così nel paradosso i 13 mesi della «strana maggioranza» a sostegno del governo «del presidente» (Napolitano).
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Regola aurea, spareggio di bilancio
Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.
Monti si ricandida. E Casini prova a battere Bersani per «ko tecnico»
A poche ore dallo sbarco in aula al senato della riforma elettorale, Bersani litiga con Casini («decida o morirà di tattica») e punta tutte le carte del Pd sul «premio D’Alimonte» al primo partito. L’Udc risponde picche («non siamo sudditi») e incassa l’impegno di Monti a concedere il bis. Sulle macerie del «porcellum» il segretario nell’angolo vede la vittoria dei soliti noti.
Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti
I referendum sul lavoro e l’Unità del Pd
Bersani e il Pd non hanno nascosto le critiche ai referendum sul lavoro presentati in questi giorni. Per una volta, i democratici appaiono granitici, addirittura unanimi sull’Unità. Peccato si concentrino tutti sul metodo evitando accuratamente la sostanza. Cioè gli effetti nefasti della riforma Fornero per i lavoratori.
Ieri sul manifesto i primi operai licenziati con il nuovo articolo 18 hanno raccontato le loro storie. Guarda caso sono quasi tutti iscritti alla Fiom e tutti critici sulle condizioni di lavoro e di sicurezza in fabbrica. Altro che «motivi economici oggettivi».
Nel silenzio totale oggi la camera dice sì al fiscal compact, il “taglia-debito” da 45 miliardi all’anno
Il senato l’ha approvato il 12 luglio senza dibattito. Lo stesso si appresta a fare oggi la camera. Meno di una settimana di lavoro per ratificare il «fiscal compact», il trattato europeo che impone all’Italia di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (la spending review «cancella» spese per 29 miliardi in 3 anni).
Dal loden all’elmetto, la fase due del Professore. La rotta di Monti sul Quirinale
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il vertice di Bruxelles deve aver lasciato tracce profonde nel Professore. Crescità ed equità sono parole ormai dimenticate. Perfino la sobrietà quaresimale degli inizi oggi sembra un lusso. «Per l’Italia si prospetta un percorso di guerra», avverte il Professore all’assemblea dell’Abi.
Eurogruppo, sull’orlo dell’abisso Roma passa a metà
Lasciando Bruxelles Mario Monti tira un sospiro di sollievo. La linea «rigorista» dei falchi olandesi non è passata e lo scudo salva-spread, in qualche modo è in cantiere. Tuttavia l’Italia, nonostante un anno di manovre lacrime e sangue continua a camminare sull’orlo dell’abisso. Il «modello spagnolo» di salvataggio rassicura Roma solo in parte. Lo stesso Professore ammette che per Madrid si tratta di un commissariamento light, con un «memorandum leggero» diverso dal «commissariamento plus» (così lo definisce) tipo quello della trojka in Grecia.
Scudo salva-spread, il muretto di Berlino
Lega, nuovo segretario vecchi problemi
Il delfino è diventato re. Umberto Bossi è ancora lì ma l’era Maroni è iniziata. Al congresso di Assago l’ex ministro dell’Interno prende le redini di un partito sfiancato dagli scandali e sconfitto a tutte le ultime elezioni locali. Suona strano ricordarlo ma la Lega è il partito più vecchio presente in parlamento e il nuovo segretario deve vedersela con tutti gli orpelli burocratici e le mine politiche tipici di ogni cambio della guardia.