Parte nel caos, ma parte, la corsa del centrosinistra alle primarie per il candidato sindaco di Roma convocate il 7 aprile. Rinviate senza spiegazioni e tra qualche polemica invece le primarie on line per i 13 candidati del Movimento 5 stelle, che almeno sulla carta potrebbe arrivare al ballottaggio terremotando definitivamente i già fragili equilibri nazionali.
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Per Monti dimissioni programmatiche
Mario Monti ha rimesso l’incarico al presidente della Repubblica intorno alle 19.30 di ieri sera. Le sue dimissioni sono «irrevocabili». Dal punto di vista istituzionale il premier non è mai stato sfiduciato dal parlamento, anzi, ha incassato proprio ieri la sua ultima fiducia alla camera sulla legge di stabilità. Si concludono così nel paradosso i 13 mesi della «strana maggioranza» a sostegno del governo «del presidente» (Napolitano).
Pareggio di bilancio, sì all’unanimità
«Approvando questo provvedimento stiamo riscrivendo la costituzione economica del nostro paese». Per una volta Renato Brunetta non è lontano dal vero. Nonostante la liquefazione della maggioranza, la camera dei deputati ha approvato quasi all’unanimità (442 sì, 6 astenuti e soltanto 3 no) la legge di attuazione del principio costituzionale del pareggio di bilancio. Il via libera definitivo ora spetta al senato, che non ha calendarizzato il ddl perché contrario alla composizione a tre membri dell’authority di controllo dei conti pubblici prevista dal provvedimento su richiesta dell’Europa.
Regola aurea, spareggio di bilancio
Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.
Fine di Monti, altro che conclusione “ordinata” della legislatura
Mentre al senato il Pd depone le armi e accelera al massimo il via libera al ddl stabilità, alla camera inizia oggi un’altra partita perfino più significativa della finanziaria di fine anno. Logico che se ne parli molto meno, perché la legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione (in ossequio al «fiscal compact») è imbarazzante per tutte le forze politiche appena entrate in campagna elettorale.
Con il crollo di Abc è spazzato via anche il Monti bis. E Bersani gongola
La verità è che l’altolà del Pdl più che far cadere il governo Monti attuale salvo sorprese fa cadere soprattutto l’ipotesi del Monti bis. La continuazione dei «tecnici» dopo il voto era uno scenario che ha dominato i calcoli dei vari partiti e delle cancellerie internazionali per quasi un anno. Oggi quello scenario non c’è più, spazzato via dalle primarie del centrosinistra prima e dal ritorno di Berlusconi poi. In un certo senso, il Pdl ha fatto le sue primarie ieri, iniziate e finite con la ricandidatura del padre-padrone e il plauso entusiasta di decine di parlamentari presunti critici o malpancisti (chi si ricorda, oggi, i dotti retroscena sull’elenco di «pisaniani» pronti a mollare Silvio per un nuovo centrodestra?).
5 flash su #csxfactor e primarie del Pd
- Tutti e 5 i candidati hanno o hanno avuto responsabilità di governo locale. In tempi di casta e antipolitica lo rivendicano e fanno bene;
- Queste del 2012 non sono affatto come le primarie per Prodi del 2005. All’epoca c’erano Pecoraro, Bertinotti, Mastella e Di Pietro… Stavolta tutti e 5 i candidati – anche se differenti – sembrano tutti poter stare nello stesso partito e questo al di là della performance televisiva è politicamente la cosa più significativa;
- Ve l’immaginate una cosa analoga per il centrodestra? (A cominciare dal fact-checking)
- E’ la prima volta in 20 anni che la sinistra in campagna elettorale non parla di Berlusconi ma di quello che vuole fare
- Non è più il Pd all’americana di Veltroni e non è ancora il Pd alla francese di Bersani. Il segretario democratico ha studiato alla scuola di Hollande e si vede. Si sente proprio che Bersani vuole e pensa un partito. Che discute ma è un partito, non una somma di individui.
Insomma, anche stavolta diffido di chi ha già capito tutto e dei tifosi. Questo confronto non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza che innesca meccanismi molto profondi e va interpretato più sulle sfumature che sugli slogan e i tweet.
Monti si ricandida. E Casini prova a battere Bersani per «ko tecnico»
A poche ore dallo sbarco in aula al senato della riforma elettorale, Bersani litiga con Casini («decida o morirà di tattica») e punta tutte le carte del Pd sul «premio D’Alimonte» al primo partito. L’Udc risponde picche («non siamo sudditi») e incassa l’impegno di Monti a concedere il bis. Sulle macerie del «porcellum» il segretario nell’angolo vede la vittoria dei soliti noti.
Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti
I referendum sul lavoro e l’Unità del Pd
Bersani e il Pd non hanno nascosto le critiche ai referendum sul lavoro presentati in questi giorni. Per una volta, i democratici appaiono granitici, addirittura unanimi sull’Unità. Peccato si concentrino tutti sul metodo evitando accuratamente la sostanza. Cioè gli effetti nefasti della riforma Fornero per i lavoratori.
Ieri sul manifesto i primi operai licenziati con il nuovo articolo 18 hanno raccontato le loro storie. Guarda caso sono quasi tutti iscritti alla Fiom e tutti critici sulle condizioni di lavoro e di sicurezza in fabbrica. Altro che «motivi economici oggettivi».