Oggi l’incontro con tutti i big di partito. A Roma Landini mette tutto il centrosinistra intorno a un tavolo. Si discute di cose serie: diritti e manomissione dell’articolo 18. Di Pietro studia il piano B con Grillo
Archivio tag: Pdci
Federazione della sinistra, un’unità a lungo attesa
Sì di Prc e Pdci all’«alleanza democratica» di Bersani. Liste con Vendola «dove si può»«Il Pd si decida, noi siamo pronti». La Federazione della sinistra lancia un segnale a Bersani e un appello al candidato Nichi. Salvi: noi però non andremo al governo. E Diliberto: «Per vincere le elezioni serve un patto di legislatura». Oggi la sua nomina a portavoce di turno.
Per qualcuno sono passati quasi 2 anni di troppo, per altri 12. Il primo congresso della Federazione della sinistra che termina oggi a Roma può essere letto in tanti modi. Da un lato sancisce sicuramente la fine della scissione tra Prc e Pdci del 1998, dall’altro partorisce una federazione macchinosa e un po’ burocratica che ha già affrontato due prove elettorali non esaltanti (3,4% alle europee 2009 e 2,8% in media alle amministrative 2010).
Continua a leggere
Federazione della sinistra un po’ a zig zag
Oggi e domani all’Ergife nasce la formazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta. Sulla centralità del lavoro non c’è problema. Su quella del governo invece sì. Fioccano i distinguo sulle alleanze col Pd e l’unità con Sel. Braccio di ferro sul nome del coordinatore unico.
La Federazione della sinistra riparte oggi dall’hotel Ergife di Roma. La sede scelta da Rifondazione, Pdci e alcune associazioni per questo primo congresso fondativo è un luogo a suo modo storico per la sinistra italiana. Fu proprio all’Ergife, infatti, che il Prc di Bertinotti approvò nell’ottobre del 1998 la sfiducia al primo governo Prodi. Fu qui che si consumò la rottura con Armando Cossutta e l’addio alla diarchia segretario-presidente che fino ad allora aveva governato il Prc. Nacque da qui la scissione che portò poco dopo ai Comunisti italiani e che dura ancora oggi. «Svolta o rottura», era l’assunto bertinottiano dell’epoca. Fausto Bertinotti stavolta non ci sarà. Ma quello slogan così lontano risuona anche oggi nella frammentata sinistra italiana e anche nella Federazione di Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta che oggi e domani proverà a prendere il largo.
Dal Pd applausi a Vendola ma anche no
«Tutti i grandi filosofi concludono i loro lavori scrivendo un’estetica». Fabio Mussi applaude a modo suo alla linea con cui Vendola ha aperto il congresso fiorentino. E anche Anna Finocchiaro guardava il governatore sul palco nascondendo a stento il compiacimento per alcuni passaggi. Alla fine è più che un via libera: «Ho sempre pensato che Vendola e il suo movimento fossero l’interlocutore naturale del Pd e oggi ne sono ulteriormente convinta». Secondo Finocchiaro, però, ci sono alcune «parole d’ordine sentite oggi» che sono state pronunciate tante volte anche da lei e dagli altri esponenti del Pd. Curiosità, confronto e voglia di capire sono necessarie e il discorso di oggi di Vendola è una solida base di partenza». Nel corpaccione democratico però non tutti la pensano come lei, seduta in prima fila come delegata ufficiale del Nazareno.
Policlinico 131, comunisti sotto lo stesso tetto
di Andrea Fabozzi
Sono cambiati troppo, in dodici anni. Non sono emozionati adesso, né i Comunisti cossuttiani che nell’ottobre ’98 mollarono partito e palazzo in un pomeriggio solo, né quelli di Rifondazione che stanno già sull’uscio ad aspettare, in mano le chiavi di 300 metri quadri della loro vecchia casa comune. Gli scissionisti tornano come affittuari. E sotto le questioni di soldi, sotto le pigioni da economizzare, ci sarebbe un bel po’ della politica più romantica visto che allora si cambiavano le serrature e ora si ragiona di un nuovo partito da fare insieme. Ma è un abbraccio tra poveri, stritolati dai mancati rimborsi elettorali, con i dipendenti in cassa integrazione e i duellanti di allora sprofondati in poltrona. Armando Cossutta ha mollato anche il secondo partito che aveva fondato e adesso vota Pd, Fausto Bertinotti ispira il movimento di Nichi Vendola ma da lontano.
Viale del Policlinico 131 a Roma da ottobre tornerà a essere la sede nazionale del partito dei Comunisti italiani che prenderanno in affitto un’ala (quella destra) del piano terra. Sufficiente ad accogliere i dodici-quindici dipendenti che restano in carica al Pdci dopo la cura dimagrante imposta dai rovesci elettorali e dall’Europa che non ha riconosciuto il contributo per le ultime elezioni (andate male, anche quelle).

