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il manifesto, abbiamo una banca (e un nuovo formato)
Abbiamo, avete, una banca. Etica, perfino. Fassino ci scuserà della citazione ma è per un buon motivo. Nella sua nuova vita dopo la liquidazione decretata l’anno scorso, la cooperativa del manifesto ha scelto Banca Etica come suo partner finanziario.
Questo giornale è «una forma originale della politica» e in tempi di relazioni incestuose tra banche e potere (Siena insegna) abbiamo deciso di prendere una strada completamente diversa. Forse più impegnativa ma trasparente e sostenibile. Pubblica e indipendente dai buoni uffici nelle sedi centrali. In queste prime settimane di vita il neonato manifesto sta prendendo molte decisioni importanti. Editoriali, industriali e finanziarie.
il manifesto, le cose da fare
Presi dal passaggio di consegne e contratti tra commissari liquidatori e nuova cooperativa non siamo ancora riusciti a rendere conto a voi, cari lettori e lettrici, delle tante cose, positive, che stiamo cercando di realizzare tra mille difficoltà. Anche perché siamo impegnati in un’impresa mai tentata finora da un quotidiano in fallimento e non vogliamo perdere neanche un giorno in edicola con voi.
La prima leggenda da sfatare è quella dell’imprenditore o del socio privato che starebbe comprando e/o finanziando questa testata. Contrariamente a sospetti e a timori incontrollati che circolano su Internet, il manifesto non è stato comprato da nessuno ed è tuttora pubblicato, come sempre, dal collettivo di redattori e collaboratori che stampa il giornale in totale autonomia.
MicroMega, post scriptum e micro manipolazioni
«Il nuovo numero di MicroMega: un ricco miscellaneo di politica che affronta le più calde questioni di attualità». Quando abbiamo scritto queste righe affettuose, il 22 novembre scorso, non pensavamo certo che le «calde questioni di attualità» affrontate dal magazine diretto da Paolo Flores D’Arcais saremmo stati noi.
Eppure da due giorni – mentre l’Ilva viene occupata, Berlusconi forse si ricandida e Monti macella quel che resta della sanità – , in testa al sito di MicroMega, campeggiano tre addii al manifesto: quello di Rossana Rossanda, quello di Joseph Halevi e quello di Marco d’Eramo. (leggi qui)
il manifesto, il sogno quotidiano di una sinistra diversa
Per la cronaca, il manifesto è nato il 28 aprile 1971 ed è morto il 3 febbraio 2012, quando è iniziata la liquidazione coatta amministrativa. Chi ci sostiene e ci legge sa dei nostri sforzi titanici per tenerlo aperto, della sottoscrizione disperata dello scorso inverno, dei tagli che abbiamo fatto e faremo ancora alla nostra carne viva. A noi stessi. Tutte e tutti.
La soap dei comunisti che litigano è un classico. Ma non è questo il caso. In una redazione «corsara» gli addii clamorosi avvengono fin dalle origini. È la miopia di chi osserva soltanto gli ultimi fotogrammi di una storia a far dimenticare i tanti, i troppi, che non se la sono più sentita di continuare in queste condizioni politiche, editoriali e umane impossibili. Fare nomi è sgarbato. Ma per noi non sono nomi. Rossanda, D’Eramo, Halevi, Vauro, sono solo gli ultimi (ultimi non certo per importanza) ad aver lasciato il giornale. Molti altri se ne sono andati senza dirvelo, con un pudore e un lutto che non sempre si scioglie in torti o ragioni. Sono nostre compagne e compagni. Siamo da quarant’anni «dalla parte del torto». Siamo tutte e tutti del manifesto, ciascuno con una sua storia, piccola o grande che sia.
la crisi del manifesto o è un nuovo inizio o è definitiva
Gli ultimi articoli di Valentino Parlato e Rossana Rossanda hanno infiniti meriti e molti di noi concordano su gran parte delle proposte e le critiche che avanzano. Hanno però almeno un difetto, grave, che emerge dalla doverosa doppia risposta della direzione attuale (vedi qui e qui).
Non è una normale e routinaria “sfiducia” alla direzione del giornale o al gruppo che in condizioni impossibili lo manda in tipografia. E’ un messaggio completamente fuori fuoco rispetto alle poche settimane di “vita” che ci aspettano.
8 consigli per scrivere un buon articolo di giornale (per la maturità)
Da quando sono caporedattore mi sono un po’ allargato, la Treccani mi ha chiesto 8 consigli per scrivere un buon articolo di giornale.
Valgono per la prova di maturità ma chissà, magari sono utili anche in una redazione vera.
Li trovate qua: http://ow.ly/bpWz3

il manifesto è una storia d’amore
DIstrazione
Vendola indagato a Bari, favorì il primario migliore
La saga della malasanità pugliese non smette mai di produrre nuovi episodi. Dopo gli ex assessori Frisullo e Tedesco stavolta nel mirino dei pm baresi finisce direttamente Nichi Vendola.

Il governatore di Sel ha ricevuto ieri un avviso di garanzia (conclusione indagini) da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dei pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone. Vendola è accusato di concorso in abuso d’ufficio insieme all’ex «Lady Asl» Lea Cosentino per la nomina di un primario, Paolo Sardelli, al reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’annuncio ai giornalisti l’ha dato lo stesso governatore in una conferenza stampa a Bari.
il manifesto ai resistenti di tutta Italia
DIstrazione
Il giornale di oggi è un giornale speciale. Non perché sia più bello degli altri giorni. Ma perché è fatto con molto sudore e molta passione. Se lo avete comprato in piazza a Roma durante la manifestazione della Fiom o nelle edicole di tutta Italia, per noi è un gesto speciale. Unico.
Il manifesto è in liquidazione coatta, commissariato da tre professionisti nominati dal governo, appeso alle decisioni di tre diversi ministeri (Economia, Sviluppo e Lavoro). Non ha più conti in banca e non può spendere un euro. Sulla pubblicità non ha mai potuto contare perché è ostinato a rimanere comunista e «dalla parte del torto». Da quarant’anni non accetta padroni e tantomeno partiti «di riferimento».
Un foglio storico, tanto anomalo nella struttura proprietaria quanto coeso nel suo collettivo ed eretico nella scrittura.
È l’unica cooperativa pura di giornalisti e poligrafici che è anche un gruppo politico che fa anche un quotidiano nazionale che è anche un giornale politico. Non è uno scioglilingua. Non c’è al mondo un giornale con tutte queste quattro caratteristiche.
E non c’è quotidiano al mondo che arrivi in edicola sottoposto a un capestro finanziario e giuridico paragonabile a quello che stiamo vivendo da un mese.
Visto con gli occhi di un ragioniere, forse, il manifesto è un’impresa in crisi come tante altre. Visto con i nostri occhi, invece, è una lunga storia d’amore con la politica, la cultura e il mondo.
Alle corse ad ostacoli siamo ben allenati. Proprio per questo, contro ogni regola della fisica economica e della giurisprudenza, le pagine che leggete vivono. Viaggiano tra le vostre mani e su Internet, si infilano nelle tasche e nelle teste. Grazie a voi e noi. Resistenti. Senza fine.
dal manifesto del 9 marzo 2012

