Casini, Fini e Rutelli fanno cento

Azione, reazione. Berlusconi apre la caccia al centrista e i centristi più i finiani fanno quadrato per resistere. «O stiamo tutti insieme o ci impiccano uno per uno», spiega Rocco Buttiglione citando il «primo Americano» Benjamin Franklin. Resistere, resistere e contare il più possibile nel caotico inter-regno che si è aperto in parlamento. E’ passato appena un giorno dalla conta di Montecitorio ma già le macchine dei partiti spingono a tutto vapore verso le elezioni.

Udc, Fli, Mpa e Api – più singoli vari come lib-dem, La Malfa e Guzzanti – danno vita al cosiddetto «polo della Nazione». Un coordinamento unico per 103-105 parlamentari (più di 80 sicuri alla camera, più di 20 al senato). Non hanno più ministri ma hanno ovviamente il presidente della camera. E’ la prima volta nel quasi ventennio bipolarista che una così alta carica istituzionale è guidata dall’opposizione.

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Terzo polo o terza gamba?

«Terzo polo» o «terza gamba»? Fli e Udc sperano ancora in un 25 luglio da parte delle colombe del Pdl. Fini ottiene dai suoi le firme contro Berlusconi e sonda Montezemolo e Pisanu. Ma i voti potrebbero non bastare.

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Fini chiude la camera e firma la sfiducia con l’Udc

Crisi del Pdl, ultima offerta al Cavaliere: nuova legge elettorale e rimpasto. Gianfranco Fini chiude la camera dei deputati. Per dieci giorni niente aula. Tutti zitti fino alla conta sulla fiducia del 13 e 14 dicembre.

La decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio sulla serrata di Montecitorio è la prima tappa delle delicatissime trattative che si fanno sottobanco nei vari palazzi della capitale. E fa «sorridere» che a chiudere il parlamento siano gli stessi che invocano da mesi la «responsabilità nazionale» contro la crisi. O un presidente della camera che a ottobre dell’anno scorso «chiuse» Montecitorio protestando per le mancate coperture economiche garantite dal governo (cioè da Tremonti).

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