Monti si ricandida. E Casini prova a battere Bersani per «ko tecnico»

A poche ore dallo sbarco in aula al senato della riforma elettorale, Bersani litiga con Casini («decida o morirà di tattica») e punta tutte le carte del Pd sul «premio D’Alimonte» al primo partito. L’Udc risponde picche («non siamo sudditi») e incassa l’impegno di Monti a concedere il bis. Sulle macerie del «porcellum» il segretario nell’angolo vede la vittoria dei soliti noti.

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Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti

Monti si ricandida e Casini molla il Pd. Bersani a un passo dal ko tecnico. Sul «porcellum» manovra inaggirabile del centro-destra. L’ultima carta è il «lodo D’Alimonte»

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Il duro lavoro della Fiom

Oggi l’incontro con tutti i big di partito. A Roma Landini mette tutto il centrosinistra intorno a un tavolo. Si discute di cose serie: diritti e manomissione dell’articolo 18. Di Pietro studia il piano B con Grillo

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Alla vigilia del «Bersani day» Idv e Sel minacciano la rottura

Vendola: «Dopo il voto sull’Agcom incolmabile la distanza col Pd». Di Pietro: «Bersani si allei con Alfano». Alla vigilia della direzione del Pd di oggi, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola non nascondono che nel centrosinistra fotografato a Vasto (e vincente in quasi tutta Italia) la situazione è critica, forse irrecuperabile.

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Vendola indagato a Bari, favorì il primario migliore

La saga della malasanità pugliese non smette mai di produrre nuovi episodi. Dopo gli ex assessori Frisullo e Tedesco stavolta nel mirino dei pm baresi finisce direttamente Nichi Vendola.


Il governatore di Sel ha ricevuto ieri un avviso di garanzia (conclusione indagini) da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dei pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone. Vendola è accusato di concorso in abuso d’ufficio insieme all’ex «Lady Asl» Lea Cosentino per la nomina di un primario, Paolo Sardelli, al reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’annuncio ai giornalisti l’ha dato lo stesso governatore in una conferenza stampa a Bari.

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Monti caterpillar: l’articolo 18 scoraggia gli investimenti

Bersani sale al Quirinale e minaccia di staccare la spina: «Pdl sleale, così non si va avanti»

Mario Monti ha visto il mostro tricefalo di persona, giovedì sera subito dopo il patatrac sulla giustizia alla camera. Ha ascoltato tutti, e a tutti ha chiesto sostegno leale nonostante i mugugni. Ma a cose fatte, tra Alfano, Bersani e Casini il più furioso è il segretario del Pd, che ieri pomeriggio è salito al Quirinale per dire a Napolitano che così non si può più andare avanti: «Siamo preoccupati», avverte Bersani, «perché il Pd non può accettare di garantire il sostegno al governo Monti mentre altri, il Pdl, lo fanno solo a parole».

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Vendola, no a Monti: “Il futuro è Vasto”

Prc e Sel festeggiano l’addio di Berlusconi e criticano Monti. E il governatore aspetta il Pd

Nella sinistra fuori dal parlamento le premesse sono identiche. Ma opposte le conclusioni. Sia Rifondazione comunista che Sinistra ecologia e libertà festeggiano la fine del governo Berlusconi. E, non potrebbe essere altrimenti, criticano la nascita del governo Monti. Ma le strategie – e i giudizi di merito – restano diversi.

Paolo Ferrero non vede sfumature: «Il programma di Monti è quello della Confindustria, della Merkel e della Bce. Proseguirà sulla strada delle misure già varate da Berlusconi: c’è un cambio di stile, di toni, ma non di contenuti politici, con questo programma la crisi si aggraverà».

L’analisi di Nichi Vendola è simile. Ma il governatore pugliese non straccerà la foto di Vasto: «Non ci penso proprio, archiviare quella speranza sarebbe un delitto. Rispettiamo le scelte del Pd e di Napolitano – spiega alla fine della direzione di Sel – ma l’alleanza di centrosinistra è l’unica speranza per chi aspetta il cambiamento. Dopo la quaresima tecnocratica di Monti arriverà la resurrezione della politica. E da oggi lavoreremo ancora di più e ancora meglio alla costruzione del centrosinistra di governo. L’Italia che vogliamo è quella di giugno, dei referendum e delle tante vittorie alle comunali».

Alla direzione di Sel hanno ascoltato tutti insieme, in religioso silenzio, il discorso di Monti in senato. E visto il tilt improvviso e un po’ fantozziano della televisione proprio all’inizio, se non fosse spuntata una vecchia radiolina a pile collegata al microfono, nessuno avrebbe potuto giudicare il debutto del governo dei rettori. «Festeggiamo la fine di uno stile, non ancora di una politica», dice Vendola ai suoi. E poi: «Prendiamo finalmente congedo da un ceto politico commercial-pornografico».

Nel governo Monti ci sono scelte buone: la nomina di Andrea Riccardi, per esempio, e altre «molto problematiche», come quella di Corrado Passera, già dipinto sui giornali inglesi come l’industrial overlord della politica italiana.
Vendola esulta per la «fine del provincialismo, delle piccole patrie, del leghismo». Per il «ritorno all’austerità della parola e del decoro istituzionale». Ma non basta. Non può bastare.

«Il discorso di Monti ha deluso, non c’è nessun coraggio sulla patrimoniale, non c’è l’Italia reale, quella che sprofonda nel fango e vede piovere sempre sul bagnato», l’Italia segnata «dalla povertà e da un’ingiustizia sociale clamorosa».

In sintesi: c’è una svolta nello stile, ma non c’è una svolta nella politica. «La bussola del nuovo governo è la lettera di Berlusconi all’Europa, troppa continuità con le politiche del passato. Si intravedono troppe scelte tipiche di un governo schiettamente conservatore».

Esempio immediato: «Indicare la riforma Gelmini come il primo terreno operativo non è il modo migliore per intercettare l’immensa volontà giovanile di cambiamento». E poi ci sono obiezioni di fondo. Non solo Monti vuole introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione, vuole anche un authority indipendente che vigili sulla sua applicazione. «Ma indipendente da chi? Dai cittadini?», si chiede Vendola. E poi: «parlare di crescita e sviluppo, nel 2011, senza mai pronunciare l’aggettivo ‘sostenibile’ è come minimo inquietante».

La rotta nell’immediato è stretta ma nel futuro non tanto. «Berlusconi non è fuori da questa stagione – avverte Vendola – cerca di rifarsi una verginità e manda la Lega in avanscoperta». Attorno al governatore quasi tutti scommettono che Monti non durerà fino al 2013. A porte chiuse si ragiona su un possibile «election day» (amministrative e politiche) a primavera. Un appuntamento al quale Sel vuole arrivare senza farsi mettere nell’angolo. Lavorando fuori dal Palazzo ma in raccordo con l’Idv senza strappare col Pd.

«Quello che manca in Italia – sottolinea il presidente pugliese – è la sinistra. Lavoreremo per la costruzione di questo soggetto e soprattutto per cercare di rendere percepibili dalla gente le nostre proposte per l’alternativa di governo. Se una critica si può fare alla fotografia di Vasto – conclude – è che è arrivata troppo tardi».

Di sicuro Vendola e compagni non lasceranno i democratici in balia degli eventi. Per Franco Giordano, ex segretario del Prc, una «scomposizione e ricomposizione delle forze politiche» è «inevitabile». Ma se da questo travaglio nascerà un «grande centro» tecnocratico e neo-democristiano o «un nuovo Pd» non è un esito scontato.

In senato, Nicola Latorre, ex dalemiano e uomo di collegamento vendoliano nel Pd, ci tiene a far sapere che i contatti con Vendola sono quotidiani: «Con Nichi abbiamo la stessa linea», dice sorridendo sotto i baffi. Certo, per chi deve votare la fiducia in parlamento criticare il governo che nasce è un po’ difficile. E Vendola (che non ha di questi problemi) lo può fare apertamente.

dal manifesto del 18 novembre 2011

Il video integrale del confronto di Vasto alla festa dell’Idv tra Bersani, Di Pietro e Vendola (16 settembre 2011).

httpv://www.youtube.com/watch?v=c71llSTX67k

Giordano (Sel): patrimoniale «unica via»

Tobin tax, patrimoniale, rendite al 20%, tracciabilità: «Quando eravamo al governo avevamo gettato alcuni semi di equità. Siamo statimassacrati per un manifesto che diceva ‘anche i ricchi piangano‘ e adesso sono i ricchi a offrire qualche obolo a tutela del capitalismo». Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione oggi in Sel, alterna autoironia e indignazione nel commentare una «manovra iniqua e dannosa». «Non ci sono più i ‘sinistri’ ma non c’è nemmeno la sinistra. Fa impressione – dice – leggere Buffett che vuole essere tassato di più o Montezemolo che si immola per la conquista del ceto medio. Trasecolo quando vedo Merkel e Sarkozy proporre una sorta di Tobin tax. Le idee della sinistra sono abbracciate da indiscutibili esponenti della destra mondiale».

 

Grande la confusione sotto il cielo…
Ma attenzione, in tutta Europa non c’è unmovimento di sinistra che delinei un’alternativa all’altezza. Anche le proposte più condivisibili saranno inefficaci se la politica, e per me la sinistra, non ridisegna in maniera netta i confini in cui deve stare una finanza completamente fuori controllo.

Facile a dirsi. Ma a farsi?
La finanza nasce per sostenere la produzione ma oggi è decine di volte superiore al Pil mondiale. Imbrigliare le società di rating e gli hedge fund, vietare le vendite allo scoperto.Ol’Europa ricontratta il patto sociale e si dà un’anima oppure se condivide amalapena una moneta e qualche trattato è destinata a non vederemai la luce. La crisi non nasce da un eccesso di debito ma da un eccesso di speculazione. Anche tornando al «vecchio mondo» non saremo mai tranquilli. Bisogna davvero voltare pagina.

Questa la situazione internazionale…ma i nostri compiti?
Bisogna dire chiaro che di fronte a questa manovra totalmente iniqua

e dannosa serve una vera patrimoniale. L’Italia è l’unico paese che ne è privo. Non parlo di un esproprio proletario ma di una tassa sulle grandi ricchezze. Oltre a essere una misura giusta non è recessiva, non colpisce i salari e non distrugge il welfare. Solo lo 0,17% degli italiani dichiara più di 200mila euro. Di chi sono le auto di lusso o gli yacht in giro? Per noi questa patrimoniale deve essere destinata a non al debito ma a un nuovo modello di sviluppo.

Che ne pensi dell’inasprimento postumo dello scudo fiscale chiesto dal Pd?
E’ giusto ma è piccola cosa di fronte all’immensità dell’evasione. Purtroppo c’è un pezzo del Pd che accetta il pareggio di bilancio nella Costituzione. E’ assurdo, sarebbe il rovesciamento di una Carta che

mira al progresso sociale e all’emancipazione della persona. Se proprio dobbiamo cambiare la Costituzione perché non cimettiamo la piena occupazione o la difesa integrale dell’ambiente? La verità è che in questi giorni stanno venendo al pettine tutte le contraddizioni. In solitudine avevamo criticato Marchionne e oggi i mercati lo stanno massacrando. Tutti a dargli retta, tutti pronti a sacrificare il lavoro in nome della produzionema come si vede quel progetto non esiste più, investe sul prezzo e non sul prodotto. Noi rovesciamo l’assunto di Agnelli: l’interesse del lavoro è l’interesse dell’Italia.

Nel decreto c’è la libertà di licenziamento e la deregulation sindacale. Anche il Pd è contrario, eppure sull’art.18 ci fu una bella dialettica  a sinistra.
Quell’intervento è odioso ed è giusto che anche il Pd chieda di cancellarlo. Del resto chi come Sacconi e Marchionne vuole azzerare i
diritti nel lavoro è stato già sconfitto dai mercati.

Dici che manca la sinistra. Però in tutta Europa ci si organizza:

in Germania contro il nucleare, gli indignados in Spagna, studenti e referendum in Italia.
E’ vero: la vertenzialità è diffusa ovunque ma non ha uno sbocco politico. I movimenti – a cominciare da quelli arabi – cercano democrazia, vita e futuro. Attenzione ai riot londinesi e ai roghi delle auto di lusso in Germania. Non sto giustificando le razzie ma un ragazzo di una banlieu non ha più nulla da perdere, non ha futuro né un’organizzazione politica intorno a sé. Gli dicono di arricchirsi ma non può. E allora, come nel film l’Odio, può cedere a meccanismi distruttivi incontrollabili. Si rischia di perdere fiducia nella politica come il primo strumento collettivo per migliorare le proprie condizioni.

Per me è l’ultima chiamata: o la sinistra si schiera o perderà un’occasione storica. Se c’è, batta un colpo.

dal manifesto del 20 agosto 2011

Ferrero: «De Magistris l’alternativa che serve»


Comunisti «pancia a terra» nelle città, ma per il segretario del Prc la partita finale si gioca ai referendum di giugno: «Bersani sbaglia a puntare su Casini, Napoli e Milano insegnano». Contro le destre «fronte democratico» ma anche gruppi unici nei consigli comunali. Le primarie vanno fatte ma da sole non bastano. Serve una sinistra unita e partecipata.

Fronte democratico «per cacciare Berlusconi» e «una sinistra unita che qualifichi politicamente e socialmente il programma per l’alternativa». Paolo Ferrero è «orgoglioso e felice» per il risultato elettorale della Federazione della sinistra, ottenuto grazie a un partito che c’è, «è credibile e resiste nonostante un oscuramento mediatico pressoché integrale».

Pensi che i succesi al primo turno siano incoraggianti per i ballottaggi?

Il centrodestra ha perso ma ora bisogna lavorare pancia a terra per sanzionare definitivamente un governo Berlusconi che ormai è minoranza nel paese. E poi dobbiamo puntare tutto sui referendum, perché temo che il messaggio arrivato a qualche milione di italiani è che il referendum non c’è più…

… adesso però il Pd promette di impegnarsi per i 4 sì ai questi di giugno.

E’ positivo. Perché se raggiungiamo il quorum, Berlusconi è definitivamente sconfitto. Se non ce la facciamo, invece, temo che riprenda fiato: «Vabbè abbiamo perso qualche città ma alla fine…». Se vogliamo cacciare Berlusconi ci aspetta un impegno straordinario, non cadrà né per i processi né per i trabocchetti in parlamento. Cade se è sfiduciato dal paese. Adesso abbiamo tutti l’occasione di farlo, e non va sprecata.

La sconfitta del Pdl al Nord è acclarata. Al Sud però il centrosinistra non sfonda. Basta il caso Napoli a fare primavera?

Al Nord l’asse Pdl-Lega è saltato perché la Lega pensava di poter lucrare sulla crisi del Pdl. Quello schema è finito. Al Sud invece manca un’alternativa chiara e De Magistris è una possibile risposta: penso che se non ci fosse stata la sua candidatura Lettieri rischiava di vincere al primo turno. De Magistris è stato un valore aggiunto perché è chiaramente contro le destre ma è anche un segno di discontinuità con un centrosinistra che si è rivelato fallimentare. Questo è il punto: costruire un’opportunità simile in tutto il paese.

E come si può costruire questa discontinuità?

Secondo noi con l’aggregazione di un polo della sinistra. Questa è la proposta che facciamo a Sel, Idv, Verdi, alle forze anticapitaliste, a movimenti e comitati. Per battere la destra è evidente che va costruito un fronte democratico insieme al Pd. Ma bisogna costruire anche un’altra gamba, uno schieramento aperto delle forze della sinistra che sia in grado di incidere seriamente, non solo di protestare. Le primarie sono utili ma da sole non sono sufficienti per garantire il cambiamento che serve. La costruzione di un polo di sinistra permetterebbe non solo di tenere insieme forze politiche divise ma anche di attivare tutta quella società civile che c’è, che è a sinistra e che è fatta di centinaia di migliaia di persone, come abbiamo visto per le firme sull’acqua. Ovvio che penso a un’aggregazione aperta, in cui ognuno partecipa con la sua storia e la sua identità.

Potrebbero essere dei gruppi unici nei consigli comunali la prima tappa di questo processo?

Qui ti rispondo a titolo personale: io sarei d’accordo a fare dei gruppi unitari della sinistra che si danno anche un regolamento di consultazione e di verifica con la propria gente. Sarebbero un’ottima cosa, il tentativo di mantenere un processo di partecipazione che duri nel tempo e di cui l’aggregazione istituzionale delle forze della sinistra può essere un primo passo.

Ma non pensi che accentuare la divisione tra “riformisti” e “radicali” rischia di essere una palla al piede per il futuro? Le primarie in fondo superano quello schema.

Ma non è vero, perché i consigli comunali esistono e quante volte votano contro i propri sindaci o presidenti, pensa a Soru in Sardegna. Noi non possiamo fare politica come Berlusconi, che chiediamo una delega ogni tot anni e poi riuniamo ogni tanto delle masse plaudenti. Dobbiamo costruire un processo di partecipazione che è un processo di ricostruzione della soggettività di massa, di un popolo. Ciò detto, noi le primarie le sosteniamo. In Puglia siamo stati gli unici ad aver appoggiato Nichi e siamo per le splendide candidature di Pisapia e Zedda fin dall’inizio. Le primarie sono un passaggio utile ma l’idea che con quel meccanismo si cambia il paese per me non sta né in cielo né in terra.

Tu chiedi un fronte democratico. Il Pd però guarda soprattutto all’Udc. E’ un problema?

Adesso siamo tutti impegnati nelle elezioni. Secondo me però l’ipotesi del Pd non sta in piedi soprattutto alla luce dei risultati elettorali. Diciamo la verità: il centro non esiste, c’è l’Udc, non altro. E il caso di Pisapia è emblematico: non è con il «centro» che batti la Moratti, ma con una proposta alternativa chiara, partecipata e riconoscibile.

Al Nord non c’è solo Pisapia. C’è anche la grande vittoria di Fassino a Torino. Pensi che un domani questi due modelli diversi di centrosinistra possano entrare in competizione?

Diciamo la verità: a Torino di fronte alla Fiat la politica non è esistita, ha accettato supinamente i diktat di Marchionne. Quello che ci divide da Fassino è il giudizio sulla globalizzazione. Secondo noi quello che decidono le imprese va discusso. Soprattutto nei territori. Ad esempio noi abbiamo presentato una proposta di legge regionale che dice che le aziende che delocalizzano debbono restituire i soldi che han preso di finanziamento pubblico. Non è estremismo, il vero estremismo sono le tossine ideologiche del pensiero unico. Io spero che proprio Giuliano (Pisapia, ndr) possa essere l’esempio di un pensiero diverso del rapporto tra comunità e globalizzazione, che è uno dei punti decisivi della partita che è aperta e su cui ci scontriamo davvero con il Pd.

dal manifesto del 20 maggio 2011

Analisi del voto, il vero terzo polo è la sinistra

Il vero «terzo polo» è la sinistra. Il Prc tiene. Sel secondo partito del centrosinistra

Il vero terzo polo è la «sinistra estrema». Nonostante il pulpito, la battuta di Denis Verdini dice la verità. Tutta insieme la sinistra divisa tra Federazione Prc-Pdci e Sinistra e libertà pesa molto di più di Casini-Fini-Rutelli. Sintetizzando al massimo: bene i candidati, meno bene le liste.

Nelle province in cui si è votato (il dato più «neutro» perché depurato delle preferenze), Sel e Fed sono al 4% (3,9% Prc-Pdci, 4,1% Sel). Sommate, dunque, raggiungono o superano sia l’antico bacino elettorale di Rifondazione sia il terzo polo che in realtà è il quarto. Entrambe tengono o crescono rispetto al 2010. Entrambe hanno «piazzato» un proprio candidato sindaco a scapito del Pd: a Milano Pisapia e a Napoli De Magistris. Entrambe scontano risultati pessimi in Calabria. Due esempi su tutti: a Cosenza il Prc ha più iscritti (1.350, tesseramento ufficiale 2010) che elettori (265 voti). E al comune di Reggio Calabria addirittura il Pdci si allea con Sel e Idv (e tutti insieme sono fuori con il 3,6%) mentre Rifondazione va da sola col Pd e con il 4,5 ottiene un eletto.

La Federazione finisce l’emorragia

Il risultato insomma non è omogeneo: la lista comunista può dire di aver finito l’emorragia di voti ma non ha grandi picchi. «Nonostante la vergognosa censura mediatica di cui siamo stati oggetto – commenta Paolo Ferrero – noi ci siamo e cresciamo». Nei 24 comuni capoluogo in cui si è presentata, la Fed si aggira intorno al 3%. Supera però la soglia psicologica del 4% solo a Savona, Fermo, Arezzo e Barletta e il bottino di eletti è magro. A Siena, Caserta, Bologna e soprattutto Torino (dove ne aveva 5) non ottiene neanche un consigliere. Il caso di Torino è emblematico. Contro Fassino la coalizione rossissima tra Fed e Sinistra critica prende solo 6.700 voti (un magro 1,5%). Peggio ancora a Salerno, dove la candidata della Fed è quarta e prende solo 900 voti (l’1%). Per Ferrero il laboratorio politico è Napoli. Ma anche con il candidato giusto (De Magistris) la Fed prende 15mila voti (3,6%) contro i 16mila di Sel che ha puntato su quello sbagliato (Morcone) per gli equilibri nazionali col Pd.

Per Vendola vittoria strategica

I vertici di Sel invece si sentono i vincitori morali delle elezioni. «I candidati che vincono – spiega il vendoliano Nicola Fratoianni – o vengono dalle primarie come a Milano, Torino e Cagliari oppure sono molto riconoscibili come a Napoli». Certo, Sel non decolla ma «dopo il congresso di ottobre mette radici ovunque e in tutto il Nord siamo tra il 4 e il 7%». Exploit a Bologna, dove la lista con la prodiana Frascaroli sfiora l’11%. Per il governatore pugliese il Pd vince nelle liste ma ciò che più conta perde sulla linea. «Le primarie ormai sono inaggirabili», scommettono dentro Sel, che a Bologna, Milano e Torino è la seconda forza della coalizione e scalza l’Idv.

Conclusioni provvisorie

  1. Il bipolarismo tiene. Fuori dalle coalizioni tutte le forze di sinistra perdono rapidamente voti e consenso.
  2. Si possono scomporre all’infinito i «pezzetti di Lego» ex Arcobaleno ma la somma cambia poco: a livello locale la sinistra comunque connotata vale tra il 7 e il 12%. Solo che è dispersa su più liste e candidati e soprattutto nel caso della Fed non ha una linea omogenea rispetto alle alleanze. E si arriva al terzo punto: il governo.
  3. La scelta di Vendola può non essere sufficiente ma è chiara: primarie e centrosinistra. Una strategia che paga nei sondaggi nazionali ma ancora non consente a Sel un ampio respiro locale. Prima o poi il nodo tra leader e partito, accantonato col congresso, andrà sciolto. Altrettanto chiara, sulla carta, la scelta della Fed: «fronte democratico» contro Berlusconi e per il futuro niente ipotetici ministri. Bene. Però nelle città (ad esempio Milano e Napoli) dice che con i candidati giusti governare insieme è possibile. E’ una scelta premiata dai suoi elettori, che dove trovano un progetto chiaro e un candidato sostenibile la votano di più. Prima o poi l’ambiguità sulla fiducia a un eventuale governo col Pd andrà risolta.

Una prima occasione di dibattito pubblico in vista dei ballottaggi si terrà venerdì in un convegno all’Alpheus di Roma (info:www.esserecomunisti.it)