A volte la debolezza può essere una forza. Perfino in politica. «Se serve ci sono. Le primarie le faccio», confessa Pierluigi Bersani sui divanetti di Vespa. E considerati gli autobus con la sua faccia che girano da giorni per Roma l’impressione è che il segretario del Pd stavolta abbia rotto gli indugi. Tornare indietro dalla convocazione dei gazebo è quasi impossibile. E ormai solo il segretario può metterci la faccia e coprire la guerra per bande che porta il Pd a un millimetro dalla scissione.
Bersani è durissimo con Veltroni: non si può stare dentro o fuori. Sottinteso, non puoi fare come Fini perché nessuno, nel Pd, viene cacciato. In effetti l’uscita di Veltroni dal Pd, prima del voto, non ha senso comune. Certo, con 70 parlamentari (il doppio di Fini) sarà decisivo semmai si varasse un governo tecnico. Sennò, tutta l’operazione si riduce più prosaicamente a condizionare la formazione delle liste elettorali difendendo una quota nelle nomine dall’alto.




