il manifesto, abbiamo una banca (e un nuovo formato)

Abbiamo, avete, una banca. Etica, perfino. Fassino ci scuserà della citazione ma è per un buon motivo. Nella sua nuova vita dopo la liquidazione decretata l’anno scorso, la cooperativa del manifesto ha scelto Banca Etica come suo partner finanziario.

Questo giornale è «una forma originale della politica» e in tempi di relazioni incestuose tra banche e potere (Siena insegna) abbiamo deciso di prendere una strada completamente diversa. Forse più impegnativa ma trasparente e sostenibile. Pubblica e indipendente dai buoni uffici nelle sedi centrali. In queste prime settimane di vita il neonato manifesto sta prendendo molte decisioni importanti. Editoriali, industriali e finanziarie.

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MicroMega, post scriptum e micro manipolazioni

«Il nuovo numero di MicroMega: un ricco miscellaneo di politica che affronta le più calde questioni di attualità». Quando abbiamo scritto queste righe affettuose, il 22 novembre scorso, non pensavamo certo che le «calde questioni di attualità» affrontate dal magazine diretto da Paolo Flores D’Arcais saremmo stati noi.

Eppure da due giorni – mentre l’Ilva viene occupata, Berlusconi forse si ricandida e Monti macella quel che resta della sanità – , in testa al sito di MicroMega, campeggiano tre addii al manifesto: quello di Rossana Rossanda, quello di Joseph Halevi e quello di Marco d’Eramo. (leggi qui)

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il manifesto, il sogno quotidiano di una sinistra diversa

Per la cronaca, il manifesto è nato il 28 aprile 1971 ed è morto il 3 febbraio 2012, quando è iniziata la liquidazione coatta amministrativa. Chi ci sostiene e ci legge sa dei nostri sforzi titanici per tenerlo aperto, della sottoscrizione disperata dello scorso inverno, dei tagli che abbiamo fatto e faremo ancora alla nostra carne viva. A noi stessi. Tutte e tutti.

La soap dei comunisti che litigano è un classico. Ma non è questo il caso. In una redazione «corsara» gli addii clamorosi avvengono fin dalle origini. È la miopia di chi osserva soltanto gli ultimi fotogrammi di una storia a far dimenticare i tanti, i troppi, che non se la sono più sentita di continuare in queste condizioni politiche, editoriali e umane impossibili. Fare nomi è sgarbato. Ma per noi non sono nomi. Rossanda, D’Eramo, Halevi, Vauro, sono solo gli ultimi (ultimi non certo per importanza) ad aver lasciato il giornale. Molti altri se ne sono andati senza dirvelo, con un pudore e un lutto che non sempre si scioglie in torti o ragioni. Sono nostre compagne e compagni. Siamo da quarant’anni «dalla parte del torto». Siamo tutte e tutti del manifesto, ciascuno con una sua storia, piccola o grande che sia.

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La mia rassegna stampa di oggi

Non ne posso più di giornali senza pagine di esteri, pieni di interviste a feltri, sallusti, ferrara e farina su presunti mobbing, epurazioni e carcerazioni.
Non ne posso più di dispute infinite e inconcludenti su chi va al quirinale e chi va a palazzo chigi, di premio alla coalizione o al partito, di riti abbreviati, immediati e richieste di rinvio a giudizio.
Non ne posso più di gip e gup con sentenze che arrivano dopo 15 anni.
Non ne posso più dei moralisti e dell’ignoranza.
Non ne posso già più di renzi e di chi sta con renzi. Dell’eterno ritorno di berlusconi e del monti bis.
Non ne posso più di questa stampa piccola, ignorante e provinciale, specchio fedele di questo piccolo paese.

 

Un Monti molto Tremonti si aggira per l’Europa

Idee poco chiare a Bruxelles. Integrazione bancaria forse a ottobre e Tobin Tax solo per chi ci sta non calmano lo spread con la Germania (a 470 per l’Italia e a 520 per la Spagna). Il Colle e Palazzo Chigi non rinunciano al rigore. Ma temono gli agguati in patria e si appellano all’Europa. In Parlamento Monti va avanti sulla difensiva: chiede gli eurobond a Berlino e più unità alla sua rissosa maggioranza. Poi rispolvera le privatizzazioni pensate dal suo predecessore e sullo «sviluppo» imbriglia Passera.

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Eppur ci siamo, dopo il fax dei liquidatori settimana decisiva per il manifesto

Presto o tardi, la testata sarà in vendita. Si potrebbe organizzare una nuova proprietà collettiva e diffusa. Sul mercato contro il mercato. Ieri l’assemblea in redazione, domenica a Bologna.

Per il manifesto è iniziata un’altra settimana di passione. Venerdì prossimo (salvo sorprese) dovrebbe tenersi il primo incontro formale con la troika di commissari liquidatori dopo il fax di «cessazione attività» che ci è arrivato all’improvviso l’11 maggio. E domenica 20 a Bologna – in una sede ancora da definire – andremo all’incontro nazionale organizzato dai nostri circoli.

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Vendola indagato a Bari, favorì il primario migliore

La saga della malasanità pugliese non smette mai di produrre nuovi episodi. Dopo gli ex assessori Frisullo e Tedesco stavolta nel mirino dei pm baresi finisce direttamente Nichi Vendola.


Il governatore di Sel ha ricevuto ieri un avviso di garanzia (conclusione indagini) da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dei pm Desirè Digeronimo e Francesco Bretone. Vendola è accusato di concorso in abuso d’ufficio insieme all’ex «Lady Asl» Lea Cosentino per la nomina di un primario, Paolo Sardelli, al reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. L’annuncio ai giornalisti l’ha dato lo stesso governatore in una conferenza stampa a Bari.

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L’Italia “dopo Cristo”, l’articolo 18 non c’è più

L’Italia del lavoro entra nell’era «dopo Cristo»: meno tutele e meno ammortizzatori sociali. L’impresa paga un indennizzo e diventa l’arbitro assoluto delle relazioni economiche. Palazzo Chigi: il quadro ormai è questo, ci confrontiamo solo in parlamento.

In pochi giorni l’Italia entra nell’era che Marchionne ha chiamato «dopo Cristo». Il governo Monti cancella in un colpo solo sia un metodo ultradecennale – la concertazione con le parti sociali in materia di lavoro – sia un sistema consolidato di welfare, tutele e ammortizzatori sociali a cominciare dall’articolo 18.

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Prc e Liberazione, ore decisive

Il Prc accusa i giornalisti e ufficializzerà oggi alla regione Lazio la chiusura del suo giornale. Ma nel partito crescono i dubbi.

«Liberazione non può chiudere, non pochi giorni prima che si sblocchi la situazione dei fondi per l’editoria». Giornalisti e poligrafici del quotidiano di Rifondazione sperano in una soluzione almeno «temporanea». Continuano da mesi a occupare la redazione di via del Policlinico e si preparano, oggi pomeriggio, al quarto e temono ultimo incontro con l’editore alla Regione Lazio.

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Articolo 18, Napolitano gela la Fiom

La manifestazione di Roma non è nemmeno finita, anzi, il corteo sfila ancora per le strade della capitale che dal Quirinale arriva già un primo monito, autorevolissimo seppure indiretto, a quello che avverrà nei prossimi giorni.

«È necessario un atteggiamento aperto verso le modifiche», nel confronto sulla riforma del mercato del lavoro, pur «tenendo fermi i principi di rispetto dei diritti». «Insisto – avverte il presidente Giorgio Napolitano – sulla necessità di una visione aperta alle esigenze di rinnovamento».

Dal capo dello stato è quasi una doccia fredda sulla Fiom e le sue richieste. Soprattutto perché le parole di Napolitano cadono alla vigilia della ripresa del negoziato tra governo e parti sociali su lavoro e articolo 18.

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