Traballa il via libera al provvedimento più «tecnico» eppure più «politico» della legislatura: la legge di attuazione alla riforma costituzionale sul pareggio (equilibrio) di bilancio inserito all’articolo 81 della nostra Carta.
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Monti si ricandida. E Casini prova a battere Bersani per «ko tecnico»
A poche ore dallo sbarco in aula al senato della riforma elettorale, Bersani litiga con Casini («decida o morirà di tattica») e punta tutte le carte del Pd sul «premio D’Alimonte» al primo partito. L’Udc risponde picche («non siamo sudditi») e incassa l’impegno di Monti a concedere il bis. Sulle macerie del «porcellum» il segretario nell’angolo vede la vittoria dei soliti noti.
Bersani rischia il ko tecnico. Casini ricandida Monti
Mezzo Pdl non vota il fiscal compact negoziato da Berlusconi
«Siamo davanti a un importantissimo passaggio nel percorso di costruzione europea, con nuove e sostanziali cessioni di sovranità, è un momento storico e insieme possiamo farcela», afferma il ministro per gli affari europei Enzo Moavero di fronte a un’aula della camera mezza vuota e soprattutto terrorizzata dal «generale agosto» e dalle voci di una nuova manovra del governo.
Montecitorio ha approvato definitivamente in un paio di giorni di non-dibattito i trattati di ratifica del «fiscal compact» e del «Mes», il fondo salva-stati (o salva-banche) dell’eurozona. Di fatto, la cessione di sovranità che Moavero tanto elogia, è al vaglio delle corti costituzionali della Francia e della Germania.
Fiscal compact, il senato approva senza fiatare 45 miliardi di tagli per 20 anni
Nel silenzio generale, senza discussioni, il senato ha approvato in prima lettura il fiscal compact e il Mes: 215 i sì (Pd, Pdl e Udc), 24 astenuti (Idv) e 24 i no (Lega e l’Idv Lannutti). Unico dissidente democratico Vincenzo Vita.
I trattati passano alla camera per il via libera definitivo.
Alla vigilia del «Bersani day» Idv e Sel minacciano la rottura
Vendola: «Dopo il voto sull’Agcom incolmabile la distanza col Pd». Di Pietro: «Bersani si allei con Alfano». Alla vigilia della direzione del Pd di oggi, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola non nascondono che nel centrosinistra fotografato a Vasto (e vincente in quasi tutta Italia) la situazione è critica, forse irrecuperabile.
Acea, l’estate romana di Alemanno
Non passa in Campidoglio la svendita del servizio idrico. Nervi tesi nel centrodestra. L’ex An non esclude il voto anticipato in autunno per poter tornare alla Camera.
Alemanno, per ora, non passa. Anzi, la privatizzazione di Acea decisa dalla giunta di centrodestra torna in alto mare. Dopo l’incontro di ieri mattina con tutti i capigruppo capitolini, il sindaco di Roma ha annunciato che modificherà la contestatissima delibera 32 con un «maxiemendamento» e un testo collegato che sarà presentato in Campidoglio la prossima settimana. Per il sindaco o la va, o la spacca. Alla lettera. O passa la delibera oppure si dimette e Roma subirà le elezioni anticipate in ottobre.
Vendita di Acea, Alemanno sempre più solo
La privatizzazione dell’Acea non è una vicenda locale. Le utility comunali del Nord-Ovest cercano di fondersi in un’azienda più grande e puntano ad allargarsi al Veneto e all’Emilia. L’azienda domina il centro e punta al Sud. Il sindaco vuole venderla da due anni nonostante il referendum. Ma è sempre più solo: litiga con i cittadini, con la sua stessa maggioranza e con i potenziali alleati. Oggi vertice decisivo in Campidoglio.
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Aiuto, è scomparsa la “fase due”. Via al Def scritto sulla sabbia
Il parlamento approva il documento economico finanziario (Def) varato dal governo. Pd, Pdl e Udc vanno avanti con le mani legate rispetto alle scelte europee e Monti sta ancora cercando la sua «fase due» dedicata alla crescita (la misteriosa scomparsa della «fase due» dopo i tagli sociali è una costante della politica italiana, ndr).
Presentando il Def alla camera, Amedeo Ciccanti dell’Udc alza le mani: «Il vincolo europeo è chiaro, non ci sono deroghe né scorciatoie, soprattutto per l’Italia con il suo rilevante debito pubblico». Il quasi pareggio di bilancio nel 2013 non è dunque in discussione. Ma la maggioranza concorda una mozione che tra molta aria fritta prova almeno ad appropriarsi di 8-9 miliardi da puntare sulla «crescita». Nel testo «Abc» si dice che le tasse si potranno abbassare con il recupero dell’evasione fiscale (lo hanno promesso tutti i governi da decenni), che gli investimenti si potranno fare con i «project bond» e gli «eurobond» e che il debito va abbassato con le «dismissioni del patrimonio pubblico» (quale?). Che si tratti di parole al vento lo dice perfino il partito di maggioranza relativa.
La tecno Dc in provetta di Casini e l’armata Brancaleone di Pisanu
Casini cerca la «tecnopolitica» dopo l’Udc e Pisanu va «oltre il Pdl» con firme imbarazzanti. Alfano teme il crac e si aggrappa all’arma segreta del Cavaliere.
Aiuto, rinasce la Dc. Il Pdl non è ancora nemmeno sepolto e sono già tre i nuovi «progetti politici» che desiderano spartirsi l’eredità del “partito unico dei moderati” dominato per vent’anni dal Cavaliere.