La stangata del Professore vale oltre 25 miliardi

Il rigore c’è già tutto. Per l’equità e la crescita bisognerà attendere i dettagli. Lunedì mattina il governo Monti varerà la «più importante operazione economica» degli ultimi anni (ipse dixit).

Il premier in serata è salito al Quirinale e da oggi inizierà a illustrare anche a partiti, enti locali e parti sociali il contenuto della manovra di fine anno (la quarta nel 2011). Il conto finale dell’aggiustamento è salatissimo: oltre 25 miliardi. Metà dei quali sono veri e propri tagli per abbassare il rapporto deficit/Pil in vista della probabile recessione dell’anno prossimo. Sul tavolo dei ministri un «pacchetto» composto da un decreto legge più alcune leggi delega. Dopo l’accordo con i presidenti delle camere, tutte le nuove misure dovranno essere approvate tassativamente dal parlamento entro natale.

Secondo le bozze che circolano in queste ore, sfuma un intervento pesante sugli estimi catastali (sarà affidato a una legge delega apposita) e non c’è traccia di «patrimoniale». Monti affronterà i capitoli «politicamente» più spinosi (anche se non necessariamente i più importanti per sostanza) durante gli incontri di oggi con i partiti. Dalle indiscrezioni, infine, sembra scomparso il taglio del cuneo fiscale a sostegno della «crescita».

Sanità. Si annunciano tagli pesanti al Sistema sanitario nazionale: meno 2,5 miliardi nel 2012 e meno 5 nel 2013. Somme che si aggiungono a 600 milioni di «razionalizzazione» della spesa farmaceutica e a 1,2 miliardi di risparmi per i mancati rinnovi dei contratti al personale. Secondo stime delle regioni dal 2012 al 2014 i tagli alla sanità saranno pari a circa 17 miliardi. Tra le misure previste nel decreto ci sarebbero anche i ticket sui ricoveri ospedalieri. Il ministro per la Salute Renato Balduzzi da Bruxelles non ha confermato né smentito ma ha assicurato che contestualmente ai sacrifici il governo alzerà i livelli essenziali di assistenza (Lea) in modo da garantire (almeno) le patologie più gravi.

Trasporto pubblico locale. Saranno confermati i tagli del 75% decisi da Tremonti (-1,5 miliardi). Di fatto il sostegno nazionale al trasporto pubblico verrebbe azzerato. Per garantire gli autobus nelle città e i treni pendolari le regioni dovranno per forza alzare le accise sulla benzina. Per il presidente delle regioni, Vasco Errani, il trasporto locale si avvia a diventare una vera «emergenza nazionale».

Enti locali. Ulteriori tagli ai comuni pari a 1 miliardo, 500 milioni alle province.

Fisco. Nel decreto ci sarà la proroga fino al 2014 della detrazione del 55% sull’efficienza energetica e l’uso del contante solo sotto i 500 euro (la tracciabilità attualmente è a 2.500). Affidata a una delega fiscale invece la sostituzione del contributo di solidarietà sui redditi sopra i 300mila euro deciso ad agosto con un aumento di due punti delle aliquote Irpef più alte (i contribuenti attualmente al 41% sopra i 55mila euro e al 43% sopra i 75mila sono 1,5 milioni).

Iva. L’aumento dell’Iva è più di un’ipotesi (è possibile farlo con un semplice decreto ministeriale)ma potrebbe scattare dopo natale.

Casa e beni di lusso. Nuova tassa sull’ormeggio delle barche e sugli immobili di pregio. Scontato il ritorno dell’Ici sulla prima casa con una soglia di esenzione modello Prodi e meccanismi progressivi per chi ha più di un immobile.

Carceri e infrastrutture. Via al piano per la costruzione di nuove carceri da parte dei privati con il ricorso esclusivo al «project financing». Analoga modalità anche per le infrastrutture strategiche.

Ricerca. Credito d’imposta del 12% dei costi allargato non solo alle aziende che investono nella ricerca pubblica come ora ma anche in quella fatta in proprio («attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale»).

Imprese. Oltre al taglio dell’Irap, è previsto il rafforzamento del fondo di garanzia per le Pmi (credito fino a 2,5 milioni per ogni azienda) e un credito di imposta del 19% per chi investe in start-up («venture capital»). Anticipato al 2012 il recepimento della direttiva Ue sul pagamento entro 30 giorni da parte della pubblica amministrazione alle imprese (attualmente è 180 giorni). Per il passato, visto che il debito totale dello stato verso privati ammonta a quasi 70 miliardi, si studia un pagamento almeno parziale in Bot e Btp.

Commercio. Liberalizzazione totale degli orari dei negozi ed eliminazione di qualsiasi ostacolo all’apertura di nuovi esercizi.

Farmacie. Tra le ipotesi o la vendita libera delle medicine di fascia C o la liberalizzazione dell’apertura di nuove farmacie.

Carburanti. I benzinai potranno approvvigionarsi senza vincoli da qualsiasi produttore o distributore.

Sviluppo. Il ministero guidato da Passera si “prende” l’Ice e tutte le deleghe sul piano nazionale per l’edilizia abitativa.

dal manifesto del 3 dicembre 2011

Federalismo col morto, le regioni

Questa manovra «uccide le regioni ed è difficile fare il federalismo con il morto», spiega Nichi Vendola. In Puglia il bilancio, al netto della sanità, è pari a 1 miliardo di euro e i tagli sono di 378 milioni: «Potremo solo pagare gli stipendi ai dipendenti», aggiunge il governatore di Sinistra e libertà. Dopo il «prendere o lasciare» di Tremonti, i presidenti delle regioni italiane si sono riuniti e all’unanimità – inclusi dunque i leghisti Cota e Zaia – hanno deciso di restituire al governo centrale le deleghe ai servizi affidati loro dalla legge Bassanini nel 1997. Cosucce come trasporto pubblico locale, lavoro e formazione, polizia amministrativa, incentivi alle imprese, Protezione Civile, servizio maregrafico, demanio idrico, energia e miniere, invalidi civili, opere pubbliche, agricoltura, viabilità e ambiente.

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Il centralismo anti-democratico di Tremonti

Rottura totale tra governo e regioni sui tagli in finanziaria. «Non c’è nessuna alternativa, la manovra è necessaria: se non si fa si andrà al collasso». Giulio Tremonti non apre nessuno spiraglio alle amministrazioni locali disperate per la scure sui servizi decretata dal decreto di fine maggio. Peggio, più simile a un baro che a un prestigiatore, con una mano toglie l’80% dei fondi e con l’altra promette l’imminente rilancio «magnifico e progressivo» del federalismo fiscale. Un bluff su più tavoli che non smuove di una virgola tagli draconiani.

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Bresso depone le armi e va in Europa

Si è riunita ieri a Roma la prima conferenza delle regioni dopo le ultime elezioni. La prima dopo molti anni in cui il centrodestra ha la maggioranza. Ai primi punti all’ordine del giorno il rinnovo del presidente (fin qui è stato Vasco Errani dell’Emilia Romagna) e del componente italiano presso l’analogo Comitato delle regioni d’Europa.

A quanto sembra, l’ex presidente del Piemonte Mercedes Bresso sarà confermata presidente dell’organismo Ue. Pdl e Pd infatti hanno trovato un accordo nel nominare il vincente Roberto Cota e Mercedes Bresso (attualmente semplice consigliere regionale) nel comitato. In favore della zarina la Ligura ha rinunciato al suo rappresentante. Dagli accordi europei la presidenza spetterebbe al Pse e dunque Bresso è la candidata naturale per la poltrona più alto. Non a caso, Bresso ha rinunciato proprio ieri a tre ricorsi al Tar sul risultato elettorale riconoscendo (finalmente) la sconfitta elettorale.

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